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“Car free day”: perché si deve rivedere la logica del lavoro

di Michele Pinassi*

“L’automobile è diventata un articolo di vestiario senza
il quale ci sentiamo nudi, incerti, incompleti” Herbert Marshall McLuhan

SIENA. Non avrei mai immaginato una così ampia partecipazione al Car Free Day, la “Giornata Mondiale senza auto”: l’assenza di rumori di auto, quella domenica mattina di fine settembre, mi aveva quasi spaventato.

In giro neanche un’auto. Erano tutte parcheggiate in lunghe ordinate file, mentre decine di ciclisti pedalavano amabilmente lungo le strade, lasciate libere. C’erano anche gruppi di persone che camminavano, conversando amabilmente tra loro, chi a passo svelto e chi, invece, più rilassato.

E poi i bambini! Loro sì che erano felici! Non avevo mai visto così tanti bambini giocare per strada attorno alla Fortezza. Ma anche nel resto della città, erano loro, i bambini, i veri protagonisti della giornata! E poi c’erano quelli che giocavano a pallone, proprio in mezzo alla strada, allestendo con le loro felpe gettate a terra improvvisati campi da gioco. Era bello, quasi surreale. E anche l’aria aveva un sapore più fresco, più frizzante.

Sembravano giovarne anche gli adulti, che commentavano la tiepida giornata settembrina senza il consueto viavai di auto: i volti, distesi e sorridenti, avevano fatto scoprire a migliaia di senesi una faccia sconosciuta della loro città, che forse solo i più anziani avevano avuto il privilegio di vivere.

Certo, non sono mancate le critiche degli irriducibili dell’auto: chi protestava perché doveva andare al lavoro, chi perché doveva fare la spesa, chi semplicemente perché… doveva protestare! Ma la maggioranza, silenziosamente, aveva apprezzato e si era gustata appieno questa giornata.

Ok, è stato divertente immaginarlo.

Anche se solo per un giorno, sarebbe davvero bello vedere Siena senza auto. Vedere come sarebbe vivere in una città dove non si rischia di essere investiti, dove i bambini possono tranquillamente giocare in strada, dove i ciclisti possono gustarsi le bellezze del territorio senza rischiare la vita.

Non voglio passare per luddista e riconosco che l’automobile, così come tutti gli altri mezzi a motore, hanno reso possibile la crescita della società e la nascita di moltissimi servizi oggi indispensabili, come il trasporto delle merci. La mobilità privata, che è stata la vera grande rivoluzione sociale dagli anni 50-60 in poi, con auto sempre più potenti, veloci, sicure ed economiche, oggi sta mostrando la sua faccia nascosta, il suo lato B: traffico,inquinamento, stress, mancanza di parcheggi, costi elevati, tempo sprecato (a Milano c’è chi passa l’equivalente di 52 giorni l’anno in coda, nel traffico).

E purtroppo le scelte della classe politica rendono difficile riuscire a rinunciarvi, visto che i servizi pubblici sono perlopiù inefficienti, scomodi e costosi. E non viene data adeguata importanza alle altre forme di mobilità, come il car-sharing o il bike-sharing, che -se opportunamente stimolate- rappresenterebbero un efficace strumento di mobilità alternativa senza rinunciare alle comodità.

Per fortuna, anche in Italia, ci sono tantissime esperienze positive, come l’ottimo reticolo di ciclovie realizzate in Abruzzo e nel Trentino Alto Adige, non solo strumento di promozione turistica ma alternativa ecologica alla mobilità privata. Anche la Toscana si sta muovendo, ad esempio con la realizzazione della Ciclovia Tirrenica, ma intere aree del territorio, in particolare quelle più urbanizzate, soffrono di una mancanza cronica di percorsi sicuri per i ciclisti e pedoni (che, non a caso, sono tra le prime vittime di incidenti stradali).

Tutto un capitolo a parte dovrebbe riservare la logistica smart, resa possibile dall’uso delle nuove tecnologie per ottimizzare la consegna delle merci nelle zone storiche (come il centro di Siena, ad esempio), ottimizzando percorsi e costi. Da anni si parla di un polo di interscambio per le merci. Si parla, appunto.

Altro capitolo la necessità di rivedere anche le logiche del lavoro: quanti lavori potrebbero essere comodamente svolti da casa, grazie all’uso delle moderne tecnologie? Occorre superare il concetto delle 7 ore chiuse in un cubicolo, davanti al PC, quando i medesimi obiettivi sono realizzabili dal salotto di casa, comodamente, senza dover prendere auto, consumare benzina, sprecare tempo nel traffico e occupare spazi (parcheggi).

Ci sono città che si sono già mosse e sono, oggi, degli esempi di città intelligenti che riescono a offrire servizi avanzati a turisti e cittadini, come Barcellona: basterebbe copiare quanto è già stato fatto e saper sfruttare le potenzialità della Rete per migliorare la qualità dei servizi e, di conseguenza, della vita di ognuno di noi. Senza rinunciare alle comodità.

*www.zerozone.it