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i Enrico Campana
SIENA. La storia è scritta negli astri, ma sono gli uomini a provocare la scintilla viene. Non è scritta dai potenti, men che meno da dittatori e tiranni, dai furbi e i millantatori. La storia si incarna nelle figure del “Terzo Stato” (la borghesia, contadini e operai ai tempi della Rivoluzione), dai donchisciotte, i balilla, i sognatori, gli idealisti, patrioti garibaldini, fra qualche tempo la “massa critica” del web che da noi cresce più lentamente. Anche se tutto comincia con Menenio Agrippa, siamo 2500 anni fa. Ricordate l’apologo col quale il tributo romano riuscì a placare la protesta dell’Aventino avviando un dialogo fra patrizi e la plebe paragonandole a organi vitali per il buon funzionamento dell’intestino?. Alla sua morte la plebe si tassò affinchè fosse onorato con un funerale di stato, anche se poi fu l’imbarazzatissimo erario a pagarlo..
Nel basket questo personaggio si incarna in Francesco Grotti. Senza volerlo, è diventato radar dello scontento generale. Sollecitato un anno e mezzo fa a intervenire (dal colto e dall’inclita..) per rimettere in riga gli arbitri rifiutò la candidatura al ruolo di commissario: “No grazie, semmai un giorno farà il Commissario della FIP”, butto lì. Vanità?. No. Usando la dose necessaria di ironia per far comprendere quanto arduo sarebbe stato quel compito.
Grotti è l’arbitro abruzzese del famoso de canestro dello spareggio di Livorno, in seguito ha assunto ruoli importanti nel mondo del lavoro e sindacale e oggi è consulente del Senato per le infrastrutture e le autostrade.. Nel basket ha invece ricoperto incarichi alti e delicati: Ufficio Inchieste, Procura Federale. Una stella al merito sportivo, il titolo di commendatore.
Si narra che ha intrapreso da tempo un corposo carteggio con Meneghin, ma senza porsi come censore ma come dei molti (e sono sempre più) che vorrebbero veder Dino emulare se stesso come giocatore. E’ accaduto purtroppo quanto scrissi all’inizio della presidenza di Meneghin: “Come Gulliver verrà incatenato dai lillipuziani”. Questo perché negli ultimi 5-6 anni assistiamo allibiti a uno scontro di “poteri (presuntamente) forti”, di caste sfacciate e carsiche, invasioni di campo e sovrapposizioni di ruoli fra “signori” posso e non voglio e viceversa. La chiave di lettura di questi fenomeni è contenuta nei verbali di Baskettopoli, un processo che da ben 3 anni aspetta l’inizio del dibattimento. Pericolosa spada di Damocle sospesa sul futuro di questo sport e il suo rinnovamento.
Il Cittadinoonline.it è riuscito a procurarsi l’ultima nota – non un j’accuse, ma una vera selezione del “cahier de doleances” generale- che il 21 gennaio Grotti ha inviato a Meneghin. Al presidente che ha incontrato sul campo e nelle sue nuove funzioni si rivolge con rispetto (caro Meneghin…) e affetto ( “con molta cordialità…”.) invitando ad assumersi fermamente le sue responsabilità “come quando in campo lottavi come un leone su ogni palla”. E chiude il suo appello con una frase lapidaria e accorata: “non importa quanto durerai ma in che condizioni lascerai la FIP”
Nella sua analisi propositiva Grotti parte dal varo della SuperA a 16 squadre chiudendo Legadue alle cui spalle ci sarà una A dilettanti con gli stranieri, riforma che il Consiglio federale voterà il prossimo fine settimana.
Punto 1 - “Si tratta di misure incisive e corpose! I giudizi positivi danno bene l’idea dell’importanza attribuita al provvedimento al quale, auspico, se ne aggiungerà subito un secondo sulla certificazione dei bilanci delle 16 società e di chi le rappresenta (LegaA) a partire dal campionato 2013. Mentre decisioni aggiuntive dovrebbero essere in arrivo per l’apertura rapida della riforma del Comitato Italiano Arbitri”.
Punto 2 - “Quelli che hanno a cuore le sorti della FIP sostengono che tutti devono fare un passo indietro: dirigenti federali, dirigenti di società, dirigenti di Lega, procuratori, Manager, Allenatori, Giocatori, Arbitri. Non ultimo anche l’organizzazione del lavoro della struttura della federazione. Tutti devono rimboccarsi le maniche.”
Punto 3 - “Non ha torto chi sostiene che il sistema deve essere tenuto in piedi dalla base; che è indispensabile che la Lega di A si faccia carico di tutto (!!); che non ci si può sottrarre alle regole del mercato; che per questo è importante avere bilanci in regola; che l’80-85 % dei costi sono costituiti da salari di giocatori e allenatori. Cosa è stato fatto fino ad oggi per porvi rimedio? La LegaA ha mai rendicontato alla federazione le somme ricevute?”
Punto 4 – “Leggo, preoccupato, che il bilancio della LegaA della passata stagione si è assestato sui 90 milioni di euro, con un passivo di poco inferiore ai 20 milioni di euro, accumulato per di più dai grandi club. Sono cifre inquietanti! Cifre che indicano che circa 80 milioni di euro vanno nella direzione dei procuratori, allenatori e giocatori. Non vi è chi non veda che così il sistema non può reggere! Chi ne esce vincente non è lo sport ma l’Agenzia delle Entrate (“forse”). Gli imprenditori se ne vanno. Dopo l’annuncio dei Benetton, giovedì 19 gennaio, è arrivato anche quello del proprietario della Virtus Roma il costruttore Claudio Toti. Nessuno vuole regalare più soldi!”.
