Nasce “Filiera Italia”: agricoltura e industria alimentare insieme

FIRENZE. E’ nata “Filiera Italia”, compagine associativa che riunisce per la prima volta l’agricoltura e l’industria alimentare italiana d’eccellenza attorno ai valori comuni dell’identità territoriale e nazionale, della trasparenza e della sostenibilità, in una logica di consumo consapevole ma anche per favorire la conoscenza e la diffusione di pratiche alimentari basate sui principi della dieta mediterranea, attraverso la combinazione di tutti gli ingredienti utili ad una alimentazione sana, variata ed equilibrata.

Nella neo compagine che vede il meglio dell’agroalimentare nazionale anche molta toscana, con l’Oleificio della Maremma OL.MA, guidato da Massimo Neri, e la  Giorgio Tesi Group di Pistoia, presieduta da Fabrizio Tesi, punte di diamante di due importanti filiere regionali come quella olivicola e quella florovivaistica. Al vertice di “Filiera Italia” Luigi Cremonini ed Enzo Gesmundo rispettivamente presidente  e vice-presidente dell’Associazione.

“Quest’alleanza di filiera mette insieme due componenti preziose e reciprocamente imprescindibili dell’agroalimentare: la produzione agricola e l’industria di trasformazione made in Italy. E’ nato un prezioso strumento per superare – ha commentato Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – una contrapposizione troppo spesso immotivata e fuorviante e nasce un’alleanza che tutela la vera distintività e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana e toscana”.

“Una delle prime battaglie che vedrà impegnata “Filiera Italia”, battaglia che Coldiretti ha combattuto in questi anni in modo lungimirante e solitario – ha detto Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – sarà quella contro l’informazione incompleta e distorta ai consumatori come l’etichettatura a semaforo inglese, oggi replicata e aggravata dal nutriscore francese che penalizza un prodotto di eccellenza come l’olio d’oliva, così prezioso per la dieta mediterranea ma altresì per  l’economia nazionale e toscana, ed avvantaggia incomprensibilmente prodotti come l’olio di colza”.