Scandalo all’Università di Catania

Meglio essere architetti per insegnare storia: lo decide Sernesi, docente a Siena

SIENA. Una storia tristissima di baronia universitaria che tocca in qualche modo l’Ateneo senese giunge attraverso l’interrogazione parlamentare al ministro dell’Università dell’onorevole del Pd Paolo Corsini. Scorrendo il testo, si narra di un concorso finito al centro delle polemiche bandito dall’università di Catania lo scorso 11 agosto. Selezione pubblica per la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato (per un totale di cinque anni) “per lo svolgimento di attività di ricerca, didattica e didattica integrativa” da assegnarsi mediante concorso pubblico, disciplina: storia contemporanea.
Tre professori vengono chiamati nella competente commissione d’esame: Luigi Masella dell’Università di Bari, Alessandra Staderini dell’Università di Firenze e Simone Neri Serneri dell’Università di Siena, che viene nominato presidente. Regole decise a novembre: le valutazioni debbano tener conto di titoli, curriculum e produzione scientifica degli aspiranti ricercatori. Trenta punti al massimo per la valutazione dei titoli, settanta per le pubblicazioni, da classificare in base ai seguenti criteri: originalità, innovatività, importanza. E, ovviamente: “congruenza con il settore scientifico-disciplinare per il quale è bandita la procedura”. A dicembre vengono ammessi alla seconda fase del concorso i sei risultati più meritevoli, con conseguente discussione davanti agli esaminatori dei titoli e della produzione scientifica.
Risultati del 20 dicembre: vincitrice è Melania Nucifora, prima classificata con 89,3 punti. Secondo Giambattista Scirè, con 86,45 punti, che chiede di accedere agli atti delle selezioni, con il risultato, secondo il deputato Corsini che dai documenti emergono “profili di illegittimità e palesi irregolarità”. La signora Nucifora è laureata, ma in architettura e non in storia contemporanea. Come farsi aggiustare un orologio rotto da un violinista! E il bello è che lo ammettono pure gli stessi membri della commissione nelle pieghe della relazione, ma senza fare una piega. Non solo.
Nell’interrogazione parlamentare si dice che Melania Nucifora non è neppure in possesso del titolo di dottorato di ricerca. Naturalmente di ben altra consistenza è il curriculum dell’escluso: laureato in storia contemporanea con il massimo dei voti, un dottorato di ricerca in studi storici per l’età moderna e contemporanea e cinque anni di attività da assegnista di ricerca, sempre in storia contemporanea. La fortunata vincitrice ha inoltre già avuto incarichi di docenze all’Università di Catania, dove ha insegnato in almeno due facoltà: Ingegneria e Lettere.
La chicca, poi, è nel rapporto tra Melania Nucifora e il presidente della commissione esaminatrice, il professore fiorentino docente presso la facoltà di Scienze politiche a Siena Simone Neri Serneri. “Tra le pubblicazioni della candidata vincitrice – chiosa l’interrogazione – si evinceva la presenza di due saggi contenuti rispettivamente in due volumi curati dal presidente stesso della commissione, Neri Serneri”.
Curiosamente, i criteri di valutazione scientifica premiano le quattro monografie di Scirè con 70 punti, le due della Nucifora con 63, falsando ancora di più l’impari tenzone. Paolo Corsini, al telefono con linkiesta.it ha aggiunto “Anche io insegno storia moderna. E devo dire che questo caso va al di là di ogni fantasia. Non riesco a capire come sia stato possibile che un candidato senza dottorato di ricerca e senza studi di storia contemporanea sia potuto passare avanti al secondo classificato, di cui conosco personalmente alcune pubblicazioni. Un confronto assolutamente improponibile”.
Ricorso al tribunale che ordina all’Università di Catania di rimediare all’ingiustizia commessa. Il 4 aprile scorso Neri Serneri, Masella e Staderini si riuniscono presso l’Università di Roma, confermando l’esito del concorso e ignorando l’ordinanza del Tribunale Amministrativo.  I baroni universitari si sentono più forti della legge!