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Musealizzare il Palio? L’esperienza di Asti

Un’interessante ricerca in corso presso la SSML Unicollege di Mantova

SIENA. Di seguito proponiamo un contributo di Marta Cavaleri, laureanda in economia del corso di laurea triennale in mediazione linguistica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Unicollege di Mantova che sta portando avanti un lavoro di tesi su Palio e crescita economica per il territorio di Asti. Appare interessante proporre questo primo lavoro di presentazione sul Museo del Palio di Asti anche in relazione al dibattito cittadino relativamente a come dovrebbe essere, o non, un eventuale museo del Palio di Siena. Offrire nuove prospettive, pur non volendo ipotizzare comparazione con un unicum come il caso senese, è comunque un arricchimento per poter sviluppare un modello su come comunicare al meglio tradizioni importanti e significative per la comunità.

di Marta Cavaleri

ASTI. Nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta è situato il Palazzo Mazzola, un edificio costruito in epoca medievale e successivamente rinnovato in forme rinascimentali. Dal 1980 è la sede dell’Archivio Storico della città.

Nel 2015, il Comune di Asti vi ha aperto il Museo del Palio. Ora è un luogo di divulgazione unico con una ricca collezione di documenti e materiali che portano i visitatori alla scoperta di una storia emozionante sviluppatasi nei secoli.

Entrando nella mostra permanente si intuisce subito che la storia del Palio è speculare alla storia della città e di conseguenza il percorso offerto dal museo dedicato alla corsa dei cavalli è contemporaneamente un cammino nella vita cittadina. Questa intrinseca connessione tra Palio e Asti mostra come è possibile in questo luogo ripercorrere anche le dinamiche e gli sviluppi della storia della città dalle origini ai giorni nostri.

Oggi questa corsa torna ad essere un elemento quasi fondamentale per l’identificazione civica e la coesione tra persone con storie e memorie diverse che si trovano, però, a condividere un cammino comune.

Oltre a sottolineare questa relazione storica, le tre sale presentano anche i vari stemmi dei Borghi e dei Rioni che delineano i confini interni della città, sono esposti gli abiti dei cavalieri, oggi definiti fantini, delle dame e delle damigelle e di coloro che prendono parte al corteo storico.

Inoltre vengono messi in luce altri elementi come l’importanza del Santo patrono di Asti: San Secondo; le variazioni della corsa e del suo tracciato tra le più importanti il trasferimento da piazza Campo del Palio a piazza Alfieri per volere dell’amministrazione comunale; la poesia del Palio che per esempio nel Seicento usava un breve componimento poetico di particolare armonia: il sonetto; la presenza di vere e proprie regole e norme dalla seconda metà del Cinquecento fino ai giorni nostri; l’importanza del primo premio: il drappo, una lunga pezza di velluto cremisino che porta l’effige del Santo patrono Secondo e infine sono esposti i manifesti e le iconografie del Palio che negli anni Trenta diventava un prodotto da “vendere” per il rilancio della città e del suo territorio.

Nella terza sala è possibile prendere visione di un breve video, in cui viene raccontato in modo completo il Palio e viene concretizzata l’espressione “un anno in un giorno”.

Come se tutto questo non bastasse, il museo gode di uno spazio aggiuntivo per le esposizioni temporanee che danno un tocco innovativo.

Dal 3 maggio 2019 al 31 marzo 2020 è possibile infatti visitare la mostra “1929 – 1935: 7 anni di gloria, la superba rinascita della corsa del Palio”, voluta per celebrare i novant’anni dalla ripresa dopo la crisi del 1929; il museo espone costumi, manufatti, manifesti, bozzetti e fotografie per rivivere il Palio degli Anni Trenta. Furono anni di grande entusiasmo che fecero diventare Asti capoluogo di provincia e tutto questo creò la base per la vera e propria rinascita del Palio nel 1967.