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29/04/2011 17:20

Il basket dei veleni superato dal volley

L'effetto Meneghin non ha ancora avuto risultati

Il basket dei veleni superato dal volley

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i Enrico Campana

SIENA. “ A 15 mesi dell’Olimpiade di Londra abbiamo già vinto la prima medaglia, essere riusciti a far calare del 3 per cento i sedentari”. E’ un  Gianni Petrucci ringalluzzito, in odore di  futuri alti incarichi (il Ministero dello Sport?) semmai davvero  lascerà fra un anno e mezzo la poltrona del Foro Italico dopo 4 mandati, quello che illustra   “urbi  et orbi” i lusinghieri risultati  dell’indagine CONI-Istat sullo stato di salute dello sport italiano. Risultati – roba da  Guinness -   inversamente proporzionali del depresso del quadro economico-politico-sociale. 

A parte la (scontata) premessa che non c’è nulla di più “relativo” delle statistiche, l’euforia  del gran capo del CONI si  proietta  benefica sulla spedizione olimpica di Londra, grazie al  balzo-record del 4,6%  è stato superato il tetto dei 4 milioni di praticanti.  Credo sia merito per questa passione sportiva della donna  che riflette la sua avanzata e il desiderio di conquista al centro della moderna società, oltre a nuove mode sportive, e l’abituale “zoccolo duro” del volontariato italico. Ma forse  anche alla cattiva televisione, e la cattiva politica che creano disgusto per cui la gente si rifugia  nello sport, e non solo per un concetto di salute.

In fondo però,  a vedere bene,  questo  balzo “olimpico” è inferiore addirittura a  quello del calcio (4,7),  sport che piace molto  anche ai ragazzini d’oggi, radicato in tutti gli strati sociali, media di successo (da qui favolosi contratti Tv) su scala internazionale. Questi ragazzi confermano anche di essere del tutto indifferenti  ad alcune  conclamate criticità del nostro “sport nazionale”, vedi  i vuoti sugli spalti e le delusioni della nazionale. Ma qui la Federcalcio è corsa  immediatamente  ai ripari, brava ad affidarsi a un saggio Diogene che ha sciacquato (con successo) i panni bergamaschi in Arno - parlo del  CT Prandelli-  e l’acquisizione dei “mejo” (detto in romanesco, lingua ufficiale del calcio) campioni-testimonial,  i vari Rivera, Baggio e Antognoni.

Il Bel Paese si conferma dunque  sempre più calciofilo, e non  voglio definirlo in pieno oscurantismo considerato il  successo planetario, la qualità di certi personaggi dirigenziali, quali Platinì, e che tocca anche gli Stati Uniti. Purtroppo stiamo  calcisticizzandoci sempre più,  anche se altri sport stanno attrezzandosi. Nascono nuove passioni (golf) e mode (badminton),  sport che avevano toccato il fondo si riorganizzano (tennis e atletica). Il  problema del doping non ha invece impedito alla bici di crescere,  con riscontri simili a quelli del calcio, ma forse in chiave più amatoriale, ma fra i pochi sport  in grado di grandi investimenti, vedi gli 80 milioni di euro della Toscana per i mondiali 2013.

Il calcio, per chiudere il discorso,  vale da solo  infatti  con i suoi 1,2 milioni di tesserati  tutti i  sei sport che lo seguono, pallavolo, basket, tennis, pesca sportiva, atletica e motociclismo. E qui purtroppo casa l’asino- basket che deve subire il bruciante sorpasso della pallavolo che pur  avendo gli stessi problemi -  come denunciato dalla Benetton  che punta su progetti sociali e d’impresa lasciando il professionismo pur avendo mietuto titoli per 20 anni -  ha saputo organizzare meglio il reclutamento.

Il basket  sembrava inattaccabile, destinato  sulla scia di un fenomeno sociologico mutuato dagli Usa presentato come “ lo sport del futuro”, si risveglia invece  al 3° posto. E unico  sport fra i primi 20 con segno meno, cioè in calo di tesserati. Lo  0,5 in meno  appare  rimediabilissimo, diciamo congiunturale, si gioverà della campagna FIBA per il riconoscimento olimpico del 3 contro 3 (disciplina tipicamente  italica risalente agli Orarzi e Curiazi…)  ma  comunque si tratta  pur sempre di  ben 16 mila tesserati. Speriamo, non siano tutti ragazzini.  Perché adesso ci sono anche dei giovanotti di oltre 40 anni che quest’anno andranno in azzurro al mondiale.

In ogni caso, non si può indicare un “wanted”, diciamo che l’effetto Meneghin ha bisogno ancora di tempo e il marketing è una illusoria coperta di Linus, mentre l’epopea di Siena ha creato contraccolpi e timori  mentre avrebbe dovuto produrre un spinta imitativa e innovativa. Invece è stato azzerato  il senso di sfida, c’è stata quasi rassegnazione.

