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ARANTO. Le indagini sono partite tre anni fa, dopo un esposto per il ritrovamento nei formaggi, in particolare nelle parti grasse, provenienti da allevamenti situati nell'area dello stabilimento ILVA di Taranto DI PERICOLOSE TRACCE DI SOSTANZE INQUINANTI. La maxi perizia fisico chimica avrebbe dimostrato la correlazione tra le emissioni dello stabilimento in particolare DIOSSINA poi POLICLOROBIFENILI e BENZOAPIRENE e la contaminazione di terreni e animali, che già hanno visto abbattimenti negli anni scorsi di migliaia di capi. Il numero eccessivo di tumori e malattie presente nell'area di Taranto è stato oggetto negli anni di indagini anche televisive che non hanno portato a risultati concreti, stante la connivenza della classe politica tarantina, complice la sottomissione delle autorità ASL preposte, con la proprietà dell'acciaieria. Una banalissima inchiesta di sofisticazione alimentare ha invece portato alla sbarra Emilio Riva, padre padrone dello stabilimento. Una seconda perizia medico epidemiologica dovrà stabiliere la connessione eventuale proprio con le patologie mediche presenti sul territorio e sarà consegnata al tribunale il prossimo primo marzo. La presenza di giovani e cittadini alla prima udienza è stata massiccia. Già da tempo decine di movimenti avevano dato il via ad importanti campagne di sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento e ieri si sono ritrovati tutti insieme davanti al Tribunale di Taranto: perché non si può impedire a chi per anni è stato costretto a sopportare quel fumo nero che entra nei polmoni e uccide di essere arrabbiato.
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