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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Le agenzie di rating inchiodate dalle e-mail

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TRANI. Spuntano le ‘pistole fumanti’ (mail ed intercettazioni telefoniche) nel processo che si sta celebrando a Trani all’agenzia di rating Standard & Poor’s ed agli analisti Eileen Zhang, Frank Gill, Moritz Kraemer, il responsabile di S&P per l’Europa, Yeann Le Pallec, l’ex presidente, Deven Sharma, e la società nella persona del legale rappresentante David Pearce (Pm Michele Ruggiero-Gup Angela Schiralli). Mail ed intercettazioni telefoniche, prova regina che sia stata falsata l’informazione ai mercati finanziari e manipolato il mercato  da manager ed  analisti di S&P, accusati di aver fornito ‘intenzionalmente’ ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento e di rilancio economico adottate dal governo italiano, “per disincentivare – secondo l’accusa – l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore”.  L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A BBB+).  

Il giorno in cui Standard & Poor’s declassò l’Italia, il 13 gennaio 2012, esprimendo giudizi negativi anche sulle banche,il responsabile per gli istituti di credito di S&P, Renato Panichi, inviò infatti una mail agli autori del report contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul sistema bancario. La mail, sequestrata nei mesi scorsi,  letta dal pm di Trani, Michele Ruggiero, nel corso della sua discussione all’udienza preliminare (a porte chiuse) in cui sono imputati sei tra manager e analisti S&P, inchioderà l’Agenzia alle sue responsabilità.

Il contenuto delle intercettazioni compiute durante le indagini e la mail interna sequestrata (nella quale è contenuta l’affermazione di presunti errori nei report sulle banche italiane), confermano l’inattendibilità dei giudizi di rating espressi da S&P sull’Italia, gravissimi  elementi di prova che fanno emergere contrasti tra analisti al vertice della società di rating e la deliberata volontà di declassare l’Italia pur in assenza dei presupposti, come implicitamente dichiarato nella missiva dagli stessi analisti il 13 gennaio 2012, giorno stesso del declassamento.  

Adusbef che anche oggi  è stata presente al processo con il vicepresidente avv. Antonio Tanza, grata al Pm Michele Ruggiero – “che nell’arringa odierna  ha affermato che senza Adusbef questa inchiesta non sarebbe mai nata” ed alla Guardia di Finanza, per il lavoro certosino che  inchioda la grave responsabilità dell’agenzia anche nella caduta del governo, poiché già nell’agosto  2011, tre mesi prima delle dimissioni del premier Berlusconi, in una mail interna, analisti della società parlavano del probabile ricorso ad un governo tecnico, in alterando in tal modo le successive valutazioni sul rating, nel rammentare che il Gup Angela Schiralli,  ha fissato  l’udienza per S&P e Fitch per il 28 ottobre 2014, ricorda che le due agenzie rischiano oltre la condanna penale prevista dal codice di procedura, un risarcimento danni allo Stato ed ai cittadini gravemente danneggiati di 120 miliardi di euro, come  quantificato dal procuratore della Corte dei Conti Raffaele De Dominicis.

Elio Lannutti (Adusbef)

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