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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Per chi suona la Campana. Dal basket lezione di spagnolo

di Enrico Campana
SIENA. Nel ballottaggio con l’Italia, la Spagna ha vinto la corsa ai mondiali 2014 per 11 voti contro 8. In realtà, la differenza non sono 3 voti ma 2 perché se togli 2 punti da una parte e li metti dall’altra il risultato diventa 9 a 10, e nel ballottaggio vince la maggioranza relativa. Ragiono con le tabelline perché sembra che dietro ci sia un mezzo giallo, come potrete leggere in esclusiva su www.sportevai.it (Le storie di Enrico Campana), ma non perpetrato dai concorrenti a nostro danno da agenti con gli occhi a mandorla o dei servizi segreti spagnoli. Sarebbe solo colpa nostra, ci è mancato – sembra – solo un centesimo (si fa per dire, comunque si tratterebbe di vil pecunia) per ottenere i mondiali, ma è giusto così. Progettualmente la Spagna ha vinto con la formula “sport+turismo” che ha già dato risultati con i grandi complessi golfistici facendo salire il Pil. Inoltre aveva costi inferiori all’Italia, dal Comitato Organizzatore alle opere se pensiamo che le 5 grandi arene costeranno la metà delle 3 italiane, per cui mi rivolgerò a imprese spagnole quando deciderò di costruirmi una nuova casa.
Abbiamo forse sbagliato, a suo tempo, la mossa di chiedere il voto palese ai delegati, la risposta è stata una lezione di fair play. Il voto è stato segreto, tuttavia i membri cinesi e spagnoli (Yu Zaiquing e Josè Luis Saez) si sono astenuti nella prima votazione, poi è entrato in gioco il cinese per il ballottaggio (ecco perché i 19 votanti). Non crediamo proprio che un eventuale delegato italiano avrebbe accettato di buon grado, o no?
Tutti erano ottimisti, e quasi sicuri alla partenza per Ginevra, della vittoria, poi mi si deve spiegare perché Gianni Petrucci fatto un discorsino di prammatica durante l’ora di passerella concessa all’Italia prima del voto, ha lasciato il suo team senza aspettare il risultato, ringraziare chi ha lavorato, sofferto, messo quattrini, ha votato l’Italia. Ma era giusto ringraziare anche i “contrari” che potrebbero essere i votanti della prossima volta.
In fondo questo “filmino” non è altro che la delusione in fotocopia della corsa agli europei di calcio. Dovevano essere “cosa nostra” e invece sono finiti in paesi dove l’insalata si mangia scondita e il primo piatto è la verza col cetriolo in brodo. Una delle grandi pecche della nostra organizzazione (parola assai grossa in questo caso…) sportiva, oltre alla mancanza di umiltà e progettualità, è la diplomazia. La guerra con altre armi, diceva Von Klausewitz. Siamo carenti come prestigio a livello internazionale e non portiamo sufficiente rispetto nemmeno ai pochissimi italiani che hanno ruoli di grande responsabilità. Qualche esempio? Francesco Ricci Bitti, il presidente-manager della Federtennis mondiale con sede a Londra, il quale ha conosciuto almeno 50 capi di stato nel suo mandato, è molto vicino al presidente del CIO, il belga Rogge. O Bruno Grandi. Un romagnolo, costui, che partendo da modeste risorse ha fatto della federazione ginnastica mondiale un’azienda efficiente con una sede importante in Svizzera. Un’importante feluca dello sport, nella sua estrema semplicità, che ha dato del tu a Meo e Castro, e inopinatamente insultato con una piazzata indegna dalla delegazione ufficiale italiana per un verdetto sfavorevole delle “sue” (?) giurie nell’ultima Olimpiade.
Gli è che siamo-sono poco informati, leggeri, diamo tutto per scontato, compreso che certe conquiste ci arrivino per diritto divino. Che sempre e comunque si possano manipolare le persone e le situazioni, magari grazie alla poca voglia di molti miei colleghi di approfondire.
