Sacchetti biodegradabili, si preferisce l’imballaggio al rifiuto zero

Federcontribuenti interviene su tema: "Aumentano i costi anche dello smaltimento rifiuti"

ROMA. 12 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno in Italia, il 40% è composta da materiali plastici non riciclabili con conseguenze devastanti dal punto di vista ambientale e di costi per lo smaltimento dei rifiuti stessi. Federcontribuenti: ”l’imballaggio lo paghiamo 2 volte, quando lo acquistiamo e quando lo smaltiamo come rifiuto. Sempre venga smaltito secondo le norme vigenti e non secondo i collaudati sistemi mafiosi”. Il 32% degli imballaggi in plastica viene perso dopo il primo utilizzo e dove finisce?”

Si parla di ”economia della plastica” e racchiude il costo di produzione degli imballaggi, il costo della raccolta, dello smaltimento e del riciclo. Una catena con maglie larghe tant’è che l’impatto ambientale è devastante come quello sulla salute umana. Il 98% della produzione di imballaggi in plastica è di natura vergine e dopo il loro utilizzo il 32% viene disperso nell’ambiente; il 40% finisce nelle discariche e queste smaltiscono il 14% negli inceneritori e il restante riciclato.Stiamo perdendo di vista lo scopo.

A pochi giorni dall’entrata in vigore della legge sui sacchetti a pagamento nei supermercati i primi dati: il 12% acquista frutta e verdura già confezionata e un 7% ha ammesso di comprare meno frutta e verdura. ”La fregola dell’obiezione e della rivoluzione ci sta sfuggendo di mano – dice Paccagnella -, non si ragiona più, si va contro tutto a prescindere. Anche contro norme sacrosante”.

Il comparto agroalimentare è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio.

”Gli imballaggi incidono sui costi del prodotto fino al 30%, incidono sulla tassa dello smaltimento rifiuti a carico dei consumatori – che sono anche i contribuenti – incidono sull’ambiente e sembra una catena infinita che non vogliamo spezzare”.

Quanta plastica produciamo?

La somma di tutta la produzione mondiale fino al 2015 ammonta a 8 miliardi e 300 milioni di tonnellate; il 12% finisce negli inceneritori, circa 5 miliardi di tonnellate di plastica finisce in una discarica o disperso nell’ambiente, ”spesso le discariche non rispondo ai requisiti minimi di legge e qui si aprirebbe un capitolo enorme sulle mancate politiche in tema ambientale”.

Conclusioni.

La tassa sui rifiuti cresce ogni anno del 10% a famiglia, oggi la media è di 500 euro all’anno. Cresce anche il costo dei prodotti acquistati perchè crescono i costi per l’imballaggio, così il consumatore che è anche contribuente paga sempre di più ritrovandosi infine città sporche, acque e terre inquinate e salute sempre più compromessa.

”Non arriveremo mai a produrre meno rifiuti se ci ribelliamo a dei sacchetti biodegradabili. In questa guerra in difesa della salute e dell’ambiente sono i cittadini che possono e devono cambiare le cose. Basterebbe cambiare cattive abitudini; in tema di rifiuti pericolosidovremmo imporre obblighi e misure drastiche che coinvolgano in primis le aziende e infine chi gestisce materialmente i rifiuti pericolosi raccolti. Non nascondiamoci sotto la sabbia,l’ecomafia è una azienda tuttora in crescita. Non basta contestare, indagare, occorre condannare anche chi per risparmiare usufruisce di aziende mafiose che smistano a cielo aperto sostanze maledettamente mortali”.