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23/02/2011 15:35

E’ grande crisi, salviamo la Mens Sana!

L'esempio della Benetton preoccupa, Ma Siena non teme

E’ grande crisi, salviamo la Mens Sana!

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i Enrico Campana*
SIENA. “Che Banca!”. Il commento (parola di microazionista) suona facile leggendo il preannunciato (e, peraltro, smentito)  aumento di capitale (credo per reggere i continui scossoni e l’arretramento del titolo in borsa) dell’Amata Banca.  “Una storia italiana dal 1472”, qui infatti c’era già ricchezza diffusa, grazie al suo Constituto (le leggi fortunate del 1300 diedero il là al Rinascimento locale e ai successi economico-finanziari dei suoi impareggiabili banchieri d’epoca). Un testo che dovrebbe essere insegnato nelle scuole e fatto studiare dalle istituzioni, e soprattutto applicato dai suoi “magister”, ma anche inviato per posta gratuitamente a tutti i cittadini. Una lettura più utile (il pocket credo costi solo 9 euro, complimenti agli autori) di certe pubblicazioni propagandistiche del dux di turno. E che permette anche di capire usi e costumi, e il significato di certe parole o toponimi, come Porta Camollìa. 
L’Amata Banca è nata dunque ancor prima che andasse a cercare tesori nelle Indie Occidentali - scoprendo l’America - messer Cristoforo Colombo, fra l’altro esiliato dalla casta di Siena perché da quel che si racconta lui, di famiglia umile, osò far profferta di matrimonio a una fanciulla altolocata. 
Uno pensa - a leggere queste notizie smentite dai vertici - che la banca sia meno forte (se dico indebolita da Siena cacciano anche me!) e sotto attacco della Grande Speculazione Planetaria. Ma fortunatamente, alla fine, ritrovo speranza e sorriso proprio dalle parole rassicuranti del presidente della Fondazione, quel Mancini Gabriello che conobbi grazie a Piero Ciappi, un craxiano vero, negli Anni Settanta a San Gimignano. Un uomo discreto e temprato, pratico, ideologo del piccolo cenacolo Dc del “Bel Soggiorno” (un albergo di tendenza), che di strada ne ha fatta. Anche stavolta il bravo Gabriello, lapidario e un po’ accigliato, ha spazzato via i nuvoloni neri: “Siena non scenderà sotto il 50 per cento”.  
L’annuncio – se mi è permesso - supporrebbe una politica di tagli di spesa e nelle elargizioni al territorio: in realtà, partecipando alle assemblee annuali MPS un paio di tribuni senesi rimproverano puntualmente alla banca - vexata quaestio - di andare al di fuori del proprio seminato, rimproverando che ne derivano minori benefici sanciti dal costituto cittadino. Ma considerando l’orgoglio senese, e l’abilità di destreggiarsi fra imperatori e papi, ghibellini e guelfi, bianchi e neri, posso permettermi un respiro di sollievo E non tanto per il mio micro-investimento, un atto d’amore e diciamo una “gabella” fatta pagare a me stesso quale innamorato (non corrisposto..) di questa città, quanto per alcune ragioni fondamentali per la conservazione di un vero Patrimonio dell’Umanità. Fatto di norme, gente, civiltà, stili di vita, naturalmente sapere, arte, filantropia, e infine anche per il suo grande sport, vantando due squadre di livello nei massimi campionati professionistici (in realtà la Robur sta per tornare in A). Ecco quindi un magnifico assist per i laudatores di professione: Siena è forte del titolo di squadra più vincente di un Centro-Italia minore, almeno se comparato alle medaglie e la visibilità dell’Amata-Armata Mens Sana Basket.
La prima cosa che non potrei mai concepire, di fronte a un Mps messo in minoranza magari da capitali cinesi o sauditi, forse ora non più da Gheddafi, è immaginare una Siena gestita da una multinazionale. Quindi con criteri relativi di finanza (alta e bassa), espropriata dalla sua proverbiale “noblesse oblige” che privilegia lo sport. Mi mette infatti angoscia collocare la città di Duccio e Cecco e del Buongoverno in un siffatto quadro, ben oltre un film di fantascienza. Un disagio tremendo per certi versi persino peggiore di quello del famoso assedio di Firenze, che costrinse il popolo senese, se non sbaglio proprio a febbraio di 450 anni fa, a esiliare le “bocche inutili”. Ovvero come vennero definiti vecchi e bambini. 
A proposito, siccome amo (e studio) Cecco Angiolieri e la storia, ricordo che febbraio per Siena è stato sempre “un affariccio”: si contano, fra i vari flagelli, diversi terremoti e la nascita il giorno di San Valentino di Pandolfo Petrucci, odiato dittatore dei Noveschi arrivato a uccidere, fra gli altri, il genero. Però qualcuno può eccepire che anche allora la città era ricca…
