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Gli angeli di Mauro Capitani in volo su Cortona

Dal 12 al 28 agosto a Palazzo Casali la mostra-summa del pittore toscano

di Enrico Campana

SIENA. Dico sempre che se il nord ha Cortina, il centro Italia ha Cortona. In questi giorni ll borgo medievale del Signorelli che d’estate si trasforma in un’enclave americana, offrendo la grande vetrina del Sun Festival, è brulicante di turisti. C’è anche Greta Scacchi, che ha perso un po’ del suo fascino cinematografico e, come ascolto dai coloriti commenti in vernacolo, “s’ è immadonnata”. Aspettando l’happy hour, noto con piacere che sono in molti ad alzare gli occhi sullo stendardo che pende da Palazzo Casali nel quale volteggiano angeli dal piumaggio a tinte forti, che annunciano l’evento di un artista – come dire? – davvero colorful. Riconoscibile per i suoi rossi gialli blu del quali ha parlato con entusiasmo nell’importante monografia a lui dedicata il critico Giovanni Faccenda.

Chiusa la fortunatissima mostra dedicata agli etruschi, arrivano gli angeli di Mauro Capitani che il 12 luglio (alle 18) sotto il titolo “Sulla Rotta del mio tempo” – al quale è stato aggiunto un “oltre” che non è affatto un’appendice ma un nuovo canale – annunciano un’esposizione-summa delle principali opere di questo pittore gloria e vanto di Toscana. Un personaggio grande nella sacralità ma anche leggero e divertente, non alieno allo sberleffo simbolico, come ad esempio mettere delle burrose femmine in guepiere nelle balze del tricolore. Un artista che non lavora per essere il sequel di se stesso, e una marionetta nelle mani del gallerista.

I passanti sono incuriositi da quei suoi angeli dai colori forti, non manieristici, come quelli dei maestri del Rinascimento. Angeli attuali, moderni, a volta dal volto scarno, pallido “perché – ammonisce il maestro di Terranuova Bracciolini accogliendoci durante l’allestimento – per incontrare gli angeli non c’è bisogno di varcare le porta del paradiso, sono fra noi, basta cercarlli”.

Mauro Capitani, una mostra è sempre un annuncio?

“Chiamiamola così. Un annuncio molto particolare in quella città di Cortona che fa tanto dono di storia e manifestazioni che espone una serie di mie opere corrispondenti a una mia nuova creatività”.

Per quali canali cerca di trasmetterla questa creatività?

“Una ricerca di emozioni che ho sempre avuto, per dare il senso di un rinnovamento nel mio lavoro. Un’evoluzione della pittura personale, lontano da qualsiasi logo e moda. La pittura, per sua natura, è di genere femminile, come la donna, e ha finiti aspetti nascosti”.

L’annuncio riguarda particolarmente lei, il suo essere artista, o in generale nel senso che l’angelo annunciante aleggia con un messaggio che a tutti vale la pena di cogliere?

“Quest’angelo è all’interno dei 35 lavori, fa parte di uno dei nuovi soggetti. Ma non lo vedo come un angelo di Melozzo,. Gli angeli non c’è bisogno di cercali varcando le porte del paradiso, gli angeli s’incontrano anche per strada. Sì, questo angelo è l’annunciazione, una maternità. E naturalmente l’omaggio a Severini e a queste mura storiche di Cortona”.

Il titolo della mostra è “Sulle Rotte del suo tempo e oltre”, quali sono queste rotte che lei ha percorso? E soprattutto quell'”oltre”, significa andare oltre le Colonne d’Ercole?

“Oltre significa il prosieguo. Quello che cioè caratterizza il ricco catalogo di questa mostra. Si tratta dell’appendice della grande monografia edita con l’adesione dei Beni Culturali un’ulteriore manifestazione che non mi sono mai fermato”.

Filosoficamente, il viaggio stesso è più importante della meta?

