Prosegue all’insegna delle vendite la seduta delle borse europee, in attesa di sviluppi dal secondo round di colloqui tra le delegazioni di Russia e Ucraina. Il Ftse Mib cede lo 0,8% in area 24.340 punti, negativo come il Cac 40 di Parigi (-0,1%), il Dax di Francoforte (-0,7%), il Ftse 100 di Londra (-1,4%) e l’Ibex 35 di Madrid (-2,6%). Leggermente positivi a Wall Street Dow Jones (+0,6%), S&P500 (+0,3%) e Nasdaq (+0,1%).
Gli operatori continuano a monitorare l’evoluzione del conflitto in Ucraina e le sanzioni imposte a Mosca dai Paesi Occidentali, valutandone i possibili impatti sull’economia globale e sulle prossime mosse di politica monetaria.
Ieri il presidente della Fed, Jerome Powell ha confermato l’intenzione di alzare i tassi di soli 25 punti base nella riunione di marzo, tranquillizzando gli operatori preoccupati per un eventuale ritocco di 50 punti base. Al tempo stesso, il chairman ha aperto ad interventi più marcati in futuro, ribadendo la ferma volontà di combattere le pressioni inflazionistiche.
In giornata sono state diffuse anche le minute relative all’ultima riunione della Bce, da cui è emerso un ampio consenso sull’appropriatezza di una graduale normalizzazione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha convenuto di mantenere una certa flessibilità e al tempo stesso una grande cautela a causa dei crescenti rischi geopolitici.
Diffusi stamani anche dati sull’economia dell’eurozona, tra cui gli indici Pmi servizi e composito, che evidenziano un rilancio della crescita a febbraio, mentre a gennaio la disoccupazione è scesa al 6,8% e i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 5,2% mensile. In Italia la disoccupazione è calata all’8,8% a gennaio. Negli Usa, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono diminuite più del previsto, al livello più basso da inizio anno (215 mila), aspettando il job report di domani da cui sono attesi 415 mila nuovi impieghi relativi al mese di febbraio.
Intanto il conflitto in Ucraina e le conseguenti sanzioni a Mosca continuano a pesare sull’economia russa, sempre più isolata dalla comunità finanziaria internazionale. Moody’s e Fitch hanno declassato il rating del Paese a livello “spazzatura”, mentre MSCI e FTSE Russell stanno rimuovendo le azioni russe dai principali indici e Londra ha sospeso decine di certificati di deposito dalle negoziazioni.
Rifiatano le quotazioni del greggio, con il Brent (+0,2%) a 113,2 dollari e il Wti (-0,4%) a 110,2 dollari, dopo aver toccato nuovi massimi pluriennali in scia ai timori per le forniture. Il gas torna a quota 168 euro/MWh dopo aver sfiorato la soglia dei 200.
Sul Forex l’euro/dollaro si riduce a 1,108 mentre il cambio tra biglietto verde e yen è stabile a 115,6.
Per quanto riguarda l’obbligazionario, lo spread Btp-Bund si attesta a circa 155 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,62%.
Tornando a Piazza Affari, fra le aziende più capitalizzate sprofonda Telecom Italia (-12,1%) dopo i conti del 2021, che hanno evidenziato una perdita di 8,7 miliardi dopo una maxi-svalutazione, e la guidance deludente sul 2022.
Il Cda ha approvato il piano al 2024, che prevede una separazione delle attività e ha dato mandato al Ceo Labriola di negoziare con un consorzio guidato da Ardian la cessione di una quota di Inwit (+2,4%).
In rialzo Cnh (+2%) e Poste Italiane (+1,6%), mentre arretrano Eni (-3,7%), Banco Bpm (-3,7%) e Bper (-3%).
Fonte MarketInsight




