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SIENA. E’ rimasto deluso chi si aspettava l’annuncio della “grande svolta” o la definizione delle basi per una “riforma strutturale “ che il “Dottor Sottile” dello sport italiano Gianni Petrucci ha richiesto ripetutamente al basket.. Con Fip, Lega e l’avvocato dell’Associazione Giocatori , queste le parti in commedia, il vertice romano sembrava pencolare (è il verbo più appropriato) fra possibili scenari tipo il Congresso di Vienna o l’incontro di Teano, alla fine - a voler essere indulgenti - si può invece archiviare come “la solita storia”, con la s minuscola, intonata al titolo di una tragicommedia di Shakespeare “Tanto rumore per nulla”.Il comunicato uscito dal Palazzo sembra infatti un vero e proprio elogio del “vuoto pneumatico”. Già che c’erano, mi vien da pensare, avranno almeno giocato alla battaglia navale.
“FIP, Lega Serie A e GIBA nel corso dell’incontro odierno – dice il testo - hanno analizzato compiutamente gli effetti della contingente crisi economica sullo stato attuale e futuro della pallacanestro italiana. Sono stati quindi valutati i provvedimenti necessari per garantire la migliore sostenibilità economica al movimento, con particolare riguardo al rinnovo dell’accordo collettivo di lavoro, al fondo di fine rapporto degli atleti, al contenimento dei costi ed alla riforma dei campionati. L’incontro si è svolto in un clima di ritrovata serenità e con spirito realmente costruttivo e le parti si ritroveranno a breve per dare concretezza formale a quanto condiviso ed affrontare in un contesto di riforma generale anche l’argomento dell’ eleggibilità”.
Chi legge vorrebbe sapere cosa significa bene quel “compiutamente”, lo “stato attuale e futuro” (magnifico: quando nemmeno Monti è in gradi di prevederlo il basket esprime certezze sulle incertezze…), quali sono i termini dell’”accordo collettivo di lavoro” e il “contesto di riforma generale” e l’argomento “eleggibilità”.
E’ stato dunque sufficiente un piccolo ruggito del Topolino CONI (“La Lega ha solo una delega della Federazione”, Petrucci dixit) perché i messi della Lega abbassassero la cresta. Certo, le difficoltà economiche esistono sia dall’una che dall’altra parte. Il sistema bancario è sotto il tiro della speculazione e molti club, a cominciare dalla Mens Sana, per finire a quelli che hanno attinto al Credito Sportivo, l’ultima banca pubblica, sono legati a doppia mandata agli istituto di credito. E ancora: il patto di Stabilità ha ridotto i finanziamenti territoriali e così la forbice costi-ricavi del basket si è allargata, tanto che in un’intervista un presidente ha calcolato un deficit si 25 milioni, in realtà sono di più se pensiamo che gli incassi della scorsa stagione di A sono la metà del budget di Siena o Milano. E poi ci sono le situazioni oggettive e reali, riguardo gli schieramenti che non hanno portato i risultati sperati, e sono ormai in scadenza di mandato. Poi bisogna capire se il Governo andrà avanti fino a Londra rifinanziando stile panem et circenses ancora il CONI nel contesto di provvedimenti di “lacrime e sangue” di cui sapremo lunedì, e quindi si continuerà in stile “ …mare e Monti”, o si avvieranno urgenti interventi strutturali avendo Piero Gnudi, il ministro delegato, esperienza come pochi in materia di bilanci e management aziendale (Enel, Astaldi, Officine Maccaferri, etc). E infine quale poltrona occuperà Petrucci dopo le Olimpiadi.?. Si getterà in politica, punterà al calcio o sarà il regista dell’Olimpiade 2020 di Roma? Naturalmente nel giro di un anno solare scadranno sia il mandato al presidente di Legabasket, e il movimento non si sono ancora espresso per un “Meneghin bis”, anche se in tempi di austerità (ma qui siamo alla recessione!) certe scelte sono obbligate, come gli uomini di macchina, i tecnici, i diplomatici. E certamente il tempo delle celebrazioni e delle parate è finito, e la miglior comunicazione sarà quella dei risultati, della riorganizzazione, dei tagli necessari (come non bastassero quelli della mancata qualificazione olimpica) della spinta motivazionale, e quindi serve un presidente in grado di stare sette giorni su sette, se occorre, nella sede della Federazione.Meneghin o non Meneghin. Verranno infatti chiusi anche i comitati provinciali e bisognerà ripensare i quadri territoriali. Ma posso sbagliarmi la Lega, questa Lega ci metterà lo zampino, e credo abbia studiato un arretramento strategico. E scaduto il mandato di Valentino Renzi (350 mila euro, a proposito di… sostenibilità economica…) cercherà di portarlo alla presidenza della Fip, idea già abortita sul nascere 3 anni fa, magari creando una liason con la Lombardia vicina a Formigoni che ha una forte enclave senese, e parte del Veneto e dell’Emilia.In questo caso avrà il controllo totale del movimento, auguriamoci non sia così, mentre per la “nuova” presidenza di lega circolano già due soluzioni: quella di rappresentanza, col rilancio dell’avv.Carlo Antonetti di teramo, e un manager-commissioner dal cachet sostenibile, che porta al nome di Atripaldi di Biella.
