Anche Barilla dice no al grano al glifosato

Soddisfazione di Coldiretti per la scelta dell'azienda

FIRENZE. Alla fine il colosso mondiale della pasta Barilla ha detto stop al grano con il gliosato. Infatti nei giorni scorsi il direttore degli acquisti di Barilla, Emilio Ferrari, a Toronto al Canadian Global Crops Symposium ha sottolineato come l’azienda ha aggiornato i parametri qualitativi per questa materia prima strategica e chiede “ai produttori di grano duro di tutti i Paesi di non usare il glifosato prima del raccolto” rimarcando come “al momento Barilla non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada”.

“In una situazione in cui un pacco di pasta su sette prodotto in Italia è fatto con grano canadese, si tratta – sottolinea Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – di una svolta storica della principale industria pastaia del mondo che risponde alle sollecitazioni che vengono dai consumatori che chiedono garanzie di sicurezza alimentare. Un cambiamento che ha portato – sottolinea Marcelli – al prepotente ritorno dei grani nazionali antichi come il Senatore Cappelli e alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, da Ghigi a Valle del grano, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, da FdAI firmato dagli agricoltori italiani fino a “Voiello”, che fa capo proprio al Gruppo Barilla, senza dimenticare molte linee della grande distribuzione”.

Le importazioni di grano duro dal Canada erano crollate già nel 2017 del 39,5% in valore per un quantitativo comunque estremamente rilevate di 720 milioni di chili secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat. A pesare – continua la Coldiretti –l’entrata in vigore in Italia del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato.

Ora da Barilla fanno sapere – riferisce la Coldiretti – di aver investito 240 milioni in progetti che coinvolgono 5000 imprese agricole italiane che coltivano una superficie di circa 65 mila ettari “con un incremento del 40% dei volumi di grano duro italiano nei prossimi tre anni.

“La scelta di Barilla è una buona notizia anche per il mondo cerealicolo toscano – ha precisato Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti regionale – perché dimostra la capacità di un`azienda di rispondere alla preoccupazioni dei consumatori che chiedono pasta fatta con il grano italiano ma anche di sostenere l’economia e l’occupazione sul territorio contro la delocalizzazione …..anche della produzione cerealicola”.

“Una novità che è il risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere il Granaio Italia contro l’invasione di prodotto straniero, spesso di bassa qualità e trattato con sostanze vietate nel nostro paese – continua De Concilio – e le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione, con una drastica riduzione delle semine e il rischio di abbandono per un territorio di 2 milioni di ettari coltivati situati spesso in aree marginali”.

Nel 2017 la superficie investita a grano in Toscana è scesa a 80.000 ettari dei quali 57.000 a grano duro e 23.000 a tenero. Sono circa 7.500 le imprese agricole interessate. L’anno scorso la produzione è crollata del 40% fermandosi a 2,2 milioni di quintali di grano e le semine hanno segnato un calo del 26%.