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i Enrico Campana
SIENA. Gli arbitri pretendevano l’autogestione, nessuno però immaginava questa indigestione di potere approfittando delle difficoltà d’assestamento di una Federazione che anche in questo quadriennio si è ripetuta con due “splendide”… criticità: la crisi al vertice (prima il commissariamento di Maifredi, ora la decisione di Meneghin di lasciare, e la prospettiva di un lunghissimo anno bianco che si riflette sulle riforme) e i risultati della nazionale, la bocciatura olimpica ed europea. Baskettopoli, che finalmente entra nel vivo ad aprile (dopo 3 anni), non è stata una buona lezione. La Federazione non è andata a fondo, alcuni protagonisti hanno addirittura fatto carriera. E così si è assistito a una vera spartizione di poteri: la Lega controlla le designazioni ma il costo degli arbitri lo sostiene la Federazione; l’Aiap è il fortino ribelle, e poi ci sono i commissari e supercommissari, gli istruttori e un CIA (a sua volta controllato da un gruppo di Comitati regionali) che di fatto potrebbe essere l’ago della bilancia al voto per la presidenza, ma metaforicamente esprime una figura tipo Don Abbondio. Un vaso di coccio di questa casta che non scalfisce minimamente splendide carriere e visibilità, tanto che ormai per molti, con un gettone di 1000 euro più spese, è il primo lavoro. La torta è grossa, più di 800 mila euro di soli gettoni per le gare di A. E i giovani vengono tenuti in naftalina.
L’arbitraggio è puntualmente fonte di polemiche. Nulla da invidiare al calcio: tempo al tempo e la Santabarbara forse salterà in aria. I Carabinieri hanno fermato un arbitro di A che acquistava coca, gli è stato consentito di andare tranquillamente in campo, probabilmente nei prossimi giorni potrebbe essere sospeso. Perché non muoversi subito? Una cosa assurda, perché avrebbe ammesso il fatto. Certo è che anche gli arbitri dovranno adesso essere sottoposti all’antidoping, altrimenti l’Associazione Giocatori sarà autorizzata a fare sciopero, perché gli arbitri si definiscono atleti come loro. In realtà, una definizione giurisprudenziale li inquadra come “pubblici ufficiali in pubblico servizio”, certe cose non sarebbero permesse chi ha il compito della funzione pubblica. Perciò Francesco Grotti, l’ex arbitro della finale scudetto Livorno-Milano, nella veste di tribuno ha inviato una nota scottante a Meneghin e attende risposta. Bisognerebbe ricominciare ancora daccapo, ma le incrostazioni ormai sono profonde. Bisognerebbe quindi creare allora una figura nuova, autorevole, di buon senso, un Commissioner per evitare il commissario. Abbiamo quindi intervistato il dottor Umberto Porcari, funzionario dei beni Culturali, che si definisce "consulente tecnico gestionale arbitrale". Un patrimonio di conoscenza forse troppo scomodo, questa la ragione per cui ha perso di stretta misura la presidenza di due organismi di autogestione dei fischietti con procedure elettive che non definirò borboniche, per non fare un torto al grande cancelliere Bernardo Tanucci, un grande toscano, autore di importantissime riforme creando la prima fiorente industria italiana.
Sarebbe disposto, dottor Porcari, a parlare nella spinosissima questione arbitrale e magari calarsi nel ruolo per risolverla prima che crolli tutto?
“Perché no?. In proposito avrei idee molto chiare essendo un “Consulente gestionale tecnico arbitrale”
E’ venuto il tempo di mettere un Commissioner arbitrale, è d’accordo e quale potrebbe essere l’identikit?
“Non necessariamente un ex-arbitro di prestigio,e in ogni caso deve aver fatto la “gavetta” dirigenziale di Settore. Il Capo del Personale di una grande Azienda non è soltanto un esperto di “selezione” di risorse umane, deve aver percorso le fasi concorrenziali e perseguito responsabilità di Settori anche a livello intermedio. Gli addetti ai lavori devono riconoscergli autorevolezza, mai autorità, se invece si evidenzierà autoritarismo siamo sicuri che non saprà offrire risposte adeguate”.
Arbitri quale componente organica di una Federazione o con un proprio Organismo direttivo indipendente che risponde solo al CONI?