La Lega è obbligata in questo momento a stare sotto traccia, conosco bene certi personaggi capaci di fare la fusa, entrare nella tana e poi mangiare l’occupante con un sol boccone. In questo momento la Lega sa che non può alzare barricate, a rischio dell’impopolarità sfrenata, e di essere messa all’indice dall’opinione pubblica e dal “sistema politico“ sportivo. E non ha dalla sua “spot” vincenti, a parte qualche passaggio Tv forzato che crea irritazione(leggi quanto scritto da un telespettatore a La7). Abbiamo sotto gli occhi i successi internazionali dei suoi club da anni e anni, i rating Tv delle gare non sono esalanti (ma qui anche per colpa dell’Auditel che penalizza i programmi di nicchia). E un sondaggio di Gazzetta.it dopo gli europei ha addebitato ai club la maggior responsabilità della delusione al dirigenti di A. Per questo chiedere uno straniero in più o un passaportato per tutti è una richiesta impopolare, oltre che inutile. In realtà infatti alcune squadre, come posso dimostrare in un mio “studio” che vi anticipo, partono già in questa stagione con uno “starting five” tutto straniero… Vogliamo arrivare a un sestetto?.
Vero è che nell’ultimo turno (8° giornata) le squadre che hanno puntato più sugli italiani, con Armani al 55% e Pesaro al 47%, hanno perso, ma anche che Avellino non avrebbe vinto con i 15 punti con Valerio Spinelli, adorabile scugnizzo senza età, unico italiano sceso in campo nella sua squadra!. C’è poi che i CT azzurri, ben pagati, predicano bene e razzolano male: Caserta ha vinto col 16,48 per cento degli italiani. L’importante è vincere, ma meglio con bandiere italiane, Siena ci è riuscita col 23,52. In compenso Venezia, protagonista di un brillante avvio stagionale, domenica scorsa ha prodotto solo il 10,44 % (7 punti su 67 ) e sono stati sotto il 20% anche Varese (13,69%, 10 punti in totale), Teramo (13 punti, uguale 17,80%) , Caserta (16,48%, 15 punti totale di cui 13 di Righetti), Montegranaro (18,29%, 15 in totale) e Avellino (idem 18,29, uguale i 15 punti di Spinelli).
