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Il Masgalano offerto dall’Auser Siena: un atto d’amore

SIENA. Perché una piccola Associazione come l’Auser Comunale di Siena ha sentito l’esigenza di offrire un Masgalano? Potrebbe sembrare un atto di grande presunzione… eppure, invece, è solo un atto di amore verso la propria città e le sue tradizioni.

Infatti, fin dalla sua costituzione, che risale al 1992, l’Associazione ha sempre cercato di vivere nel tessuto sociale della città cercando, per quanto possibile, di rendersi utile con attività di natura sociale, culturale, ambientale in modo assolutamente trasversale attraversando e unendo, senza pregiudizi, generazioni, etnie, differenze sociali.

Nel 2014 l’Associazione ha già offerto il Minimasgalano e, immediatamente, ha chiesto all’Amministrazione il privilegio di offrire il Masgalano.

E’ stata una decisione approvata con entusiasmo da tutto il Direttivo che ha visto, nel gesto, la grande opportunità di restare nella memoria e nel ricordo della nostra amata città e della sua Festa.

Vorremmo però evidenziare che, questo dono, non è stato fatto perché solo l’Auser fosse ricordata nel tempo, ma perché l’Associazione ha sperato di poter essere in grado di rappresentare, con questa opera, tutto quel mondo che opera con le sue attività votate alla solidarietà, all’accoglienza, all’integrazione fra generazioni, alla cultura, in una parola alla meravigliosa rete del volontariato nella quale l’Auser crede fermamente.

Come committente, infatti, l’Associazione ha spronato l’artista Chiara Tambani, a rappresentare, con la sua arte, questa realtà che ci rende orgogliosi della nostra appartenenza.

Siena è una grande piccola città nella quale questi sentimenti sono largamente rappresentati in particolare dalle Contrade che ne sono le testimoni e le attrici maggiori e che hanno insegnato a tutti, con la loro storia, come, accogliere senza pregiudizi e coltivare l’auto aiuto, rappresenti un codice morale che non conosce limiti di tempo e di luogo.

Giuliana De Angelis – presidente AUSER Comunale di Siena


La presentazione del Masgalano 2019 di Giovanni Mazzini

Con il Masgalano 2019, offerto dall’Auser comunale di Siena, Chiara Tambani ha realizzato una sintesi tra tradizione e contemporaneità, che definire mirabile non è azzardato né improprio.

L’Auser è una piccola ma importante associazione, saldamente presente nel tessuto sociale cittadino con stimate azioni di assistenza, solidarietà ed accoglienza. Sono questi i temi che all’associazione premeva venissero espressi nel Masgalano che l’Auser ha avuto il privilegio di offrire in premio alla migliore comparsa del 2019. Temi e sentimenti che l’autrice di quest’opera ha saputo cogliere alla perfezione, fino dall’esecuzione del bozzetto.

Chiara Tambani, senese e contradaiola del Drago, è al suo esordio come artefice di un Masgalano, nonostante una carriera artistica già costellata di importanti realizzazioni ed esposizioni internazionali.

Diplomatasi all’Istituto d’arte di Siena e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel corso di scultura tenuto dal Professore Alik Cavaliere, nel suo percorso di scultrice si è rapportata con committenze sia istituzionali che private.

La produzione artistica di Chiara Tambani è dedicata al mito naturalistico, alla metamorfosi, alla sostenibilità ambientale ed al rapporto dell’uomo con il paesaggio.

Citando il critico di arte contemporanea Anna Chiara Cimoli, a proposito dell’ultima mostra della Tambani tenutasi a Milano, sono “gesti poetici” quelli di Chiara, “artista dotata di un sentimento magico della natura”.

Come dicevamo, nel Masgalano per l’anno 2019 Chiara Tambani ha saputo comporre una efficacissima sintesi tra l’arte contemporanea – enunciata dal linguaggio espressivo – e la tradizione più autenticamente nostra, che si estrinseca invece nella forma esteriore dell’opera. Si tratta infatti di un vero e proprio bacile, bagnato nell’argento, ovvero, se si vuole, di una guantiera, cioè il trofeo più anticamente documentato che veniva destinato alla migliore comparsa, e che talvolta costituiva persino il premio per la vittoria di una carriera. La contemporaneità, nel caso della ricerca di Chiara Tambani, è sita nell’attenzione al rapporto filologico, che va dal linguaggio della cultura popolare ad un rinnovamento linguistico, ad un linguaggio classico ed elegante che esprime – come detto – brillante capacità di sintesi.

Questo Masgalano è nato attraverso molti passaggi tecnico-gestuali: primordiali, sensibili e complessi. Come altre sculture della Tambani l’opera è scaturita da una alternanza di forme negative e positive, quasi come la genesi di un fossile, e procedendo verso una traduzione dell’idea in creta, gesso, cera, materiale refrattario, fino a giungere al bronzo.

Attenendosi al messaggio dell’accoglienza e dell’assistenza, che era fra le istanze del committente, e in osservanza dello specifico contesto storico-culturale senese, Chiara Tambani ha scelto di fare riferimento ai temi che la storia della nostra città suggeriva. E in tale ambito non si poteva prescindere dalla millenaria esperienza dell’ospedale di Santa Maria della Scala, che proprio col fine dell’accoglienza fu fondato, marcandone sin dall’inizio la funzione e l’anima.

Nella forma concava del bacile del diametro di 43 centimetri è iscritta l’iconografia, che cita la leggenda del Beato Sorore (mitico fondatore dell’Ospedale), attraverso gli elementi che comparvero nel suo sogno, ispiratore appunto dell’accoglienza, pratica a cui dedicò la sua vita.

La croce, che sormonta la scala della – per tutti noi familiarissima – araldica dell’antico Spedale, è in realtà un colto riferimento all’albero della vita, nel quale Chiara fa fiorire il legno della croce conducendo la sua fioritura a costruire un nido iscritto nel bacile. Una croce che germoglia un intreccio, un bacile che si fa nido, un nido che suggerisce l’accoglienza della vita stessa.

In questi passaggi semiotici è la cifra del lavoro di Chiara Tambani: “il mito naturalistico” investe l’opera animandola e attuando una suggestiva trasformazione che è ancora uno dei capisaldi dell’arte della Tambani. Perché come scriveva Arturo Martini – il più grande scultore italiano del ‘900 – “l’arte non è interpretazione, ma trasformazione”.

E dunque metamorfosi. In questo caso la metamorfosi dell’emblema elegante del Santa Maria della Scala, in un gioco di “innesti” sottesi al mito naturalistico dove la croce diviene nido in un processo appunto metamorfico. E ancora: un oggetto – il bacile-guantiera – che nella sua rielaborazione procede fino a trovare una nuova identità, evolvendosi da oggetto funzionale a latore di messaggi e significati.

Il retro del Masgalano reca i nomi delle diciassette consorelle, unite fra loro da un intreccio di linee, a formare come delle costellazioni, un microcosmo, una rete di relazioni in cui è il peso di ogni singola unità a sostenere l’insieme. Un significato, quello della rete, che in tema di solidarietà e accoglienza diventa pregnante, soprattutto oggi che la funzione sociale e di mutuo soccorso, all’interno delle nostre Contrade, ha ripreso un ruolo decisivo, l’essenza stessa della nostra più vera, unica ed incomparabile identità civica.

di Giovanni Mazzini