“Il Settore arbitrale dovrebbe necessariamente configurarsi quale una delle componenti organiche di una Federazione Sportiva, però sono altrettanto convinto che “arbitri ritenuti idonei per dirigere gare dei Campionati professionistici” devono essere gestiti dalle rispettive Leghe”
Sembra però in contraddizione con quel che afferma...
“Non vedo come la Federazione delle Federazioni sportive, ovvero il Coni stesso, debba e possa accollarsi una simile problematica che impatta non solo termini di gestione bensì anche di tecnica”
Cosa intende per gestione?
“La formazione, il controllo del rendimento e la loro gestione “economica”.
Scendendo in dettaglio?
“Parametri e condizioni fissi ed indelebili: niente assicurazione di numero minimo di partite da dirigere per stagione; rifiuti ed indisponibilità inesistenti se non in eccezionali casi accertati e documentati; rapporti con le Società limitati a reciproca cortesia e rispetto dei rispettivi ruoli; divieto assoluto di indicazione ai colleghi su fatti, impressioni, dicerie, eventuali pettegolezzi, rendimento tecnico riscontrato, ecc….
Il Commissioner del Settore arbitrale deve essere scelto direttamente dagli arbitri stessi oppure dalla FIP, in quanto responsabile di un "organo Tecnico"?
“Ringrazio per questa domanda, sono stato infatti candidato all’elezione del Presidente CIA mediante la partecipazione elettiva dei tesserati tramite i “delegati regionali” . Se tale elezione fosse autenticamente rappresentativa in maniera proporzionata degli oltre 10.000 tesserati del Settore, si configurerebbe il trionfo della “democrazia”. In realtà, così non è. Oltre un notevolissimo sbilanciamento nelle procedure elettive a favore degli arbitri professionisti che hanno più potestà di voto rispetto ai rimanenti tesserati, si aggiunge una significativa “influenza funzionale da parte dei Comitati Regionali” probabilmente preludio di accordi futuri pesati e pensati per le appartenenze dei membri del Consiglio Federale”
Si sono riscontrati casi, come dimostrano anche i verbali di Baskettopoli, di Responsabili del Settore arbitrale con smanie di autoritarismo, protagonismo, a volte nepotismo, anche a livello regionale e si accetta sempre tutto...
“Leader si nasce. Chi volesse confezionarsi una “leadership” per il tramite di una presidenza, corre sicuro su un binario di autoritarismo, protagonismo e pur anche nepotismo per volersi sentire gratificato da una forma di “potere gestionale”. E ciò vale anche per i Componenti del Consiglio direttivo del CIA. Comunque al riguardo non esprimo alcuna valutazione specifica, nel rispetto di determinazioni che esulano dalla mia persona e dal mio stile professionale”
Il Consiglio Federale dovrebbe solo verificare se il Settore arbitrale rende, non ha lotte intestine, è sereno ma dal punto di vista funzionale ai Consiglieri Federali forse interessano altre cose, specie adesso che è partita la corsa al dopo-Meneghin.
“Non ho mai avuto la possibilità di partecipare, come invitato o come uditore, alle riunioni del Consiglio Federale, come durante la presidenza Vinci il cui segretario era Gianni Petrucci.. Quindi le mie sono soltanto “sensazioni” e quindi valgono per “tali”. Comunque è responsabilità dirette del capo del Settore riferire la “stato dell’arte”. Che poi quale esso sia, lo faccia o meno, ciò rientra nella casistica comportamentale del profilo dirigenziale, con le conseguenti determinazioni “
Una parvenza forzata di ricambio è avvenuta con lo sciopero che ha rischiato di far saltare la prima giornata, alla fine si sono utilizzati gli arbitri di Lega Due. Lanciare arbitri giovani o trattenere arbitri esperti (vedi il rientro di un over 50) quando altri paesi adottano una salutare linea verde anti-casta.
“Non esiste un dogma in tal senso, ma la certezza che la cecità di precedenti gestioni del Settore arbitrale non ha provato nuove forze preferendo impiegare una “forza tecnica stabile nel rendimento”. A questo si è aggiunto che i Designatori, tranne alcune eccezioni, si sono spesso adagiati su questa “forza tecnica stabile nel rendimento” e non hanno mai avuto la prospettiva di dover avere il carico di programmare e far crescere in tempi più brevi, con un utilizzo “saggio”, degli arbitri neo-promossi nelle liste nazionali. Questo doppio “rallentamento” ha incollato, di fatto, il “lancio programmato” di nuove professionalità arbitrali. E’ come se un giocatore appena acquistato viene troppo lasciato in panchina dagli allenatori”.
