Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

I giornalisti uccisi in Italia: dal fascismo, dal terrorismo, dalla mafia

Il giornalismo italiano ha i suoi martiri. A partire dal ventennio fascista e successivamente durante il periodo del terrorismo, delle stragi di mafia. Colpiti anche inviati di guerra, giornalisti che raccontavano quello che accadeva nel mondo, con o senza collegamenti con l'Italia.
Alcuni di questi morti non hanno ancora avuto giustizia.
L'elenco è ripreso da un articolo comparso sul sito online "Giro di vite".
Piero Gobetti, muore il 16 febbraio 1926, a Parigi, dopo essere stato percosso dai fascisti. Quando muore ha 25 anni. La stessa cosa che accade a Giovanni Amendola, bastonato nel luglio 1925 e che morirà a Cannes il 7 aprile 1926. Poi Carlo Merli ed Enzio Malatesta, entrambi aderenti al Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, furono arrestati l’11 dicembre 1943 e fucilati per ordine del Tribunale speciale tedesco.

La mafia ha assassinato in Sicilia Cosimo Cristina (5 maggio 1960, 24 anni) ; Mauro De Mauro (16 settembre 1970, 49 anni) ;Giovanni Spampinato (27 ottobre 1972, 26 anni) ; Giuseppe Impastato (10 maggio 1978, 30 anni), dilaniato da un’esplosione, che dai microfoni di Radio Out aveva denunciato gli affari mafiosi di Cinisi ; Mario Francese (27 gennaio 1979, 54 anni) ; Giuseppe Fava (5 gennaio 1984, 59 anni), fondatore de I siciliani, ucciso per le sue inchieste sugli appalti edilizi e i collegamenti tra mafia e missili di Comiso ; Mauro Rostagno (26 settembre 1988, 45 anni), redattore di una tv privata ; Giuseppe Alfano del quotidiano La Sicilia (8 gennaio 1993, 48 anni).

La camorra ha assassinato, il 23 settembre 1985, per le sue inchieste sulle alleanze criminali a Torre Annunziata Giancarlo Siani, 26 anni, de Il Mattino, mentre ancora misteriose sono le cause dell’assassinio di Carmine (Mino) Pecorelli, direttore del settimanale OP il 20 marzo 1979 (per questo delitto è stato assolto il senatore a vita Giulio Andreotti accusato di essere il mandante).

Ed ancora : l’ex vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno (16 novembre 1977, 61 anni) e l’inviato speciale del Corriere della Sera Walter Tobagi (28 maggio 1980, 33 anni), presidente dell’Associazione lombarda dei giornalisti, entrambi assassinati dalle Br.

In Mozambico, nel 1987, è stato assassinato il triestino Almerigo Grilz dell’agenzia di stampa Albatros. L’1 giugno 1993 fu ucciso in Bosnia il freelance Guido Puletti, 40 anni mentre il 20 marzo 1994 furono uccisi insieme, in Somalia, Ilaria Alpi, 33 anni, del TG3 e il telecineoperatore triestino Miran Hrovatin, 46 anni. Un anno dopo, il 9 febbraio del 1995, sempre in Somalia, fu assassinato, in un agguato, il telecineoperatore Rai Marcello Palmisano. Poi toccò ad altri tre triestini, il giornalista Marco Luchetta e gli operatori Alessandro Ota e Dario D’Angelo, assassinati a Mostar in Bosnia. Quindi Antonio Russo (15 ottobre 2000, 40 anni) inviato di Radio Radicale, sulla strada di Tblisi in Georgia. Russo fu l’ultimo giornalista a documentare la pulizia etnica a Pristina (Kosovo). E da ultimi, il medico-reporter Raffaele Ciriello in Palestina, ucciso dai soldati israeliani il 13 marzo 2002, Maria Grazia Cutuli (19 novembre 2001, 39 anni) del Corriere della Sera in Afghanistan ed Enzo Baldoni (26 agosto 2004, 50 anni) freelance ucciso in Iraq.