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Per chi suona la Campana. E’ Siena contro se stessa

di Enrico Campana
SIENA. I roster delle 16 di A non sono ancora blindati. Da qui al campionato (11 ottobre) c’è di mezzo l’Eurobasket  con l’Italia spettatrice, che per alcune società potrebbe rappresentare l’ultimo affare. Già tutti bloccati,  inaccessibili gli spagnoli e  ormai anche i francesi, i club italiani grattano i (modesti) barili dei  paesi emergenti (o riemergenti, come Polonia, Bulgaria, Cekia, Slovacchia,eccetera). Ovvero la fascia di squadre dell’est minore, oltre quelle del Benelux, delle Isole Britanniche e del Nord Europa, dalle quali sono arrivati in Italia i vari Jerebko (che grazie a Biella è arrivato fino alle scelte NBA), Lauwers e Van Rossom.
Tentare  in questo momento un’analisi sulla stagione  non è azzardato, la realtà però si discosterà di poco. E quindi fisserò  i 5 punti conduttori.
1)Livello del campionato. Minor qualità al vertice, forse non nel picco: Siena più completa, ma deve dimostrare di essere più forte. Migliorato  invece il centro classifica,  Biella, Teramo, Ferrara.  Ridimensionata in chiave antistorica – quando il fallimento della Fortitudo imponeva un grande sforzo! – la Virtus Bologna. Come qualità  l’anno scorso  era superiore uomo contro uomo a Siena, come si è capito anche da un paio di episodi contestatissimi. Sul mercato ha perso  senza colpo ferire il giocatore di maggior qualità, Keith Langford, e da lì si è capito tutto. Ma  può rimettere in piedi un organico accettabile con un tuttofare quale David Moss che arriva da Teramo via Siena. Col dovuto rispetto, non vedo nemmeno  maggior qualità, salvo prova del campo, nella Milano lituanizzata più Mancinelli, Finley e la riserva NBA  Alex Acker.  Un’Armani strana regala ai concorrenti Davis Hawkins, il quale negli ultimi due anni ha portato alla finale scudetto la sua squadra.
Roma è diventata un fondaco azzurro, ha forti motivazioni ma minor classe dell’anno passato (Jennings, Allan Ray, Becirovic, etc), comunque è un progetto simile a quello della Benetton, e  qui si parrà la nobilitate di Nando Gentile. Dovrà farsi perdonare la sconfitta di  Biella nei playoff e  mettere qualche pezza nel settore play dove  c’è un nuovo Usa Winston Kenney, che arriva dal Real Madrid ma  manca un 3° giocatore per le rotazioni. Benetton da tenere d’occhio, ha confermato Wallace e Neal, presenta Martin Cartier in regia ma deve credere per prima nel suo progetto, idem il suo pubblico.
2)Corsa allo scudetto. Beati i secondi anche se non potranno  mai diventare i primi… Siena all’inizio aveva altre idee sul mercato, perso Kaukenas e rimasto Sato ha operato soprattutto in chiave Eurolega, con Zizis e Hawkins girando Moss e Finley per problemi d’abbondanza. Le avversarie rappresentano due correnti di pensiero, il “posso ma non voglio” o il “voglio ma non posso”. Per cui alla fine il risultato sarà sempre “ Siena contro se stessa”
3)Tendenze. La sorpresa è la formula del prestito (di lusso), anche se per la verità ristretta alla Triplice. L’ Allenza Siena-Bologna-Milano fa un discorso di trust su diverse scelte, come quelli dell’italiano “costoso & dannoso” (son riprese le esternazioni ufficiali, bene fa  Siena a non sottoscrivere, che se la sbrighino i suoi “vassalli”). Finisce bruscamente  la “fenomenologia  slava”, ormai rarissimi sono i “plavi”.  Zoran Savic e Dejan Bodiroga sono diventati i capri espiatori delle stagioni no di Fortitudo e Roma   ed ecco bloccarsi automaticamente due centri importanti di “smistamento”. Adesso va di moda  il filone lituano che veste soprattutto Armani. Da oltre mezzo secolo i baltici sono la culla del basket, premiati fornitori della real casa russa oggi rappresentano quasi una voce del pil nazionale, ma si tratta  sempre di numeri piccoli in quanto a materia prima. E’ da dimostrare poi che un lituano di seconda schiera sia più vantaggioso del lancio di un italiano.