Tutti sono stufi dell’andazzo, però nessuno azzarda il sorteggio. Forse succederebbe come nel calcio con lo scudetto del Verona...
“Vorrei rivolgere ai designatori un messaggio affettuoso da chi, come me, designatore è stato per molti anni: il rischio di un lancio programmato dell’arbitro in ascesa deve essere uno degli “impegni tecnici” del designatore; se ciò non fosse recepito, allora ben venga “il sorteggio” sul quale però ha nutrito sempre più di qualche dubbio. Però…
Però cosa? Ci faccia capire meglio…
“Se studiato in maniera acritica ma intelligente, con la suddivisione in arbitri di Fascia 1 e Fascia 2, ecc.. il sorteggio produrrebbe il "compostaggio..." del triplo arbitraggio nei Campionati Professionistici e del doppio arbitraggio in quelli dilettantistici”
E gli arbitri da trattenere, per evitare che la gran casta di espanda ancor di più?
“Quelli validi tecnicamente e considerati idonei, restino pure in lista perché le loro risorse sarebbero preziosissime, ma non deve essere permesso di capitalizzare la correlata professionalità indiscussa in azioni di leadership di gestione del gruppo di appartenenza”
No alle primedonne del fischietto, come accade adesso?
“Le primedonne sono per il palcoscenico, non sul terreno di gioco, complici a volte anche certi atteggiamenti comunicativi dei media Al primo segnale di trasgressione - modificandosi il loro valore aggiunto in disvalore certo - dovrebbero essere messi fuori quadro e a disposizione per ruoli più confacenti”
Altra carriera ambita è quella degli Istruttori, anche qui si registrano segnali di potere di gestione arbitrale: che ne pensa?
“Sugli “Istruttori” ho le idee chiare e già note a molti “addetti ai lavori”, non faccio alcuna fatica, ma in sintesi sono qui a rappresentarle di nuovo. Si tratta di figure tecniche di primo livello e a cui occorre essere grati per il buon lavoro che svolgono, ma per altro verso hanno sempre uno spirito definirei “pervasivo”. Nel senso che si sentono e si mostrano come coloro che scolpiscono – in maniera profetica, ecumenica se non addirittura biblica – il cosiddetto “vangelo tecnico”. E tendono quindi sempre ad incidere su decisioni non di loro stretta competenza”.
E allora che facciamo in questo caso, senza dimenticare istruttori che passano commissari?
“Il rimedio è uno solo: un alt categorico, subitaneo e senza tentennamenti. Il “formatore” deve “formare” ma poi, ovviamente non può valutare in termini di rendimento tecnico chi – almeno sulla carta…. – l’allievo che ha formato. Il professore di un Liceo non può far parte della Commissione valutativa nell’esame dei suoi alunni; al massimo del consentito, rimane una sola “richiesta di parere”. Si potrebbe fare lo stesso per diversificare il rendimento tecnico fra due arbitri e, quindi, a giusto complemento della valutazione si potrebbe chiedere il parere dell’Istruttore. Ma con giudizio”.
Farsi amico l’Istruttore è già un primo gradino per una buona carriera.
“Non devono interloquire sulle prospettive di una carriera arbitrale o in senso positivo: ripeto, il loro compito è formare, formare, formare e, non fare assolutamente altro”.
Ah, dimenticavamo. "Osservatori arbitrali” che sarebbero gli ex commissari. Questi sconosciuti, potentissimi, a volte frustrati, nel sistema si mimetizzano bene… Vediamo il caso Facchini, il caso Tola, arbitri che trovano strada facendo il “persecutore”...
“Ho avuto sempre rispetto per queste “figure tecniche” quando da arbitro ricevevo i loro. Oggi anche qui c’è qualche protagonismo di troppo… andrebbe limato. La domanda è “forte”, però non posso disconoscere che dal lavoro degli Osservatori possa dipendere una carriera arbitrale. Ma siamo alle solite considerazioni: responsabilità, affinità, serietà di giudizio, insensibilità ad eventuali pressioni, sarebbero le prerogative di un Osservatore: è nella sensibilità della Dirigenza di Settore individuare queste qualità, chi non le possiede dovrebbe essere “accantonato” con tutto il massimo rispetto per la loro “dedizione”.”