La seconda cosa, ultima ma non ultima, è che significherebbe smantellare, diciamolo papape papale, anche la Mens Sana Basket, e questo sarebbe troppo dopo che inopinatamente (e sbagliando i tempi) Gilberto Benetton ha deciso di dismettere nell’estate 2012 le sue squadre professionistiche, di cui la più famosa è quella Benetton Basket, ultimo argine demolito dalla straripante epopea senese. I tempi naturalmente sono preoccupanti non solo per Siena, ma per tutta l’economia mondiale col maggior rischio per i paesi-cicala e mal governati. Il sollevamento del mondo arabo mediterraneo significa terribili casi umani ma anche impennate del petrolio. Fortuna vuole che di fronte agli abituali “maneggi” della (cattiva) politica sia insorto il presidente Napolitano per eccepire sul “Milleproroghe”. Che è cugino del “Tagliaspese” di Tremonti, decreto che tuttavia i politici stanno emendando per salvare lo sport italiano proprio quando – guarda il caso - l’Espresso si è occupato della gestione del basket (“Che la festa cominci”, sottotitolo “Budget da capogiro per i 90 anni della Federazione Italiana Pallacanestro”), con relativa controffensiva di Dino Meneghin. Con la scusa della preparazione olimpica (Londra 2012), “per dare tranquillità alle Federazioni”, grazie al buon ufficio nelle Commissioni del Senato, di Paolo Barelli l’ex nuotatore diventato presidente della Federnuoto e cooptato dal Pdl in Parlamento, sta passando rapidamente una decreto legge ormai al traguardo che sgancerà lo sport dalle cosiddetti voci Istat.
Rimane il fatto che per ora le Federazioni hanno un tetto di spesa ridotto a 2 milioni di contributi, e non si vede come la Fip – a meno che non venga finanziata, come auspichiamo, dal suo advisor Rcs, il gruppo del Corriere e della Gazzetta – riesca a spendere 700-800 mila euro per questa Festa dei 90 anni per quanto siano stati modesti i suoi risultati in questo biennio: politici (due ko organizzativi, mondiali 2014 e europei 2013), d’immagine (copertura mediatica e contratti Tv, l’imbarazzante Baskettopoli che potrebbe, corre voce, riservare strada facendo altre sorprese), gestionale e di risultati (la Italipianigiani, come titolano a Siena, va agli europei grazie all’allargamento, idem la femminile, choccanti i risultati delle giovanili. Qui fa eccezione l’oro della juniores femminile, frutto più dell’abilità di un coach che non vedremo mai in Serie A maschile.
Io sto sempre dalla parte di Meneghin, ci mancherebbe altro, gli alti papaveri gli hanno fatto la guerra, appena eletto presidente su internet sono comparse le visure delle sue società col responsabile marketing e comunicazione (fatto ricordato anche dall’Espresso), ma deve sganciarsi da certe logiche di grandeur. E tornare nell’alveo del sistema che gli ha permesso di diventare famoso e ricco. E dimostrare di essere presidente di sostanza e austerity, prima che d’immagine. Sì, di austerità, se il segretario generale della Fip, come è avvenuto nei giorni, ha rimandato al mittente il rimborso spese di Rino Colucci, il superconsulente di Lega che designa gli arbitri di A. Motivo: la spesa non è più di sua competenza anche se viaggia l’Italia quale “commissario speciale Fip”. I rimborsi, mi spiegano, sarebbero stati tagliati addirittura del 70 per cento. Per cui, facciamo un caso, il vice-Colucci (in realtà per la Fip è lui il designatore), Felice Paronelli, dovrebbe assolvere le sue mansioni facendo la spola fra Roma e Gavirate (Varese) di cui è sindaco Pdl, per soli 30 euro...
Ma, vivaddio, ci sono sempre le eccezioni, e se di fronte di 25 mila euro di incassi di media della Benetton (idem per Roma!), mister United Color e Autostrade ha deciso di chiudere bottega, è chiaro che anche Siena dovrà prendere la via dell’austerity, e forse anche le sue squadre sportive non sono più in una botte di ferro. Non so il calcio, la Mens Sana può dormire tuttavia sonni tranquilli. Grazie a una convenzione, risalente a metà anni novanta - un capolavoro unico nella storia di questo sport a livello mondiale – verrà finanziata fino al 2050 dal consorzio delle varie istituzioni senesi attraverso la Finanziaria di Sviluppo. 
La precisazione del saggio avveduto Gabriello, avendo a cuore le sorte del basket, mi tranquillizza. Non è a rischio il futuro del”mio” sport al quale ho dedicato una vita (appassionata,ma molto meno appassionante quando vedo certe cose…). E dunque per finire vado al sodo: la Mens Sana Spa che ha registrato un costo di produzione di 19.302.918 euro al 30/06/2010 (ultimo bilancio) al giro di boa quest’anno ha 4486 spettatori (4° posto) con un incasso medio di 30.624 (12° posto). Dati proiettabili sui consuntivi finali. Non corre pericoli e può puntare al 5° scudetto consecutivo e alla Coppa dei Campioni. E’ giusto sostenere la bandiera del nostro movimento, a qualsiasi prezzo. Per la cronaca, ragionando in chiave panoramica nel contesto della Serie A, gli incassi lordi del campionato professionistico sono stati di 10.099.000 milioni. La cifra minore negli ultimi 20 anni, e non solo per il caso Napoli. Uno dirà che gli incassi di tutte le società messe assieme fanno circa la metà del budget di Siena, ma in Italia c’è un’eccezione per ogni cosa. E certi gioielli di Siena sono, ripeto, Patrimonio dell’Umanità.
encampana@alice.it

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