4)Un prodotto cheap. Per anni e anni abbiamo guardato tutti gli altri paesi dall’alto al basso, oggi siamo diventati un prodotto cheap. Gli italiani di successo giocano all’estero, idem gli allenatori.  Le nazionali sono il muro (contro muro)  del pianto. Si ripetono anche puntualmente ogni anno i risultati semifallimentari  del europei giovanili, e  il 4° posto della Under 20 è poco. L’appeal televisivo è scarso  (rinnovo del contratto con Sky al ribasso). E il  campionato è già scritto in partenza. Meglio  quindi seguire la NBA, o il campionato spagnolo sul satellite. Quest’anno non c’è  più un solo coach straniero in panchina,  questo significa una cultura più ristretta, un’autarchia  poco incline al rischio. Quindi maggior sensibilità ai voleri (o agli umori, il che è peggio) del “padrone” o del “capo” che già tende a sbarazzarsi  impunemente  – altro errore che si sconterà fra anni – del general manager, razza in via di estinzione. Sottolinea un presidente di vertice allo scopo di spiegare l’impoverimento ulteriore: “Significa che in tempi di crisi  – sentenzia – si è voluto risparmiare sull’allenatore per investire sul mercato, e aspettiamoci  quindi molti licenziamenti”.  Poche veramente  le novità assolute anche fra gli stranieri, non c’è più il personaggio di una volta, il Connie Hawkins, il Dalipagic, il Cosic, il Manuel Raga, lo Spencer Haywood, il brasiliano Oscar e così via.  Novità vere con contagocce: Biella presenta la novità Fred Jones, il piccolo grande re delle schiacciante della NBA,  Luke Jackson di Ferrara potrebbe essere il nuovo Morse, Napoli  ha firmato il figliol d’oro  di Leon Kruger: ecco il possibile nuovo D’Antoni. Moltissimi invece i ricicli, è il trionfo del mercatino casalingo “chilometri zero”: Collins da Ferrara a Bologna, Thomas  ex Fortitudo a Teramo, Grundy ex Teramo a Ferrara, Pasco che fugge da Rieti a Ostenda e torna per Biella, e poi i vari Marques Green,  Hurd, Brown, Slay, Diener, Jerry Green e così via. Lo stesso Zizis  in fondo non è una novità: non è lo stesso che ha giocato anni fa nella Benetton?.
5) Immobilismo e arbitri. Il basket per promuovere il campionato dovrà  quindi inventarsi qualcosa da qui all’inizio, mica può fare marketing con la supercoppa (dove la prima incontra una seconda…) o la solita presentazione autoglorificante, dovrebbe pensare invece seminari di marketing, inventarsi un manifesto, occupare le postazioni Tv Per queste ragioni: il  campionato ultimo è stato di una noia mortale dalla regular season e i playoff (senza togliere merito a Siena che il suo lo fa, ma trova pessimi imitatori); la nazionale è fuori per la prima volta dall’Europeo e dal prossimo mondiale; il presidente Meneghin sembra San Bastiano, gli arrivano frecce leghiste  da tutte le parti ma  ora è  persino bloccato dentro la sua Federazione  non dissimile purtroppo  da quella commissariata mesi fa; le nazionali giovanili hanno presentato il conto di politiche di vivaio scellerate e la mancanza di un’organizzazione forte di settore come la spagnola e francese.
Da ultimo in aprile è scoppiato lo scandalo degli arbitri e dei commissari, c’è una procura che è arrivata a delle conclusioni, ma non si è saputo più niente. Non se ne può più, infine, delle lamentele sugli arbitraggi, cosa aspetta la Fip ad azzerare il sistema delle designazioni?. Sarebbe forse difficile forse creare una commissione designatrice di 3 membri, uno scelto dalla lega, uno della Fip e un magistrato  per realizzare la riforma più semplice e antica del mondo, quella del sorteggio?. Almeno si capirebbe davvero se il problema sia tecnico (il livello degli arbitri) o della loro gestione, ipotesi quest’ultima suffragata da un esposto ufficiale di Roma e continue dichiarazioni infelici (che sono già riprese, leggere quel che il patron delle V nere ha rilasciato sulla trasferta senese del 4 ottobre) e atti ufficiale delle procure. Per cui alla fine la gente pensa: “possibile che non coi sia nulla?”