Organi dirigenti provinciali

Capitolo 29

di Giannantonio Spotorno

Sento il dovere di esprimere un sincero ringraziamento a quanti hanno letto e divulgato il precedente capitolo n.28 (Il voto di scambio), fino a determinarne l’importante diffusione che ha avuto; le notizie e i dati pubblicati, hanno ovviamente destato indignazione. In tema di politica, capita che questo corso descriva meccanismi spregevoli e spesso sconosciuti ai normali cittadini, tuttavia, nonostante i ripetuti appelli, non si sono fin qui ricevuti reclami o richieste di contraddittorio. Essendo il voto di scambio il “contenitore generale” della disonestà del sistema politico istituzionale italiano, è ovvio che ne parleremo ancora.

Adesso, dal momento che sono state trattate molte questioni inerenti la perversa realtà dei congressi dei partiti, proseguiamo con la descrizione degli organi dirigenti provinciali, così avvicinandoci ulteriormente alla più volte evocata “cronaca in diretta” che sta per arrivare. 

Ritorniamo al noto tavolino del preordino dei congressi e ricordiamo che non esiste un solo partito né un solo congresso che non “allestisca” detto tavolino.

Come riportato nel capitolo n.25, ottemperati i salamelecchi d’apertura e trascorso un tempo non esattamente breve, ecco che il primo a prendere la parola per entrare in tema, è il pacchettaro signor Tizio che in sostanza dice: “testimonio la partecipazione democratica e vanto la solidarietà di 2350 generosi iscritti”. Di seguito, evitando di riportare qui gli infiniti ghirigori che in quel tavolino sono d’obbligo, si fa avanti il secondo pacchettaro il quale vanta “la solidarietà – poniamo – di 1700 generosi iscritti”. Arriva dunque il turno del terzo pacchettaro che vanta “la solidarietà – poniamo – di 950 generosi iscritti” e via discorrendo con il quarto e il quinto pacchettaro che parlano rispettivamente di “600 e 400 generosi iscritti”.

“Generosi iscritti” vuol dire tessere; nel territorio provinciale del nostro esempio, tra “vive e morte”, le tessere sono  6000.

Il Congresso eleggerà – si fa per dire – il nuovo organo dirigente provinciale che fissiamo in una quarantina di membri.

Il primo pacchettaro, quello delle 2350 tessere,  avanza la sua richiesta di candidati; dunque, seguono gli altri.

Gli eleggibili sono quaranta, ma le candidature sono di più; che si fa?

Semplice, è un po’ come i ministri e i sottosegretari che formeranno il Governo.

Pur essendo partiti da un’ipotesi di quaranta, si potrà “eleggere” un comitato di cinquanta o sessanta consiglieri e all’uopo, si ricorrerà anche alle linee “Istituzione e Sottobosco”, descritte nello schema del capitolo n.1; insomma, chi non è piazzato subito, sarà piazzato dopo. Finora, abbiamo parlato di lista unitaria, ma se saltasse fuori un “disobbediente”,  vedremo cosa si farà per renderlo innocuo; negli attuali partiti politici, la democrazia non esiste.

A proposito, è importante sapere che, già dagli anni Sessanta, esiste una sorta di tabella dei “pesi” dei vari ruoli pubblici e di partito, che passa sotto il nome di “Manuale Cencelli”; ha una funzione incredibile e ne parleremo.

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