Mens Sana: sotto i tabelloni, niente?

La situazione economica resta un punto interrogativo. Come il Consorzio...

SIENA. Nel mese di settembre 2016 sembrava dovesse lanciare nell’empireo della pallacanestro italiana il nuovo soggetto proprietario della Mens Sana Basket 1871: il Consorzio Basket & Sport a Siena. Il giorno 2 si era giocato il “Torneo dei Consorzi”, con le belle realtà di Pesaro, Trento e Varese che su quel sentiero si erano già incamminate da qualche anno: il giorno 13 l’avvocato Viviani era proclamato all’unanimità il nuovo presidente dei gloriosi colori biancoverdi. Davvero sembrava l’inizio di una nuova storia che avrebbe potuto cambiare la storia della pallacanestro (almeno in Italia), e invece era già il canto del cigno. 

Anzi, finiti i soldi raccolti prima dall’Associazione tifosi e poi dagli abbonamenti – che sono notoriamente ossigeno puro nelle casse delle società sportive visto che cadono nei mesi in cui non si fa attività agonistica – ci si incamminò verso l’inverno-fotocopia di quello precedente della Polisportiva in A2. Il Consorzio Basket & Sport a Siena aveva il 52% del capitale sociale. All’ultima domenica di un campionato cominciato bene e finito male per diversi motivi sia in campo (salvezza risicata) che nel conto economico (leggi: mancanza di sponsor), arrivò la Soundreef, main sponsor di una sola partita, che insieme all’ingresso della famiglia Macchi nel capitale sociale rinvigorì nell’estate seguente una compagine sociale che aveva mostrato la corda per mancanza di soldi da investire e competenza da mettere in campo – e scusate la brutalità dell’affermazione.
 
Siccome i conti del bilancio nelle società sportive si presentano a ottobre, i Macchi furono cooptati a fine giugno 2017 nella società acquisendone il 34%, a pari quota del Consorzio, con una prospettiva di chiudere i conti con una perdita di 150.000 euro. Il nuovo AD Bertoletti poi scoprirà che c’era qualche altro debito che non era stato riferito a suo tempo ma ormai sono finiti nell’ingranaggio. Arriva anche l’estate di Bagatta, nuovo presidente mediatico scelto dal Consorzio, delle spese folli per due americani di grido ma di scarso spessore per la categoria, di qualche iniziativa brillante (Tamberi) e qualche altra discutibile. In campo saltano il tecnico Griccioli e l’americano Turner; Bagatta fa un  mezzo passo indietro passando alla presidenza onoraria a fine novembre 2017 dopo averci informato che i debiti sono saliti a 320.000 euro. Parallelamente la voce del Consorzio si fa sempre più flebile fino ad ammutolirsi. Bagatta saluterà tutti a maggio 2018, rinunciando anche alla carica onoraria quando ormai è chiaro a tutti che l’aumento di capitale necessario per evitare il secondo fallimento della Mens Sana Basket finirà tutto sul groppone dei Macchi, che paventano in conferenza stampa il dover portare la propria partecipazione dal 34% al 74 “se non al 90%”. 
 
Perché? Semplice: il Consorzio non ha raccolto tra i suoi aderenti la sua parte e non è in grado di fare la sua parte. Anche l’Associazione Io Tifo Mens Sana, che appena un anno prima era in prima fila con le tante iniziative e la raccolta fondi (con le adesioni anche di famosi ex), appare involuta e priva di idee, accusando anche un pesante calo di iscritti. Massimo Macchi provocherà alcuni tentativi di far uscire allo scoperto il Consorzio, ma a parte i buffet degli intervalli delle partite casalinghe, non si vedrà pubblicamente più nessuno. La pagina internet è ferma alla “campagna soci 2016-17”, nessuno ha mai saputo spiegare cosa significhi e come si realizza “la comunicazione delle eccellenze di un territorio”, gli “eventi, convegni e workshop” strombazzati sono rimasti lettera morta.
 
Dall’Assemblea straordinaria apprendiamo che l’aumento di capitale arriverà a 500.000,00 euro perché le perdite si sono attestate a quota 324.306 euro – non sappiamo se con o senza i “lodi” ma pensiamo siano compresi – e che dai soci sono già stati versati 217.400 euro. All’appello mancherebbero quindi 106.906 euro e l’unico nome assente tra chi ha versato è il Consorzio. Ognuno può trarre le proprie conclusioni. Noi pensiamo che il Consorzio abbia tirato giù la saracinesca e che in giro ci siano persone bene attente a evitare di rispettare gli accordi presi, verbali o scritti che siano. Nel sito non c’è neanche un organigramma, un nome da contattare, la foto di rito di un presidente. Ci rimane solo una dichiarazione di Macchi sulla presunta volontà dei soci del Consorzio (quelli elencati sul sito sono loro?) di voler continuare solo nel ruolo di sponsor. E alla fine ai tifosi e alla società rimane solo il proclama di Massimo e Filippo Macchi che di fatto si accolleranno tutto loro. Accolleranno, giusto, è solo una promessa.