Chiedo di analizzare il sorpasso a Matteo Cardinali,  esperto di politiche dello sport dell’Università di Perugia il quale conosce bene  e ha lavorato in questi due sport cugini e rivali.. “10 anni fa il basket era ancora decisamente avanti per numero di iscritti e società sportive, e di conseguenza anche per volume di affari. Nel 2004 l'Italia vince la medaglia d'argento sia nel basket maschile che nel volley maschile. Cosa ha fatto la FIP? Niente. Invece la FIPAV su idea di un mio amico e collega, il Prof. Paolo Pasqualoni di Roma, ideò il “progetto 1 2 3 Volley” e ci soffiò pure lo sponsor (Kinder, nda)   che beneficiò migliaia di scuole in Italia, dando una rete, 6 palloni e la possibilità di partecipare a minitornei e corsi di aggiornamento per gli insegnanti. E la parte tecnica fu affidata a Carmelo Pittera, lume nazionale del volley che oggi  sopravanza  il basket per tesserati (327.000 contro 322.000) che per  società (4909 contro 3739)”
Nella rubrica della scorsa settimana avevo parlato anche dell’insorgere di un fenomeno nuovo  imprevisto. Si tratta di   un’inquietante plutocrazia che ha indebolito via via la Fip e i club meno attrezzati creando disparità enormi all’interno del campionato di vetrina. Il quale,  invece di calmierarsi, ha rincorso modelli utopici riuscendo , con arroganza,  a ottenere   privilegi costituzionalmente sul filo del rasoio. Vedi  gli aiuti pubblici, vedi la Convenzione Fip.-Lega  ma non solo. Quando i  finanziamenti  di questi tempi  sono anacronistici e pure pericolosi, soprattutto per chi li concede.

Il sistema  di vertice professionistico, per certi versi ipertrofico e  per altri sottosviluppato, è percorso ormai dal  primo effetto di una plutocrazia che forse difetta di competenza e umiltà. E crede a quelle formula magiche che Petrucci ha criticato. Ecco affiorare il  cosiddetto spoil-system, ormai palese e nemmeno più strisciante. Se per gli americani significa “fare bottino”, da noi si è trasformata in una purga antipatica,  quasi una “pulizia etnica”. Questa la regola: chi prende il potere pretende di mettere i propri uomini. E  per far posto ai propri clientes mette all’indice le menti migliori.

Dopo aver ghettizzato la Lega Due, che il suo l’ha sempre fatto onestamente ed è il vero campionato di sviluppo, questo “Sistema” pretenderà una riduzione delle squadre per sanare i propri dissesti, avrà magari la faccia tosta di chiedere una A unica a 20 squadre  e pure la testa di Marco Bonamico, che come Meneghin è una storia  di sport e di motivazioni da salvare. Lo scopo? Poter controllare  così  magari anche la A di sviluppo che furbescamente sarà  la nuova A-2.  Vedremo se la Fip riuscirà a tenere fermo il timone delle prerogative e degli interessi del movimento,  in quanto contro 16 società  (di cui 5 in situazione critica), ce ne sono oltre 200 che aspettano ben altre risposte e producono i giocatori, o valorizzano quelli che i club di A non mettono in prima squadra facendosi pagare profumatamente i “prestiti” e beneficiando gli svincoli  a prezzi stracciati, vedi il “caso Imbrò”.

Questo nostro  basket è caratterizzato da ben 3 tappi di potere in continuo movimento.  E più grandi sono le debolezze, maggiore è l’esercizio cinico del potere. Non è bastato Baskettopoli per ricostruire da cima a fondo il settore arbitrale i cui dirigenti, commissari e arbitri sono soggetti parificati a “pubblici ufficiali preposti a pubblico servizio”, come sostiene il pm del processo reggino.

Non so rispondere a quei lettori che mi chiedono allarmati se davvero, come circola voce, all’interno del CIA siano cambiato nuovamente  gli equilibri di potere in virtù del  patto organizzato da tre regioni-faro, Lombardia, Emilia e Veneto alla quale si sarebbe aggiunta la Toscana. Non mi occupo di queste cose, ci penserà semmai il magistrato, idem per l’arbitro che certifica fatti non veritieri incorrendo nel cosiddetto “falso ideologico” come da denuncia di un magistrato  ligure contro gli organismi” della Fip.

