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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mercati – Seduta poco mossa per il Vecchio Continente, Milano chiude sulla parità

Giornata incerta per gli eurolistini, mentre Wall Street procede in calo, con l’attenzione rivolta ai rischi geopolitici legati alla situazione in Ucraina e alla politica monetaria.

Il Ftse Mib di Milano archivia gli scambi pressoché invariato a 26.969 punti. Variazioni contenute anche per il Dax di Francoforte (-0,3%), il Cac 40 di Parigi (-0,2%), il Ftse 100 di Londra (-0,1%) e l’Ibex 35 di Madrid (+0,2%). Oltreoceano arretrano Dow Jones (-0,6%), S&P500 (-0,6%) e Nasdaq (-1,0%).

Lo stallo tra Russia e Occidente tiene sulle spine i mercati, nonostante gli spiragli di ottimismo emersi ieri dopo il ritiro di alcune truppe dai confini ucraini e le dichiarazioni incoraggianti giunte dal Cremlino. Tuttavia, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden continua a ritenere concreto il rischio di un’invasione e incontrerà oggi il cancelliere tedesco Olaf Scholz in vista di un vertice di emergenza tra i leader europei in programma domani.

Intanto, gli operatori continuano a monitorare le indicazioni provenienti dalle banche centrali, con la prospettiva di un graduale ritiro degli stimoli nei prossimi mesi. Questa sera i riflettori saranno puntati sulle minute relative all’ultima riunione della Fed, che potrebbero fornire spunti sulle tempistiche dei rialzi dei tassi e sulla riduzione del bilancio da parte dell’istituto di Washington.

Per quanto riguarda la Bce, il membro del consiglio direttivo Isabel Schnabel ha dichiarato che una discesa dell’inflazione sotto il 2% entro fine anno sembra sempre più improbabile e che sarebbe opportuno cominciare a ipotizzare una graduale normalizzazione della politica monetaria.

Focus anche sulla Bank of England dopo i dati relativi all’inflazione del Regno Unito, in accelerazione al 5,5% a gennaio. Dall’agenda macroeconomica sono giunti anche i numeri sulla produzione industriale dell’eurozona, in crescita oltre le attese a dicembre (+1,2% mensile e +1,6% annuo).

Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio a gennaio sono rimbalzate più del previsto (+3,8% su base mensile), registrando il maggior incremento da marzo, a dimostrazione della resilienza della domanda nonostante l’aumento dell’inflazione.

Sul Forex l’euro/dollaro risale a 1,1375 mentre il cambio fra biglietto verde e yen arretra leggermente in area 115,4.

Tra le materie prime riprendono a salire le quotazioni del greggio dopo il crollo della seduta precedente, con il Brent (+2,7%) a 95,8 dollari e il Wti (+2,9%) a 94,7 dollari al barile, malgrado l’allentamento delle tensioni geopolitiche e l’aumento delle scorte americane emerso dai dati settimanali dell’Energy Information Administration.

Sull’obbligazionario, lo spread Btp-Bund si contrae a 163 punti base, con il rendimento del decennale italiano all’1,90%.

Tornando a Piazza Affari, fra le aziende più capitalizzate si distinguono Prysmian (+3%), Tenaris (+2,3%) prima della pubblicazione dei risultati e Nexi (+1,9%). In calo gli istituti di credito Unicredit (-1,7%), Banco Bpm (-1,9%) e Intesa (-2,2%) oltre a Pirelli (-2,2%).

Fonte MarketInsight

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