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Cia: “Assurdo stop del Tar alla braccata al cinghiale”

La pratica è stata sospesa almeno fino al prossimo 17 settembre. Decisione priva di senso dopo anni di appelli e danni causati dalla fauna selvatica

Valentino Berni, presidente Cia Siena

SIENA. Lo stop del Tar della Toscana alla braccata al cinghiale è una catastrofe per tutta l’agricoltura senese. «Sembra incredibile – commenta Valentino Berni, presidente Cia Siena – dover commentare una decisione del genere. Sono anni che l’emergenza ungulati è una piaga per l’agricoltura toscana, con vigneti e coltivazioni costantemente devastate; e invece di risolvere una volta per tutte, si blocca la pratica della braccata – prevista dalla Legge obiettivo della Regione Toscana – almeno fino al prossimo 17 settembre quando ci sarà un pronunciamento definitivo. I danni saranno incalcolabili». Il Tar della Toscana ha infatti accolto il ricorso di alcune sigle animaliste sospendendo la braccata al cinghiale in tutta la regione.  

Si tratta – secondo la Cia Siena – di un comportamento irresponsabile e privo di ogni logica da parte di questa associazione, che reca danni economici e sociali incalcolabili in gran parte della regione.

«Una decisione – aggiunge Roberto Bartolini, direttore Cia Siena – che riteniamo priva di senso, dopo anni di appelli, di allarmi, di danni causati dalla fauna selvatica a tutta l’agricoltura toscana, che ogni giorno subiscono assalti da cinghiali, caprioli e selvatici. Come Cia stiamo invece lavorando alla modifica della Legge nazionale sulla caccia. In questo senso non è più rinviabile la modifica della legge 157/92 e con essa l’ottenimento di una presenza equilibrata e gestita di ungulati e selvatici sui territori italiani e toscani. Inoltre bisogna capire quali siano i risultati della legge regionale obiettivo».  

“Servono strumenti efficaci – conclude Cia Siena – per prevenire i danni all’agricoltura e garantire pagamenti in tempi rapidi tutti i danneggiamenti già subiti dalle aziende agricole; con l’obiettivo che il numero degli ungulati torni in una misura accettabile per l’ambiente e per l’economia agricola della provincia di Siena”.