Lo sport è rispetto dell’avversario, prima che di se stessi. Prendiamo il golf. Sono felice che presto Siena aprirà i suoi due magnifici campi da golf, perché questo sport è una lezione unica. Penso alla vittoria per 1 colpo dopo 4 giorni e 20 ore di concentrazione, fatica, dell’inglese Paul Casey nel recente PGA Championship a Wentworth. Credo che presto spodesterà l’immenso Tiger Woods (affermazione forse presuntuosa, speriamo che quelli del golf non la leggano). Aveva Casey ben 3 colpi di vantaggio all’ultimo giro, sembrava irraggiungibile, poi un più giovane collega inglese di 1,90 ha cominciato a imbucare a occhi chiusi, l’ha raggiunto a 9 buche dalla fine, e lui cosa ha fatto?. Ha giocato ancora meglio, e per non rischiare la beffa ha dovuto piazzare tre birdies (stare sotto il par) nelle ultime 4 buche, compresa l’ultima giocata davanti a 80 mila spettatori rapiti e centinaia di milioni davanti alle Tv. Uno spettacolo, ve lo giuro, non inferiore a quello dei 100 metri dell’atletica o a un supplementare del basket.
Volete sapere poi cos’è capitato a un italiano, Francesco Molinari, splendido ragazzo di 26 anni della borghesia torinese che non arriva al metro e 70, e oggi fra i primi 20 in Europa, anche se i giornali ignorano la sua scalata?. Bene, in Irlanda, è stato squalificato in una delle maggiori gare dell’anno pur avendo stabilito il record del campo per un errore di semplice trascrizione del marcatore, che – per regolamento – è un compagno di gioco. Pioveva, non si poteva scrivere sul cartoncino, l’operazione è stata rinviata successivamente e Molinari non si è accorto dell’errore (veniale) del collega Peter Henson, che ha invertito il punteggio di una buca per l’altra, per cui è stato squalificato! Era 17° nella graduatoria mondiale, si è trovato al 22° posto, un errore costato decine se non centinaia di migliaia di euro. Una vera lezione.
Al pari della lezione che ci consegna il verdetto di Ginevra, quello di non ficcare il naso nelle faccende altrui se non si è preparati, o per evitare di speculare su cose che poi si trasformano in boomerang. All’indomani delle ultime Olimpiadi, l’Italia si è vantata di aver superato la Francia e la Spagna e di essere – in quanto a efficienza – davanti alla nostra economia indietreggiante. La nostra politica ha incassato ancora una volta quell’affermazione (mendace più che stupida), garantendo continuità di programmi e di logica, ma al primo barrage diretto la Spagna ci ha restituito pan per focaccia. E con stile degno di un vero hidalgo, il presidente della FEB, Saez, ci ha fatto anche i complimenti. Questa sì che è classe…
Adesso rimane la delusione per il “sogno infranto”, e m’immagino cosa succederà nelle tre piazze orfane che avrebbero dovuto costruire un impianto, Roma, Bologna e Siena, che sosterranno di aver speso dei soldi e di aver avuto promesse precise per puntellare la candidatura. Non hanno torto, ma le decisioni spettano alle istituzioni territoriali e centrali e non a organizzazioni private a scopi di lucro i cui diktat, come ad esempio quello delle capienze e delle licenze, contrastano con le direttive europee.
Siamo in tema di palese violazione del diritto comunitario, alla voce norme anti-trust, quindi con tutte le possibili sanzioni. E non credo che né la FIBA né le federazioni o le singole società vessate da norme capestro che possono portare un club a svenarsi – non garantendo questa organizzazione degli utili agli associati – continueranno a fingere che il problema non esista. In casa tua, se tirata su coi tuoi soldi, puoi fare quel che vuoi a patto di non prevaricare norme di convivenza, pericolo e ambiente: ma se i soldi arrivano dalla comunità o dai cittadini, il discorso cambia: è un problema forse politico, ma soprattutto amministrativo. Anche se oggettivamente un impianto in fondo è sempre un immobile, ha un valore patrimoniale, sociale, ed economico se gestito però… alla spagnola.
Ringrazio certamente Siena per aver fatto la sua parte, sono estraneo alle sue dinamiche in quanto non voto all’ombra del Mangia e sono più preoccupato per la strada a sterro con polvere silicea che costituisce pericolo alla salute di una trentina di famiglie e ai turisti, ma a proposito del progetto dell’Arbia ho alcune idee pratiche che vi racconterò – se mi è permesso – in una delle prossime puntate.