So che il presidente  Zancanella ha buone intenzioni, intende rinnovare, me ne ha parlato di sfuggita. Si è presentato assicurando di volere “arbitri col sorriso”. Ma oggi è una lunga fila di musi lunghi e s’ingrossa quella degli epurati anche illustri. Una serie di nomine (anche aggiuntive, vedi i commissari a campionato iniziato) hanno creato una spaccatura all’interno del “Sistema Arbitrale”, soprattutto nelle designazioni. Per cui sarebbero operativa due “scuole” che farebbero capo a rispettivi centri di potere, uno dei quali vede attivissima  l’Aiap che  invitata (stoltamente)  a mettere lo zampino dal commissario dopo aver sfiduciato il presidente Tola, capisce “giustamente” di avere un potere enorme mai consentito in un nessun altro sport.  E lo sfrutta,  agisce da sindacato, se vogliamo parlare della spettacolarizzazione  della protesta pro-Facchini che ha sbeffeggiato la Fip e  forse anche “usato” lo stesso collega.

Dopo lo stop per due settimane del nostro arbitro più famoso (con Lamonica),  e il caso dell’ex presidente Tola che “perseguitato” da un suo ex commissario frustrato  con referti punitivi, tornato  in campo come arbitro starebbe riguadagnando terreno grazie a commissari che tendono a rivalutarlo. Ma solo  per giustizia, o per evitare uno scandalo?.

Domenica scorsa il “guerriero” Tola  è stato criticato dai giornali  per non aver espulso per una testata  il casertano Jones nella gara di Roma. Ha riconosciuto l’errore, fa parte della sua onestà intellettuale che contribuisce a una carriera che l’aveva portato(meritatamente)  a essere il primo presidente dell’autogestione del CIA in veste di “cavaliere senza macchia e senza paura”. Questo episodio sarebbe stato ignorato dal commissario, arrivato direttamente dal nord (pensate quanto costa oggi una trasferta in aereo…) per certificare un  triplo “ottimo” che gli permette di  rientrare fra i  fischietti dei playoff .

La vittima del’ultima purga non è meno illustre. Si tratta  Umberto Porcari, dirigente di spessore candidatosi, guarda caso, alla presidenza del CIA in opposizione a Zancanella, e archiviata  la bocciatura di  Facchini  sull’interpretazione di una norma poco chiara sul tetto dei 15 viti..  Purgato Facchini, guarda caso,  è toccato adesso al candidato più forte,  il  navigato dirigente che figurava nel Direttivo del CIA quale componente della Corte Federale.  E ci dici poco...

Sconcertato per essere stato retrocesso al ruolo di “osservatore Arbitri Gruppo 3”, Porcari ha inviato al presidente del  CIA (e per conoscenza al Comitato Laziale che non conta più nulla) supponendo un errore, una lettera di chiarimenti. “Nell'ipotesi di una così evidente "presa per i fondelli" in ordine alla mia professionalità tecnica e nei confronti della mia persona a livello pluriennale dirigenziale nel Settore arbitrale, considerate le dimissioni”, aveva ammonito.   E concludeva con  una nota quanto meno umoristica. “Vorrei ricordare – aveva aggiunto Porcari -  che lo scrivente, in qualità di Consigliere CIA in rappresentanza del Consiglio Federale e Responsabile della Commissione Designazione Osservatori nazionali, da quelli di Lega A a quelli del terzo Gruppo, ha "visionato" lo scorso anno, per verificarne l'attendibilità delle prestazioni commissariali, sia gli amici Tiziano Zancanella Presidente, sia il Responsabile attuale degli Osservatori Consigliere Enrico Pironi: di qui, oggettivamente ad una sicura presa per i fondelli"!

Con  una email molto asciutta Zancanella gli ha confermato prontamente  la  “retrocessione” dal 1° al 3° campionato. Porcari si è congedato definitivamente con stile (ironico) rimarcando  pero “di non condividere nella maniera più assoluta le metodologie valutative  e con l’augurio  a tutti voi di   buon lavoro a favore del Movimento, non solo arbitrale” .

Ci aspettano altri “veleni”?.  E’ probabile. Sembra infatti che il voto di “don Umberto”, un funzionario dei Beni Culturalii, fosse stato decisivo  quando un anno fa ad Avellino il CIA decise di sfiduciare Tola. Nel verbale della riunione che determinò  l’infausta caduta del suo presidente (almeno a giudicare dalla  successiva catena di casi e stranezze) , Porcari avrebbe  dichiarato di aver avuto pressioni per far saltare la testa del suo “capo”. E il documento sarebbe da quel dì  nelle mani del Procuratore federale il quale non ha mai chiuso il fascicolo. Fra i tanti buoni servizi resi al basket, Porcari potrebbe adesso  portare chiarezza su quell’episodio. E raccontare da chi, se è vero,  è partita quell’iniziativa, in modo da poter chiudere finalmente  un fascicolo che il magistrato del basket avrebbe lasciato in sospeso in attesa di sviluppi.  Ci sono già troppi misteri in Italia per farci togliere il sonno dalla “questione arbitrale”. Altrimenti prepariamoci ad un’altra bufera.

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