Qui non si tratta di critica preconcetta, la critica nel basket viene vista come un attentato alla propria immagine invece di un dono necessario, anche se capisco che chi non sa può dibattere. Non si tratta nemmeno di far leva di un argomento di propaganda come la discriminazione fra stranieri e italiani, anche se innegabilmente il basket Spaghetti è un prodotto esterofilo, che non si vende bene. Ci sono campionati migliori in Europa, nazionali e giocatori migliori, la Spagna tessera Ibaka ma vince con i Gasol e Navarro e domina gli europei a tutti i livelli attraverso un’organizzazione che non ha riscontri a livello continentale. Inoltre il basket si rapporta come pubblico alla NBA, e con la Rete e Sky l’America ti arriva in casa. Si tratta di giovani o persone competenti, più degli stessi maneuvers che escono da mondi diversi da quello dello sport. Insomma, il modo di pensare che 2 +2 faccia sempre 4 è vecchio… per prima cosa la Lega deve alzare il livelli di fiducia negli italiani, smetterla di guerricciole di potere, come quella in difesa delle sinecure dell’organizzazione arbitrale perché la gente drizza le orecchie, e si chiede, ma il loro compito è dare spettacolo, produrre giocatori, o difendere i designatori?. Ma soprattutto deve riorganizzare i campionati collaborando assieme alla Fip, e non si può pretendere di farlo in un incontro di 2 ore, attraverso la velina data ai giornali, ma serve un work-shop di 4-5 giorni, partendo comunque da analisi tecniche, studi, e non – ripeto - posizioni di preconcetto. Un italiano quest’anno ha scoperto un microchip, e nessuno lo conosce….
Per ora dunque niente Restaurazione, con Gaetano Laguardia nei panni di Clemente di Metternich, il gran cancelliere prussiano che dopo la caduta di Napoleone a Waterloo riportò come regista dell’Austroa al potere monarchie e imperi e diede l’altolà all’Italia che lui bollava come “una pura espressione geografica”,frase che riflette un po’ l’attuale importanza che viene attribuita a questa Legabasket ad personam. Indebolita più dai risultati della propria gestione che dalla crisi economica.
E anche, per restare alle grandi pagine della Storia, nessun “obbedisco” intonato alla frase che Garibaldi pronunciò abbassando il capo e le armi a Teano, davanti al futuro re d’Italia preoccupato che il generale prendesse Roma: poteva essere la guerra civile. Invece, povero Garibaldi, fu la fine triste del sogno dei Mille e con Cavour nemmeno un garibaldino trovò lavoro nell’esercito del Regno. La Lega ad personam del basket non ha nemmeno intrapreso gloriose battaglie campali, limitando in realtà a lanciare, prima del vertice romano, nello spazio un paio di aeroplanini di carta riassuntivi delle sue proposte: blocco delle retrocessioni quale salvagente, e le 24 squadre perché i grandi club giocano meno e puntano sull’Europa.
“Sì, non ci sono stati momenti di collisione, non sono venuti con intenti velleitari, anzi..”, così Gaetano Laguardia descrive il clima idilliaco che si è creato. Quando ho chiesto al nostro cancelliere i principi informatori per arrivare a un progetto “condiviso e sostenibile”, usando due concetti della nuova retorica di sistema che non piacerebbero nemmeno più a Lenin e Mao, l’uomo-forte del basket è stato chiaro: “Per prima cosa – spiega - gli italiani devono giocare di più, seconda cosa bisogna alzare la qualità in funzione della nazionale e pensare a un’attività per la Under 22, terza cosa: noi abbiamo più professionisti della NBA, sono professionisti anche in serie C, cioè il quinto campionato, anche se non rientra nella legge ’91, e in questi siamo gli unici al mondo”.
Dietro le quinte, per la Fip una a 16 squadre sarebbe l’ideale, ma come si va a proporre 3 retrocessioni in una volta sola?. Prima che la Lega sbandierasse il progetto della A unica a 24 squadre, la Fip aveva peraltro già studiato questo progetto alternativo che permetterebbe alla nazionale di avere i giusti spazi, mentre per la Under 22 si pensa a una partecipazione sperimentale alla Lega Adriatica, e questa “Italia verde” avrebbe come sede per gli allenamenti Treviso. Alla fine, però, credo che davanti a uomini “fallaci”, l’ordine naturale delle cose avrà il sopravvento. E con l’aria che tira dalle parti di Palazzo Chigi, chi fra qualche mese potrà permettersi di vivere al di sopra della propria condizione, ma soprattutto a quella dei cittadini, come rispettosamente Mario Monti definisce la gente, locuzione tipica usata dai nostri politici.
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