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SIENA. Alluvionato da un basket estivo multiforme, fra i soliti veleni arbitrali, le prime uscite di Azzurra, la fortuna di Simone Pianigiani nell’essere trascurato dal pronostico dei colleghi e poter lavorare in pace per portare la squadra fra le prime 6 d’Europa, ritirare il passaporto per Londra e salvare la ghirba. Questo perché magari anche il supercoach comincerebbe a essere discusso in casa sua, come costume italico e non solo senese. E poi il “muro a muro” nella NBA Proprietari-Giocatori, il primo sciopero dei ricchi contro gli arricchiti. E molti altri temi, in abbondanza, ad esempio il bilancio della stagione degli europei giovanili dove il rivale azzurro di Pianigiani, Pino Sacripanti, in 6 anni ha portato a casa 4 finali, due medaglie sedendosi sulla riva del fiume.
Già, c’è anche il mercato? Chiamarlo mercatino delle pulci sarebbe un onore, meglio mercatino e basta. Caratterizzato dalla paura per il crack economico e quella forse ancor peggiore, tutta Italiana, dei nostri addetti ai lavori. La nuova nomenclatura: non più mecenati ma padroni, padroncini, imprenditori (spero non predoni o prenditori…).
Eccoli lì, informarsi sul possibile passaportato, tessere l’elogio della minestra riscaldata. Invece di sfidare sportivamente a viso aperto Siena, tutti a imitarla o temerla. Unica eccezione la Lady d’Acciaio della Brianza, Anna Cremascoli, la quale sfoggia coraggio solare, antico, cercando di parlare col linguaggio di una sfida sportiva e basta. Purtroppo per lei, credo questo suo spirito sportivo non verrà ritenuto come tale, sincero, onesto bensì “lesa maestà”. Vedremo gli arbitraggi, un motivo in più perché la Fip si riprenda gli arbitri e i designatori. Buona fortuna.
Unica inimitabile la Sangrilà-Siena, la sola che poteva permettersi di resuscitare – caso sorprendente e unico (o unico e sorprendente) - il 33enne Kaukenas distrutto da Ettore Messina, e fare lo stesso in seguito con Marko Jaric. E investire in questo panorama addirittura in un triennale per trattenere Kristof Lavrinovic. Siamo d’accordo, un giocatore grandissimo, che entra però nei 32 e solo un anno fa è andato sotto i ferri per risolvere un problema di vertebre ballerine.
Anche stavolta Super-Siena farà maramao, la prossima stagione sarà almeno in Italia un ulteriore distacco dal resto, Milano permettendo, lo dice il sondaggio di Pianetabasket.com con un 42% per la replica senese mentre i bookmakers europei certificano la stessa cosa, ma in maniera ancora più netta. Sarà invece un po’ difficilein Europa con questa variabile impazzita del lockout, perché sono disponibili giocatori interessanti, motivati che sembrano tuttavia tenersi al largo dell’Italia. E alcuni fra i maggiori club europei, Olimpiacos, Real e Maccabi, hanno cambiato pelle,e la Mps prende la strada opposta mettendo in campo ben 7 over30 e vedremo chi ha ragione e se si potrà essere – europeisticamente parlando - “Old fashion” o Regimental.
Nel mercatino sviluppatosi dietro le due eccezioni, Siena e Milano, traspare forse un senso di sfida sempre minore. Sempre però meglio della rassegnazione. Chi ha tentato di fare qualcosa, vedi l’anno scorso Cantù coi nuovi proprietari “vecchio stile”, il coach votato da due anni come il più bravo del reame, ha raccolto i frutti. Tutti gli altri a mettere sulla bilancia la storie dei budget. Anche questa una delle tante “trappole” tese dalla volpe senese ai rivali sapendo che quell’inferiority-complex alla fine diventa più che un alibi, una seconda pelle. Una pelle grigia che ha reso il Basket Spaghetti meno attraente di quel che potrebbe essere.
Solo una volta le cose sono andate diversamente, nel grande Simmenthal di 42 anni fa che vinceva come oggi Siena, anche se gli standard di spesa di Adolfo Bogoncelli, il grande presidente, erano differenti. Ma di quanto?. Cesare Rubini riusciva a portare a casa Pino Brumatti con 10 palloni, oggi non bastano 3-4 milioni - a stare bassi - per trattenere il totem Lavrinovic. Eppure la svolta del basket arrivò quando quel Simmenthal invecchiò di colpo peerchè gli soffiò lo scudetto un club quell’anno pronosticato per la salvezza. Accadde quando Giovanni Borghi stufo di spendere soldi per giocatori famosi e un po’ egoisti, li mandò in colonia a Napoli, affidò la squadra a un ginnasiarca che veniva dal calcio, il cui nome era Nico Messina, dicendogli di lanciare i giovani. Non aveva altri miti, il Tigre della panchina, salvo esprimere il suo credo di coraggio e qualità di lavoro proprio dello sport. Scelte un messicano di 1 metro e 88, portò la grande novità del potenziamento atletico, credendo naturalmente in una razza italiana palluta quanto lui. Imbarcatosi difatti a 15 anni clandestino sulla nave da guerra che andava in Africa, si trovò sulla prima pagina della famosa “Domenica del Corriere di Achille Beltrame con una medaglia appuntata al petto e la carezza di Mussolini. Come coach, venne premiato dalla sorte da un ragazzino che sarebbe diventato il gigante invincibile, Dino Meneghin. Lo scovò in una scuola di Varese, volevano farne un campione del lancio del peso, potenziò la struttura muscolare e preso il meglio del vivaio della Robur et Fides, la Virtus Siena d’epoca, vinse lo scudetto segnando, se non erro, più di 90 punti per gara. Fu la vera rivoluzione del basket, mai imitata e soprattutto mai più intrapresa in Italia. Una rivoluzione diventata permanente, invece, per le repubbliche slave.