Punto 5 – “Non hai torto tu nel sostenere che “la colpa è anche dei procuratori che alzano i costi quando andrebbe presa coscienza del momento delicato sul piano economico, e ridimensionarsi un po’ tutti”. E allora? La soluzione sarebbe: ci chi non ci sta se ne vada “fuori i mercanti dal tempio”.
Punto 6 – “Incomincia tu Dino, a dare il buon esempio, a partire dalla riforma del CIA. Mille euro a partita agli arbitri sono troppi; sia se si considera il particolare momento in cui versa l’economia del paese e, soprattutto, se si considera la conflittualità che questi signori generano all’interno e all’esterno del paese”
Punto 7 – “Caro presidente federale, prima fai pulizia in casa tua e poi pretendi, con rigidità e fermezza, che anche gli altri puliscano casa loro. Oggi assistiamo che interi”centri di governo”, non esclusi quelli istituzionali, sono fuori controllo. Ne vogliamo parlare?”
Commento. Alcuni punti sono condivisibili, altri imprecisi. In quest’ultimo caso la storia del bilancio di 90 milioni di euro e un passivo di 20, stime al ribasso riguardanti le cifre della A in generale, quindi non si tratta del bilancio stretto della gestione di Lega (peraltro con la sua politica di alti stipendi, dai 350 mila euro al presidente ai 50-60 del designatore degli arbitri, rispetto ai risultati ottenuti.
Mancano purtroppo, caro Menenio Agrippa del basket, tante priorità. Vado di corsa:
1) Riformare la A in chiave non di alchimie e formule, ma liberalizzandola totalmente, se occorre; meglio libera che invece di questa appartenenza ibrida, per cui i club prendono a calci in bocca la federazione indebolendola, pretendendo una tutela del giocatore italiano: col passaportato ormai alcuni quintetti sono tutti di stranieri, l’incidenza degli italiani s’è abbassata e il presidente della GIBA, una buona penna, dovrebbe invece presentare un dossier sulle disfunzioni, citando alcuni casi, e se vuole come pezza d’appoggio possiamo offrirgli lo studio sull’incidenza in punti percentuale dei nostri giocatori partita per partita che sta calando sempre più,
2) Se vuole continuare a mantenere anomalie ingestibili oltre che intollerabili per le norme dello stato e la situazione economica, deve raccomandare alla Lega alcuni correttivi: una politica basata rigidamente sulle entrate-uscite perché non si può contare più sulla ventennale Legge Mammì riguardante le sponsorizzzazioni - obsoleta e ingiusta socialmente - e infine un salary cap perché le due bigs secondo le stime da sole costerebbero quanto le altre 15 squadre… mentre è certo che indifferentemente le due presentano costi di gestione che sono il doppio del totale incassi di tutta la A in regular season, figuriamoci poi il risultato economico riguardante gli incassi che quando va bene è da 1 a 20;
3) Sì alla Convenzione ma realistica, basata sui vincoli sopra descritti e non fallace come l’ultima, nella quale la Fip si impegnava a trasferire dei soldi (metà dei ricavi delle sanzioni pecuniarie) alla Lega come soggetto privato, che difatti il CONI non ha mai firmato annullandola di fatto, dalla necessità,
4) Riprendere il controllo totale degli arbitri di A e delle designazioni, oppure trasferirli armi e bagagli alla Lega uscendo dall’attuale ipocrisia con un contratto di lavoro,
5) un controllo sui doppi incarichi per chi lavora nella pubblica amministrazione o il cosiddetto parastato,
6) Riforma dei NAS (tasse sui tesseramenti e indennizzi)
7) Riforma della Giustizia Sportiva troppo burocratizzata, lenta, senza strumenti adeguati e a volte ingiustamente ultima ruota del carro del sistema.
Purtroppo, riguardo quest’ultimo punto, siamo all’Italia di Mario Monti che predica giustizia sociale senza avviare una riforma strutturale (le liberalizzazioni sono una foglia di fico, difatti è ripartita subito una controriforma delle varie corporazioni per aggirare l’ostacolo…). E scatenando il fisco senza prima riformare la Giustizia in senso “draconiano” per chi truffa, rapina al prossimo sempre più in povertà, ruba allo Stato e in questo caso va punito con la confisca dei beni (a proposito, dove finiscono?) fino una responsabilità oggettiva fino ai gradi di parentela.
Mi è sembrato davvero strano, fino a questo momento, che Monti non abbia parlato di riforma dello sport, facendo seguito alla sua famosa lettera al Corriere della Sera di anni fa nella quale da Commissario Europeo censurava il costume calcistico dichiarando che avrebbe chiuso con lo sport. Da presidente del Governo si sta piegando alla ragion di Stato, siccome ci sono le Olimpiadi, il Milleproroghe di tremontiana memoria (che ha già superato il primo scoglio in Parlamento) fa capire che tutto cambierà perché nulla cambi.
Tornando a Francesco Grotti ha fatto affermazioni anche durissime e sibilline, vedi ai punti 2 e 7, che certamente non sfuggiranno a quelle procure che hanno cominciato a dare uno sguardo alla gestione degli sport professionistici.
encampana@alice.it
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