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Gara-3 Mens Sana/Olimpia: la parola d’ordine è "sorprendere!"

Siena si allena a porte chiuse e valuta il rientro di Janning

di Umberto De Santis

SIENA. Urge cambiare passo per non ritrovarsi fuori dal basket che conta a metà maggio, come da troppo tempo non capitava più. La sconfitta in gara due è bruciata molto alla Mens Sana, che si è allenata ieri a porte chiuse, fatto mai successo in tutta la stagione. L’era della comprensione è finita in Viale Sclavo, serve concentrazione per aggiungere quel qualcosa in più che serve per vincere. Le recriminazioni sono alibi insufficienti. Gara due si poteva vincere a prescindere dai cosiddetti torti arbitrali, le occasioni non sono mancate e, tanto più mancato il giudizio favorevole delle giacchette nere, tanto più si poteva portare a casa il risultato. Banchi, nell’allenamento secretato, avrà valutato le condizioni di recupero di Janning e provato le due opzioni con 10 (5+5) o 12 (3+4+5) giocatori in panchina: occorre stupire l’avversario con qualche effetto speciale. Come sembrava riuscire in gara-2 con Marques Green impossibilitato a fermare Hackett quando solo due giorni prima aveva annichilito Brown. E non si è ripetuto il dominio milanese a rimbalzo: dove gara-1 era un netto 40/24, in gara-2 quasi pari 38/36, e non è che la Montepaschi abbia tirato con migliori percentuali domenica!

Ma potrebbe bastare stupire se stessi con un migliore controllo del corpo, che si evitino errori clamorosi come certi falli di Eze e Ress. Certo pesano non tanto i 34 liberi avuti dall’EA7 a suo favore, quanto i soli 15 concessi alla Mens Sana con lo stupefacente record di nessuno concesso negli ultimi 15 minuti, quando Milano doveva stringere la difesa per non farsi abbattere dalla squadra ospite. Eppure anche in quel frangente le penetrazioni non sono mancate ad Hackett e compagni, ma Hairston e i suoi non hanno mai sbagliato una mossa difensiva pur concedendo ai mensanini appena 14 punti e commettendo tre soli falli in attacco. Giocando ogni due giorni, ai coach non rimane molto da aggiungere tra una gara e la successiva. Stavolta ci ha pensato il g.m. Ferdinando Minucci, che in una trasmissione radiofonica ha detto: “Playoff incerti, da vivere, quello che tutti volevano. Io non credo però che ci sarà una finale che tutti desiderano, dai vertici federali in giù. Milano-Roma”. Anche perché sbilanciata in favore dell’Emporio Armani, aggiungiamo noi, vista l’emergenza in casa capitolina con due fondamentali giocatori out: Gani Lawal e Jordan Taylor, in panchina solo ad onor di referto in gara-3 a Reggio Emilia.

Le gare del 13 maggio 2013.  Trenkwalder-Acea 89-69 (20 Taylor D., Antonutti 17; Datome 20, Goss, Bailey 11; serie 1-2 Reggio) Sconfitta mortifera per Roma nella festa reggiana che ritrova un match di playoff al PalaBigi dopo 14 anni. Roma comincia bene in difesa, limitando a lungo Donell Taylor ma con evidenti difficoltà in attacco mentre Reggio trova le triple (10/24) e approfitta delle palle perse dei capitolini (25). Dieci di vantaggio interno all’intervallo, dodici dopo il terzo periodo e spallata finale fino a +27 Trenkwalder che chiude le ostilità. Datome troppo solo e difesa rivedibile.

Lenovo Cantù-Banco di Sardegna Sassari 73-71 (Leunen 17, Ragland 11; Diener T. 19, Diener D. 13; serie 2-1 Sassari). Jeff Brooks stoppa Travis Diener e salva Cantù. Parte forte la Lenovo con Leunen e il redivivo Mancinelli, ma gli esterni sardi reggono bene l’impatto. Cantù vale il +10 all’intervallo con Mazzarino e Tabu, ma al ritorno in campo Sassari ritorna a contatto con Drake Diener e Becirovic: solo la tripla di Leunen nega il sorpasso al 30’ (55-53). Cantù ha il merito di non mollare, la schiacciata di Tyus vale il +8 al 35’ ma poco dopo Travis Diener pareggia 67-67 con un giro di lancette residuo. prova la fuga sull’asse con Ragland (11) e Tyus, Travis rimette in partita il Banco Sardegna al 68 pari. Nel finale Brooks e Tyus sembrano dare il vantaggio alla Lenovo ma, dopo il nuovo contato degli ospiti, la stoppata di Brooks scrive la parola fine sull’incontro.