Dal Cittadino mi viene suggerito di parlare del calendario. “Sì, il Barbanera o quello di Frate Indovino?”, rispondo. Spiacente, ma parlare del calendario di basket non è interessanti, anzi, inutile. Ok, mi spremono, si fanno delle polemiche… Le polemiche – replico - sono una cosa seria, bisogna saperle accendere e spegnere, riservarle per argomenti più alti, come il rispetto per le persone, la salute, alla crescita generale di un movimento e trattandosi di uno sport professionistico il diritto all’equilibrio competitivo.
Altolà, dunque: i ragli d’asino non salgono al cielo. Cosa mai può cambiare se tu incontri prima o dopo, in casa e fuori, una squadra piuttosto che quell’altra?. Querelles da retrobottega. Sotto i cieli dei canestri dondola la spada di Damocle di una psicosi deja vu, non vorremmo si scimmiottasse il calcio. Semidistrutto come immagine da un fenomeno sociologico originato da due fattori, il denaro e la disparità economica, etichettato “sudditanza psicologica” . Un concetto gelatinoso che ha finito per creare danni peggiori nel contenuto mediatico di quella realtà (edulcorata) arriva taci attraverso gli atti di Calciopoli. E il cui attore principale è solo una maschera, un ex furbo capostazione di un piccolo paesino senese.
Certo, chi ha il potere lo esercita. E fa bene, entro certe dimensioni, e se la “patria gloria” è lo scopo finale. Un grande condottiere come Giulio Cesare consigliava di utilizzare però il potere sotto forma di collera e solo nei casi in cui questo potere fosse legittimo. Sappiamo tutti che fine ha fatto. Altrimenti l’esercizio di questo antico italico vizio-virtù, il potere, scadrebbe nel potere da operetta. Come quello nel basket, sempre più parodistico fino a scadere talvolta nel ridicolo.
C’è da sbellicarsi dalle risa, ad esempio, leggendo sui verbali di Baskettopoli di quel dirigente, credo amministratore delegato di un club di A che (irresponsabilmente…), nelle intercettazioni “denuncia” certe regalie ascoltate da un commissario arbitrale, e poi le ritratta. Non so se costui sia stato cacciato o premiato dal sistema. Ma si sono lette anche tante altre storie “umoristiche”. Ad esempio il presidente degli arbitri che ascolta senza battere ciglio il superfischietto di A siciliano che insistendo gli spiega le modalità per cancellare – che dire?...annientare!... - una collega siciliana. In un’altra intercettazione fra i due, allo stesso subalterno del cui negozio è probabilmente cliente, il presidente invece rimprovera che gli si solleciti il saldo di una fattura.
Siamo su “Scherzi a Parte”. Di fronte a cose del genere, non mi sogno nemmeno che uno vada a manomettere il calendario, a procurarsi gli arbitraggi, le scappatoie per aggirare le norme e trarre dei vantaggi pensando di farla franca. Magari la cosa a questo “uno” diverte, fa marketing, fa tanto boss, per cui è tanto convincente nel recitare questa commedia che gli altri credono sia proprio così. E poi, poveretti, ci speculano sopra. Ci vogliono prove, e naturalmente una Federazione e il suo Procuratore disposte a scavare dentro a queste cose. Altrimenti meglio soprassedere. Il Basket Spaghetti è questa “commedia goldoniana”, in attesa di un paio di mosse che rimetterebbero le persone e le cose al posto giusto. E cioè: al sacro rispetto del campo, dei valori , delle persone, dell’opinione libera.
Questo è anche un basket “troppobbuono...” per dirla come Ciro Ferrara nello spot della Danone perché consente a due fanti antichi di strappare,fra tante difficoltà, l’ennesimo contratto, per rispetto al ruolo storico di capitano. Gianluca Lulli, palestinese di Teramo, non s’aspettava certo a quasi 40 anni un ultimo ingaggio con una media di 0,7 punti e 7,2 minuti per gara. E dalla finestra, alla fine, è rientrato anche Alessandro Tonolli, lungo di Caprino Veronese degno di essere ricordato per aver trascorso ben 21 dei suoi 37 anni nella Virtus Roma. Pensate: negli ultimissimi anni è sceso sotto il minuto e l’anno scorso non aveva realizzato un solo canestro. Però, quanto ancora è generosa la nostra amata Lotteria Italia.
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