Seduta contrastata per i principali listini asiatici con il sentiment che resta diviso tra i segnali di graduale miglioramento dell’economia cinese e i continui timori di recessione negli Stati Uniti a causa della stretta monetaria da parte della Fed.
Il sentiment di Pechino ha beneficiato degli ultimi dati macro da cui sono emersi un PMI composito e un PMI non manifatturiero aumentati a giugno rispettivamente a 54,1 (precedente 48,4) e 54,7 punti (precedente 47,8 punti) a seguito del calo dei focolai covid e del conseguente allentamento delle restrizioni contro la pandemia.
Inoltre, la People’s Bank of China ha ribadito il proprio forte impegno in una politica monetaria a sostegno dell’economia, sottolineando l’importanza del raggiungimento degli obiettivi di stabilità dell’occupazione e dell’inflazione.
Nel frattempo, in occasione del forum annuale della Banca centrale europea in Portogallo, il presidente della Fed Jerome Powell e gli omologhi di Europa e Regno Unito hanno avvertito che l’inflazione è destinata a persistere più a lungo del previsto mentre l’azionario globale si prepara a chiudere il peggior trimestre da marzo 2020.
Sul forex, il cambio euro/dollaro si attesta a 1,045 e il dollaro/yen a 136,4. Tra le materie prime, petrolio in frazionale rialzo con il Brent (+0,3%) a 112,8 dollari e il Wti (+0,2%) a 110,00 dollari al barile. Oro flat a 1.817 dollari l’oncia.
Tornando ai listini asiatici, in Cina, Shanghai e Shenzhen guadagnano rispettivamente l’1,4 e l’1,6%. Debole Hong Kong (-0,3%).
In Giappone Nikkei a -1,6% e Topix a -1,2%.
Il tutto dopo che a Wall Street il Dow Jones ha chiuso a +0,3%, il Nasdaq in parità e lo S&P500 -0,1%.
Fonte MarketInsight





