Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Occhio ai digital signage “acchiappa informazioni”

di Michele Pinassi*

SIENA. 

Il novanta per cento del successo di qualsiasi prodotto o 
servizio sta nella sua promozione e marketing.”
Mark Victor Hansen

Ormai lo sappiamo bene: siamo profilati e i grandi fornitori di servizi, come Google e Facebook, conoscono benissimo i nostri gusti e desideri. Siamo pertanto abituati, durante la nostra navigazione in Rete, a ricevere pubblicità mirata.

Nel mondo off-line, tuttavia, siamo ancora abituati alla buona cara e vecchia pubblicità cartacea (volantini, manifesti, brochure…) o comunque in broadcast, come in TV (per le smart-tv il discorso cambia).

Negli ultimi tempi stanno comparendo nelle nostre città, in particolare nei negozi e negli shop più grandi o nei centri commerciali, degli schermi di “digital signage” che mostrano pubblicità multimediali ai consumatori.

Se vi dicessi che alcuni di questi totem multimediali sono dotati di sensori che, sia attraverso i beacons emessi dal vostro smartphone che con l’uso di telecamere, riescono a capire:

  • se siete già stati davanti a questo o un altro totem analogo;
  • per quanto tempo siete stati nelle sue vicinanze;
  • il vostro sesso, età presunta, origine etnica, stato d’animo e se avete guardato (e per quanto tempo) lo schermo: tutte informazioni estrapolate dall’analisi delle vostre caratteristiche biometriche usando algoritmi di IA;

Attraverso queste informazioni possono mostrarvi pubblicità mirate ma anche raccogliere dati sul gradimento di una certa campagna, eventuali reazioni alla campagna stessa (chi la sta guardando sorride? rimane impassibile? si incupisce?) e molto altro, come capire i vostri spostamenti e quelli di tutti gli altri consumatori.

Attenzione: questo è lo scenario attuale, non futuro. Ed è assolutamente reale, non una ipotesi.

L’attuale normativa europea GDPR pone dei limiti e delle tutele importanti all’uso di questi dati. Tuttavia noi consumatori ne siamo consapevoli? E soprattutto, per quanto tempo saranno conservati questi dati? Dove saranno conservati? Che uso ne potrebbe essere fatto? Noi utenti/consumatori siamo adeguatamente avvisati di questo?

Domande a cui dovrebbe essere l’autorità a dare risposta (e nel 2017, a seguito della segnalazione del centro Hermes, lo ha fatto relativamente agli smart-totem alla stazione di Milano) ma che rischiano seriamente di minare la nostra libertà, presente e futura.

Guardando a un futuro in cui già sono allo studio algoritmi in grado di identificarci dalla nostra camminata o attraverso l’analisi delle onde cerebrali, personalmente sento sempre più il bisogno di una tutela forte e precisa da parte delle autorità.

Non vorrei infatti dovermi ritrovare, tra 5, 10 o 20 anni, a dover giustificare la mia presenza in un certo luogo o dover motivare il fatto che, magari, ero giù di morale. O che alla vista di di una pubblicità con una signora in abiti succinti ho fatto percepireall’algoritmo di IA che mi stava osservando una sottile nota di piacere.

Paranoia? No, affatto.

Ho notizia che tecnologie simili siano in fase di sperimentazione in alcuni luoghi come aeroporti e stazioni: analizzando i movimenti e il comportamento delle persone all’interno della struttura, cercano di capire se sono potenzialmente dei terroristi ed agire in via preventiva. Ma i dati raccolti, che si uniscono al riconoscimento facciale che già il governo Cinese sta sperimentando in alcune aree (e anche nel nostro Paese ci sono sperimentazioni in tal senso), insieme al social scoring, stanno riducendo ancora di più i margini di libertà dei cittadini.

Non so come andrà a finire ma sono preoccupato, molto preoccupato

* www.zerozone.it