Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Per chi suona la Campana. La vera impresa della Mens Sana, il bilancio?

di Enrico Campana
SIENA. Ho un pessimo rapporto con le cifre per quanto riguarda i miei affari, ma se devo analizzare fenomeni di macroeconomia mi pongo cento domande, anche se l’analisi dei bilanci è operazione ardua quanto l’interpretazione della tabula cortonensis etrusca.
Ho aspettato il 30 giugno, data di chiusura dei bilanci d’esercizio, ma non sono ancora in possesso delle informazioni relative dell’attività economica della Mens Sana Basket S.p.A nell’ultimo anno. Desidero ricordare, come specificato nel documento, che l’impresa costituita il 21/07/1993  appartiene al gruppo “Polisportiva Mens Sana” e la sua natura riguarda “società sportive ed altri nuclei organizzativi di base”. E ricordare  che questa S.p.A. ha presentato nel 2007  un costo d’esercizio di 13.495.234 e un utile di 3.893 euro e nel 2008 si è passati a 16.631.429 (+3 milioni) per un utile di 6.467  euro (+3 mila). Vi aggiornerò appena possibile sul costo dell’operazione del 3° scudetto consecutivo, che presuppone naturalmente rinnovi di contratti onerosi, come nel caso di Tyrrell McIntyre, in quanto il basket come lo sport in genere non  ha avuto un rallentamento proporzionale alle economie, dovendo confrontarsi con realtà internazionali, e nel suo piccolo rappresenta un’uscita per il PIL.
Essendo invece in  ritardo la pubblicazione dei dati finali spettatori-incasso ufficiali sul sito della Lega Basket,  non vorrei andare alle calende greche e quindi utilizzo come proiezione i dati della regular season. La Mens Sana MPS ha incassato in 15 gare (quindi esclusi i playoff) 495.294 euro, con una media di 33.020 per gara, per 78.555 spettatori e una media di 5237. Un indice di riempimento notevole, in progresso, altissimo – se parametrato al bacino d’utenza delle metropoli – che la pone al 3° posto dopo Virtus Bologna e Scavolini Pesaro.
Alla voce  incassi è  solo al 10° posto come totale e come media, e basta un semplice computo dell’incasso medio diviso per gli spettatori  per sapere approssimativamente  che il costo medio di un biglietto si aggira attorno ai 6 euro, anche se non è specificato  se è compresa o meno l’eventuale quota-abbonati. In ogni caso la cifra non cambierebbe di molto un fatto proprio della Serie A: in Italia il basket ha un costo-spettacolo solo dentro il palazzetto della Virtus Bologna (anche se per ora si è letto di 2312 abbonati, e dunque anche lì c’è una contrazione dopo i dissapori fra il proprietario e un gruppo di tifosi), mentre per le altre squadre è un costo sociale.
Chiudere in utile un bilancio in cui l’incasso totale è 30 volte inferiore al budget è davvero un’impresa. E titanica,  specie se cala il contratto televisivo (2,6 milioni all’anno) che copre la gestione della Lega Basket. Pensate: il solo contratto del suo presidente, 1.050.000 euro  per 3 stagioni, è fra i più alti di tutti i manager dei maggiori sport professionistici, compreso il calcio spendaccione, che pure si è avvalso della dell’alta professionalità di un manager di Confindustria.
Non voglio fare del moralismo, il “costo sociale” è  un qualcosa che viene imposto dall’alto, ma nel caso dello sport senese la spinta arriva dal basso. Pensiamo alla gloriosa polisportiva mensanina: coinvolge 2 senesi su 10, ha un migliaio di tesserati fra atleti, tecnici, collaboratori e mi dicono che si avvale persino di giovani impegnati nel “servizio civile”.
Il basket, come ho più volte scritto, è considerato un’energia vitale per la città del Palio. “Panem e circenses” senza forse, non siamo tutti discendenti dei romani?. Però  è anche veicolo di sviluppo e promozione del territorio  come decisero anni fa Fondazione, Comune, Camera di Commercio e Provincia che costituendo la FI.SE.S, Finanziaria di Sviluppo S.p.A. fino al 2050 forniranno “finanziamenti a medio termine a tasso agevolato alle imprese residenti nella Provincia di Siena”. E quindi anche alla finanziaria Mens Sana.
Magari al di fuori  di Siena la cosa non è comprensibile, come ha sottolineato Gilberto Benetton, certamente un grande azionista  della banca ma anche un tifoso della sua società, ma ognuno spende i soldi come vuole, e alle assembleee della banca ancora non s’è levata la fronda.  Si presume inoltre che in materia di controlli di una banca pubblica la collettività sia anche più attenta. Tutto alla luce del sole…
Quel che mi piacerebbe sapere, ma per semplice curiosità, è il quantum del cosiddetto feed-back, il ritorno dell’investimento, e mi auguro che presto venga date alle stampe una pubblicazione ad hoc riguardante cifre ufficiali di marketing, con ore di tv, numero di articoli, e così via.
Lunga vita dunque a Siena, che fino al 2050 potrà godere di questo status,  mi chiedo invece come faccia il resto del basket a sopravvivere e soprattutto perché non cerchi  di migliorare globalmente la sua struttura, di livellarsi, di lavorare unita per la nazionale,  ottenere ratings televisivi commercialmente più interessanti,  essere – come anni fa  – un partner ideale per l’UPA, l’organismo che indirizza gli investimenti pubblicitari delle sue aziende.
Sara necessario però produrre giocatori in proprio, inculcare loro  una mentalità come fanno gli spagnoli – che hanno mietuto allori negli europei giovanili appena terminati (3 ori, 1 argento, 1 bronzo, ovvero 5 medaglie in 6 gare, incredibile ma vero) – dove l’Italia ha ottenuto un 4° posto massimo e addirittura un 11° e 12° posto a livello Under 16 e Under 18. Che significa che ci aspettano altri anni di vacche magre, e importeremo  quindi frotte di giocatori che, detto con rispetto e senza offesa, hanno funzioni di “badanti” che devono sostenere un basket invecchiato come sistema.