Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

La piattaforma Rousseau esempio di Digital Citizenship?

"La trasparenza del suo funzionamento è un requisito morale indispensabile"

di Michele Pinassi*

“Nessuno si libera da solo. Nessuno libera un altro. Ci si libera tutti insieme. In una globalizzazione dei diritti, in una partecipazione democratica” (Don Andrea Gallo)

SIENA. Settembre  si è concluso con un intervento all’ONU di Davide Casaleggio, in qualità di Presidente dell’Associazione Rousseau –proprietaria dell’analoga piattaforma utilizzata dal MoVimento 5 Stelle– per parlare dell’esperienza italiana. “Parlerò in qualità di presidente dell’Associazione Rousseau. In Italia non siamo mai troppo bravi a promuovere le iniziative di ‘casa nostra’ ma all’estero il progetto Rousseau è diventato un case study in diversi Paesi e ci guardano con grande interesse, dovremmo esserne orgogliosi” ha dichiarato Davide Casaleggio alla stampa, in seguito a diverse critiche sulla sua partecipazione.

Critiche arrivate sia dall’esterno ma anche dall’interno del M5S, come la lettera che il senatore Ugo Grassi (M5S) ha inviato proprio a Casaleggio contenente una lunga riflessione sul ruolo della Piattaforma Rousseau e sulla democrazia interna del MoVimento: “A fianco delle assemblee dei gruppi parlamentari troviamo gli organi politici di partito (direzioni nazionali, assemblee di vario ordine e grado ecc…). Qual è il rapporto tra la volontà dei due organi? Il gruppo M5S presente, ad esempio, in Parlamento e l’organo della sua associazione politica? Chi è vincolato all’obbedienza di chi? Il passaggio è importante. Una delle caratteristiche inscindibili di un’assemblea è infatti proprio quella di prendere decisioni in proprio, cioè di autodeterminarsi. Ma nel caso dello spostamento dell’intera decisione dai gruppi parlamentari all’assemblea virtuale degli iscritti su Rousseau, noi siamo di fronte a ciò che potremmo chiamare un “patto extrasociale” con cui l’assemblea si priva di ogni volontà per attribuirla ad un soggetto terzo. Il nodo è qui: se il soggetto esterno coincidesse con la totalità di coloro che quei parlamentari hanno eletto nulla vi sarebbe da ridire. Ma così non è. Poiché il movimento ha conseguito circa dodici milioni di voti, che ne è dell’opinione di quegli undici milioni e novecentomila che non si sono iscritti?” (M5s, il senatore Grassi dimissionario da capogruppo in commissione scrive a Davide Casaleggio: “Si apra dibattito su Rousseau”, Il Fatto Quotidiano, 30 Settembre 2019).

Riflessione che avevamo già fatto anche attraverso queste pagine, parlando del legame tra l’Associazione MoVimento 5 Stelle 2017 e l’Associazione Rousseau, sancita proprio nel primo articolo dello Statuto della prima: “Gli strumenti informatici attraverso i quali l’associazione si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti disciplinate nel prosieguo del presente Statuto, nonché le modalità di gestione delle votazioni, di convocazione degli Organi Associativi, di pubblicazione di -a titolo esemplificativo e non esaustivo -avvisi e/o provvedimenti e/o direttive e/o decisioni saranno quelli di cui alla cd. “Piattaforma Rousseau”, mediante appositi accordi da stipularsi con l’Associazione Rousseau”. Statuto Associazione Movimento 5 Stelle 2017

Credo che sotto il profilo politico ci sarebbe molto da dire -ma soprattutto, molte risposte da avere– sulla strana commistione tra chi ha implementato la piattaforma e chi è obbligato ad usarla e finanziarla: Art. 6: […] r. all’atto dell’autocandidatura ogni candidato si impegna, qualora la sua candidatura dovesse essere accettata e successivamente risultasse eletto alla Camera o al Senato, a onorare quanto previsto dall’articolo 5 del Codice Etico ed erogare un contributo mensile di euro 300 destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari (REGOLAMENTO PER LA SELEZIONE DEI CANDIDATI DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALLE ELEZIONI POLITICHE DEL 4 MARZO 2018 NEI COLLEGI PLURINOMINALI E UNINOMINALI, MoVimento 5 Stelle)

Nota di colore: entrambi i documenti succitati, relativamente al MoVimento 5 Stelle (Statuto e Regolamento per le autocandidature) sono ospitati sui servers di Amazon in un path che contiene il nome “associazionerousseau“.

