Sarà il monopattino elettrico la vera rivoluzione della mobilità?

Un nuovo articolo di Michele Pinassi per parlare di nuove tecnologie

SIENA. In molte città USA è in corso una vera e propria rivoluzione della mobilità privata: invase da migliaia di monopattini elettrici, stanno dividendo l’opinione pubblica tra chi non riesce a farne più a meno e chi, invece, vorrebbe proibirli.

Ammetto di essere rimasto positivamente impressionato da come la mobilità privata sta evolvendo, dopo aver guardato su Netflix un reportage sulla “Guerra dei monopattini”. E’ ormai evidente a tutti che la mobilità privata come è adesso, e come è ormai da qualche decennio, non è sostenibile: le auto hanno invaso le nostre città, rendendole pericolose, inquinate e caotiche.

La grande rivoluzione sociale della mobilità privata, l’auto, che ancora oggi resiste ad essere uno status symbol irrinunciabile per molte famiglie italiane, è destinata ad essere relegata ad una nicchia ?

Sicuramente la mobilità sta cambiando, forse più lentamente di altre rivoluzioni ma qualcosa già si sta muovendo. Non tanto per le automobili elettriche o ibride, che probabilmente rappresentano più un compromesso necessario alla fase di transizione, quanto per i nuovi mezzi di trasporto che stanno prendendo piede, dalle e-bike agli scooter elettrici (monopattini), sempre più presenti anche sulle nostre strade.

Proviamo a riflettere sul concetto di mobilità, differenziando le quotidiane esigenze dei micro-spostamenti di pochi km a quelle, più o meno frequenti, su grandi distanze. E sul disagio che rappresenta, oggi, l’uso dell’auto per chi vive nelle aree più fortemente urbanizzate: costi, inquinamento, traffico, difficoltà di parcheggio (non a caso sempre più persone scelgono i mezzi a due ruote, più semplici da gestire).

Vale la pena lanciare uno sguardo a come le società tecnologicamente più avanzate, anche sotto il profilo culturale, stanno affrontando il problema: i molte città degli USA si sta prepotentemente facendo spazio il mercato dei monopattini elettrici in sharing, nato da un’idea di Travis VanderZander, ex dirigente di Uber e di Lyft. La sua idea è stata quella di prendere 1000 monopattini elettrici e metterli a disposizione degli utenti: attraverso lo smartphone, fotografando il QR-Code, è possibile abilitarne l’uso per tutto il tempo necessario, senza obblighi o altro. L’azienda, Bird, ha introdotto un interessante sistema di business che vede, tra l’altro, la creazione di una nuova figura occupazione: il ricaricatore di monopattini.

No, non ridete: c’è chi guadagna anche 350-400$ al giorno semplicemente recuperando i monopattini e provvedendo, a sue spese, alla ricarica delle batterie !

Il tutto gestito attraverso le nuove tecnologie IoT: i monopattini sono tutti connessi in Rete e comunicano al sistema centrale la loro posizione, così che chiunque –attraverso l’immancabile app– può trovarne uno (volete capire nel dettaglio come funziona ? Guardate qui: www.bird.co/how).

Ovviamente ci sono anche i problemi, ad iniziare dal comportamento degli utenti sulla strada: non tutti sono rispettosi delle norme e così gli incidenti, anche gravi, sono all’ordine del giorno (su Youtube c’è già una nutrita collezione), provocando la rabbia degli automobilisti e dei cittadini. In alcune città come a Memphisl’amministrazione comunale ha siglato una sorta di pattoper regolarne l’uso, riconoscendone tuttavia il valore sociale e l’importante impulso innovativo (oltre che occupazionale).

In Italia, dove in molte aree si fa culturalmente davvero fatica anche solo ad accettare l’aumento delle biciclette (e bisogna dire che, purtroppo, le Amministrazioni non hanno fatto grandi sforzi per cercare di mitigarne l’impatto, spesso non capendo l’importanza di dover realizzare piste ciclabili e percorsi riservati), una innovazione del genere rischia di destabilizzare ancora di più il difficile equilibrio sociale: da un lato è impossibile fermare l’innovazione, dall’altro la Politica arranca nel recepire le novità ed a restare al passo con i tempi.

Personalmente, usando ormai da anni lo scooter per recarmi al lavoro e per gli altri spostamenti urbani, apprezzandone tantissimo la comodità ed il risparmio, se ci fossero infrastrutture adeguate e sicure probabilmente passerei ad una e-bike. Ed in un certo senso ammiro tutti coloro che, coraggiosamente, sfidano la sorte con la bicicletta per le nostre strade, strette, pericolose, piene di buche ed avvallamenti oltre che scarsamente illuminate.

Riconoscendo tuttavia che l’automobile è ancora un mezzo di trasporto difficilmente sostituibile per gli spostamenti sulle grandi distanze, in un contesto urbano credo che sia giunta davvero l’ora di guardare oltre. L’uso di mezzi elettrici alternativi per gli spostamenti in aree di pochi km quadrati potrebbe non solo migliorare enormemente la qualità dell’aria delle nostre città ma anche alleggerire l’impatto del traffico sul quotidiano e, in sintesi, aumentare la qualità della nostra vita. Coniugando le necessità e le esigenze di spostamento private con quelle di un minor impatto ambientale.

Ovviamente la rivoluzione deve essere guidata da una classe politica lungimirante, che sappia indirizzare gli investimenti nella creazione di infrastrutture dedicate e regolamentare adeguatamente questi nuovi mezzi di trasporto che, già oggi, stanno arrivando nelle nostre città.

Enjoy the ride.

Michele Pinassi
www.zerozone.it