Altro grande centro di potere è l'AIAP, e lei ne sa qualcosa essendo stato battuto prima del campionato per la presidenza. E’ mai possibile l’anomalia permettere a un’Associazione farsi sindacato, minacciare di portare la Fip in tribunale quando dovrebbe essere il contrario se leggiamo certi verbali di Baskettopoli.
“Argomento è delicatissimo e comunque ogni forma di “censura” a tipologie associazionistiche nel mondo dello Sport sarebbe da criticare con ogni vigore, in quanto apparirebbe come il non “saper gestire” un confronto. E’ pur vero che l’AIAP a volte ha “ringhiato” e mostrato il “coltello fra i denti”, però è pur vero che non ha avuto mai interlocutori del CIA che ne hanno compreso le modalità rappresentative di “disagi crescenti” determinando lacerazioni nella corda istituzionale…
Ma mi facci il piacere, diceva Totò...
“In effetti, quando si progettano scioperi da parte degli arbitri, si risponde con pari argomentazioni e la trattativa non deve essere posta su di un piano di conflittualità per il superamento di intercorrenti eventuali criticità. Il confronto dovrebbe tramutarsi in valore aggiunto nel rapporto fra le Parti. Tornando all’Aiap, tranne chiarissime prese di posizione assolutamente dimostrabili come “strumentali” e/o estremamente corporative, ha il diritto di interloquire senza però minare le basi di un confronto che non deve essere fra “sordi”. Ognuna delle arti si assuma le proprie “responsabilità”, e valuti un traguardo di buona operatività”.
Per fortuna. che in questo bel panorama c’è la Giustizia Sportiva, che solitamente si dice “occhiuta”, in America c’è il commissioner.
“Ritengo che la “giustizia sportiva” debba continuare ad avere una significativa “valenza” nell’ambito sportivo; peraltro – come consulente tecnico arbitrale – nella FIP ne ho fatto parte ai massimi livelli, sia nella Commissione Giudicante Nazionale che nella Corte Federale. L’unica questione aperta è l’individuazione dei giudici e delle relative nomine, nel senso che, a domanda, suggerirei qualcosa nel merito”
E dunque, qual è questo suggerimento?
“La creazione di un apposito elenco del CONI il quale dovrebbe designare le composizioni degli Organi di Giustizia presso le singole Federazioni Sportive, e la durata di nomina per un anno sportivo, rinnovabile al max ad un biennio. Alla scadenza di ogni Organo di Giustizia, il CONI provvederebbe alla singola ricollocazione dei “giudici sportivi” in altre Federazioni sportive, assicurando una saggia rotazione”
I nostri “fischietti” sono puliti?
“Non si tratta di porsi la domanda "se i fischietti siano puliti", ma occorre invece provvedere a togliere di mezzo "influenze" indirette a cui gli arbitri sono sottoposti e scegliere una dirigenza del Settore arbitrale senza alcuno "scheletro nell'armadio" anche in termini di un solo giorno di sanzionata sospensione. Deve configurarsi come “un esempio per tutti gli arbitri” e per tutto il movimento. Invece di ripetere “chi non ha peccato tiri la prima pietra”, bensì bisognerà d'ora in poi mettere la prima pietra per evitare i "peccati", senza alcuna assoluzione”
Si è spesso sentito parlare di commissariare il Settore arbitrale, chi potrebbe essere il “Commissario Straordinario” a un anno dalle prossime elezioni nazionali federali?
“L’unica soluzione sarebbe un Direttore Generale, o se vogliamo chiarmalo Commissioner, con funzioni consulenziali, il quale dovrebbe a sua volta nominare almeno tre figure centrali affidandosi a qualificati esperti del Settore, non certamente però provenienti dagli “Istruttori”.
A proposito di veleni, la prima volta nella storia della FIP, un Responsabile del Settore arbitrale , nel caso Tiziano Zancanella, l’ha querelato per diffamazione perché segnalava anomalie: cosa ne pensa?
“Zanca… chi?”.
encampana@alice.it
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