Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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“Prestito ipotecario vitalizio: la casa non è un bancomat”

Condanna di Adusbef e Federcontribuenti per il PIV che entra in vigore il 2 marzo prossimo

ROMA. Il nuovo Prestito ipotecario vitalizio (Piv), in vigore in Italia dal 2 marzo p.v., un finanziamento senza rata, a metà tra un prestito e un mutuo, rivolto a chi ha più di 60 anni e decide di attingere al ‘bancomat casa’ in cambio del 15 -25% del valore dell’immobile, sul quale viene iscritta un’ipoteca in alternativa alla nuda proprietà,  ha lo scopo di gettare nelle grinfie dei banchieri migliaia di vecchi ed il sudato risparmio di intere generazioni, rendendo tossico-dipendenti del denaro facile apparentemente elargito gli stessi eredi, che difficilmente riusciranno ad estinguere i debiti bancari, liberare l’immobile dall’ipoteca, vendere l’immobile o lasciare che la banca mutuataria venda l’immobile per rimborsare il proprio credito.

Diversamente dalla ‘nuda proprietà’, la proprietà dell’immobile rimane agli  eredi  e con essa il debito accumulato che i congiunti potranno estinguere entro 12 mesi, in unica soluzione riscattando la casa o vendere l’immobile per rimborsare la banca, trascorso il quale spetterà all’Istituto di credito vendere l’immobile  per rientrare del credito vantato, che non potrà essere superiore al valore della stessa abitazione: e ci mancherebbe, che il 25% del prestito possa superare perfino il valore immobiliare!

I tassi attualmente praticati (tra il 7,50 ed il 9,00%), a differenza  dei mutui trentennali fissati a circa la metà (3,5- 4,00%, rendono onerosissimo tali prestiti, con l’aggravante della capitalizzazione annuale degli interessi, le spese (perizia, istruttoria, assicurazione incendio/scoppio) sono capitalizzati periodicamente sul finanziamento originario e rimborsati tutti in un’unica soluzione alla morte del contraente.

Considerando un finanziamento da 100.000 euro e un Taeg del 7,5%: il primo anno si matureranno 7.500 euro; il secondo anno il 7,5% viene calcolato sul montante, costituito dal capitale (100mila euro) e gli interessi maturati, quindi 107.500 euro salendo così nel secondo anno a 8.062 euro, e dopo 14 anni i 100.000 euro diventano oltre 275.000, trascorsi 20 anni bisogna restituire 425.000 euro, con calcoli anatocistici (interessi sugli interessi), dichiarati illegali dalla legge L n. 147/2013 (c.d. legge di stabilità 2014) che ha modificato il testo unico bancario (TUB) ponendo fine alla prassi degli interessi sugli interessi dei conti correnti e dai tribunali, come la sentenza della sezione civile di Cassazione  n. 9127/2015 depositata il 6 maggio che ha dato ragione al titolare del contratto di apertura del credito con garanzia ipotecaria cui era pervenuta un’ingiunzione dall’istituto bancario per il pagamento di oltre un milione di euro.

Adusbef e Federconsumatori, che si riservano di impugnare ancora una volta norme ad uso e consumo delle banche, lanciano un appello volto ad evitare il più possibile il prestito ipotecario vitalizio, con lo specchietto delle allodole di migliorare il tenore di vita, soddisfare esigenze di consumo o anche supportare con l’anticipo i figli nell’acquisto della casa senza perdere la proprietà dell’immobile, l’ennesimo tentativo di saccheggiare il sudato risparmio dei vecchi, spogliando gli eredi con spese, interessi e provvigioni da parte di un sistema bancario avido e spregiudicato, tra i peggiori d’Europa.

Le banche italiane, non contente di saccheggiare i consumatori, le famiglie e le piccole e medie imprese sono – come spiega Zigmunt Bauman nel ‘mondo drogato della vita a credito’ alla ricerca di nuove terre vergini da esplorare: ”Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga”.

Il prestito ipotecario vitalizio rappresenta l’ennesima fornitura di droga, che si aggiunge alle carte di debito, al denaro dal nulla di plastica e delle carte revolving, per rendere ancora più schiavi milioni di famiglie gettate nelle grinfie di banche e società finanziarie, con l’illusione di condizioni più felici con vite scandite da rate e ratei di interessi anatocistici che non si riusciranno mai a pagare, ipotecando così il futuro dei giovani, con il risparmio di intere generazioni investito nelle proprie abitazioni con duri sacrifici e costosi mutui, che rappresentano ‘quelle nuove terre vergini’ del patrimonio immobiliare privato costituito dalle case, pari a 4.837,8 miliardi di euro, come nuova frontiera da saccheggiare.

Stupisce che si possa festeggiare acriticamente  l’ennesimo esproprio del risparmio immobiliare dei vecchi, quei nove anziani su dieci proprietari della casa in cui vivono, già impoveriti da errate politiche economiche e fiscali, dispensando modelli fallimentari di un mondo drogato della vita a credito, che dà dipendenza come poche altre droghe, in sintonia con l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) e con le banche, i cui interessi non hanno mai coinciso con diritti ed interessi delle vessate e saccheggiate famiglie italiane.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)