Sotto il profilo tecnologico della piattaforma Rousseau, di proprietà dell’Associazione Rousseau (e non del MoVimento 5 Stelle, attenzione!), oltre alle già ricordate sanzioni e note del Garante della Privacy in merito alla sicurezza della stessa e alla gestione dei dati degli iscritti, oltre alle numerose osservazioni sulla segretezza del voto espresso dagli iscritti, c’è poco da aggiungere, se non il fatto che il codice sorgente della stessa è ancora del tutto opaco e segreto: una questione non da poco, soprattutto per una forza politica che della trasparenza ne ha fatto un vessillo da sbandierare ai 4 venti!

Cosa comporta la scelta di mantenere segreto il codice del portale Rousseau?

Innanzitutto l’impossibilità di verificare, da parte degli utenti, le procedure di funzionamento e eventuali sistemi di pseudoanonimizzazione del voto, necessarie a garantire la libertà costituzionale del “voto segreto” (tra l’altro, è una delle criticità fatte notare dal Garante della Privacy). Peraltro, anche ai sensi della normativa attuale, l’espressione del voto è considerato dato particolare perché riflette le opinioni politiche dell’interessato (utente) e, quindi, è un dato meritevole di maggiore attenzione e protezione.

Inoltre, la segretezza del codice rende impossibile eventuali contributi per migliorarne la sicurezza e la funzionalità: è uno dei pilastri alla base della filosofia del software libero, di cui lo stesso Richard Stallman, fondatore del progetto GNU ed evangelista del free-software, in una intervista pubblicata dal Blog di Beppe Grillo nel 2013, dichiarava: “la responsabilità del governo consiste nell’organizzare la società con l’obbiettivo del benessere e della libertà delle persone. Si tratta di una missione molto ampia. Una parte di essa riguarda l’informatica per le persone. Lo stato dovrebbe aiutare la gente a diventare libera nell’utilizzo del computer. Aiutare la gente a spostarsi sul software libero. Non dovrebbe mai fare l’opposto, spingere i cittadini ad usare programmi non liberi”. (Passaparola – Libero software in libero Stato- Richard Stallman, Il Blog di Beppe Grillo)

Perché il codice sorgente di Rousseau è segreto?

Quale sia il motivo di tale scelta mi è personalmente ignoto. Potrei immaginare che il software Rousseau (che non è un “sistema operativo“) rappresentI, per l’Associazione Rousseau, un asset da tutelare e proteggere anche commercialmente: rendendo pubblico il codice, chiunque potrebbe creare un analogo portale ed appropriarsi della tecnologia sviluppata dall’Associazione Rousseau.

Sia chiaro, piattaforme di e-democracy ne esistono a bizzeffe, ad iniziare da Liquid Feedback, sviluppato dall’associazione Interaktive Democratie e rilasciato liberamente come software libero. Liquid Feedback è stato adottato, ad esempio, dal Partito Pirata e usato per le decisioni interne.

Qualcuno potrebbe eccepire che “a casa mia, decido io” ma è bene ricordare che stiamo parlando di una piattaforma che, nel bene e nel male, essendo il MoVimento 5 Stelle una forza politica di Governo, contribuisce e influenza le scelte politiche del Paese (anche di chi non è iscritto a Rousseau né al MoVimento 5 Stelle): la trasparenza del suo funzionamento diventa pertanto un requisito morale indispensabile per la Democrazia nazionale. Requisito che non può esaurirsi con l’attestazione da parte di un notaio che, peraltro, dichiara come il voto su Rousseau sia «un po’ come il televoto di Ballando con le stelle».

In tutto questo (ringrazio gli amici che mi hanno fatto notare la dimenticanza), si inserisce la vicenda giudiziaria nei confronti del white-hat Evariste Gal0is che, dopo aver identificato alcune vulnerabilità della piattaforma ed aver collaborato con gli sviluppatori di Rousseau, si è ritrovato querelato proprio da Casaleggio (la querela nei suoi confronti, alla fine, è stata ritirata).

Insomma, la presenza di Casaleggio all’incontro “Digital Citizenship: Crucial Steps Towards a Universal and Sustainable Society“, avvenuto a margine dell’Assemblea ONU, mi è francamente sembrata una forzatura. Secondo Marco Canestrari, ex-dipendente della Casaleggio Associati e oggi attento osservatore delle dinamiche del MoVimento 5 Stelle (nonché autore di un libro proprio sul “sistema Casaleggio”), questa è una operazione “commerciale”: secondo me, è l’ennesima figuretta che l’Italia poteva quantomeno evitare.

*www.zerozone.it