“Un artista deve sempre fare qualcosa che non ci si aspetti da lui, perciò non mi sono mai adagiato su un tema fortunato. Ad esempio i gabbiani come simbolismo del volo e di libertà, tema che incontrò il favore della critica. Non ho mai avuto paura a rendermi volutamente non sempre riconoscibile attraverso mutamenti di temi. Alla paternità dei miei dipinti ha pensato la cromia unica dei miei colori. Una delle tavolozze più ispirate degli ultimi 30 anni, come ha detto il critico Giovanni Faccenda. Aggiungiamoci però adesso altri 10 anni”.

Una mostra rappresenta la summa di un artista, una vetrina o uno speaker?

“E’ un sunto, una vetrina. Sia per l’artista che per il visitatore. Ci sono qui pochissime opere degli anni Ottanta quelle vicine alla transavanguardia. Altre che si rifanno alla mitologia e al periodo della pittura colta. Una mostra serve a me , ma anche a chi conosce il mio lavoro. Non c’è presente se non c’è passato, niente svolazzi sui facili entusiasmi. Una ventata di buona pittura, come diceva De Chirico. Se non hai voce non puoi fare il cantante, così è per colui che dipinge”, adattando il tutto all’uso del colore e alla capacità di segnative di ispirazione rinascimentale”.

Quante opere ha scelto, e quante sono inedite?

“Quasi una quarantina, di cui 30 inedite”.

Lei è un pittore che vive con la sua pittura, fra estasi e lacerazioni, o un artista che premia la pittura e vive bene il rapporto fra la gente e non manifestando eccentricità?

“Vivo bene con la pittura. Certo, se si parla di Guernica di Picasso, quella aveva e ha lo scopo di parlare di una umanità offesa. L’artista se è lacerato, lo è quanto la gente con la differenza che il mondo lo vive ma può anche modificarlo. L’arte è eterna, non può essere moda. Credo che il pittore abbia il diritto di essere modesto, talvolta con licenza di essere vanitoso. E in quanto eccentrico si connota oltre il tempo”.

Cosa si aspetta da questa mostra cortonese, e da Cortona, un luogo e un palcoscenico mondiale?

“Sono toscano, con radici toscane, vorrei ritrovare l’etrusco che c’è in me. Anni fa ho dipinto donne e uomini etruschi. Figure che rappresentavano un popolo gioioso e rispettoso della vita. Oggi ciò nessuno lo comprende, molti guardano quei volti, quei colori, quelle forme così superficialmente che dopo pochi minuti non ricordano niente. Forse resta loro il ricordo di un monile d’oro non come opera d’arte ma come oggetto da indossare”.

Un suggerimento per chi salirà a Cortona, come vivere in senso interattivo il contatto con lei e le sue opere?

“Racconto il vissuto, il mio tempo è cogliere un soggetto una sensazione un profumo. E’ forse perché ho avuto una produzione continua che mi diverto a confrontarla. Non ho seguito né loghi né mode, solo espresso la mia pittura. E senza stancarmi. Certo, puoi dipingere per anni la stessa bottiglia vedendola in forme diverse, anche in questo c’è una grande poesia, ma cerco personalmente di cogliere altre cose. Di non fissarmi, di uscire dal mio studio. Non credo ai filoni. Anche nel cinema il primo può essere un successo, i successivi meno e perdono forza col calo di originalità. E poi c’è l’incastro col tempo. Il cinema ha vissuto nel dopoguerra gli anni del realismo ma successivamente il pubblico ben presto si allontanò da quei temi del grande cinema italiano, volendo dimenticare la miseria andando incontro a quello più seduttivo della commedia all’italiana. Evviva la seduzione del corpo. In arte invece la pittura realista alla Guttuso appoggiata dall’ideologia politica ha avuto vita più lunga, ma in fondo i linguaggi erano molto simili: amore, delle belle cosce, un po’ di pane e companatico nel paniere, le stragi, i sogni, i nuovi balli. L’arte può vivere ciò in molte maniere”.

Gli orari della mostra sono: lunedì-venerdì  ore 10-13 e 16-19, sabato e domenica  ore 10-13, 16-19 e 21-23. Ingresso Libero (informazioni Ufficio Cultura Cortona-Maec 0575/637269).

encampana@alice.it