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“I Governi cambiano, le stangate restano”

Adusbef e Federconsumatori chiedono la restituzione di 17 "una tantum"

ROMA. Le richieste assurde dell’ennesima manovra correttiva dell’Ue, deprimeranno i consumi con gravissimo pregiudizio sulla flebile ripresa economica. Non è possibile assistere inerti al diktat della cleptocrazia europea a trazione tedesca, che ha già condizionato la perdita del potere di acquisto, con manovre economiche depressive di governi succubi  che cambiano, con stangate a danno delle famiglie  che restano.

Adusbef e Federconsumatori, che si oppongono all’ultimo diktat della commissione Europea (che ha lasciato mano libera alle mance elettorali e referendarie del Governo Renzi-Padoan), hanno già calcolato l’impatto deleterio dell’aumento dell’IVA (dal 10 al 13% nel 2017 e dal 22 al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 ed al 25,5% nel 2018) e delle accise sui carburanti.  Con effetti disastrosi sull’intera economia, tra ricadute dirette (vale a dire l’aumento dei prezzi) ed indirette (dovute all’effetto moltiplicatore che l’aumento dei costi di produzione e di trasporto produrrebbe sull’intero sistema dei prezzi, incrementando quindi anche le voci primarie con IVA al 4%), per ogni famiglia che si troverebbe a fare i conti con un aggravio di ben +842 Euro annui. Per una famiglia di 3 componenti tale cifra salirebbe addirittura a +955,51 Euro annui. Un importo insostenibile, soprattutto in un momento delicato e difficile come quello che il Paese sta attraversando. Tale aggravio comporterebbe una ulteriore contrazione della domanda interna, con risvolti drammatici per l’intero sistema economico. Per questo è indispensabile che il Governo agisca con responsabilità, facendo di tutto per evitare nuovi irresponsabili aumenti dell’IVA e delle accise. Ecco, nel dettaglio, cosa accadrebbe con l’aumento di IVA e accise: una famiglia media balzerebbe con l’aumento dell’Iva dal 10 al 12-13% e di quella dal 22 al 25% ad un totale, di tutte le componenti, di quasi 842 euro annui a famiglia. Per ricadute intendiamo quelle dovute all’incremento delle accise sui carburanti (a regime per l’aumento dell’IVA su gas, elettricità + accise sui carburanti (che incidono su costi di produzione e costi di trasporto a regime: +87 Euro annui a famiglia (pari a +0,3% su tasso di inflazione. Se poi considerassimo una famiglia di 3 componenti, le ricadute complessive, a regime, sarebbero pari a ben +955,51 Euro.

Adusbef e Federconsumatori inoltre, chiedono un immediato riordino delle 17 una tantum sulle accise, diventate strutturali sui prezzi dei carburanti, risalenti alla guerra dell’Abissinia di oltre ottanta anni fa.

Di seguito, tutte le accise sulla benzina:

€ 0,000981: finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;

€ 0,00723: finanziamento della crisi di Suez del 1956;

€ 0,00516: ricostruzione post disastro del Vajont del 1963;

€ 0,00516: ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966;

€ 0,00516: ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;

€ 0,0511: ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976;

€ 0,0387: ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980;

€ 0,106: finanziamento della guerra in Libano del 1983;

€ 0,0114: finanziamento della missione in Bosnia del 1996;

€ 0,02: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;

€ 0,005: acquisto di autobus ecologici nel 2005;

€ 0,0051: terremoto dell’Aquila del 2009;

€ 0,0073: finanziamento a manutenzione e conservazione  beni culturali, enti culturali nel 2011;

€ 0,04: arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;

€ 0,0089: alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011;

€ 0,082 (€ 0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;

€ 0,02: finanziamento post terremoti dell’Emilia del 2012.

L’idea di alzare ancora una volta le accise sui carburanti  di 2 centesimi, per coprire  parte della manovra correttiva 3,4 mld di euro, imposta da un’Europa ebbra, che non ha battuto ciglio sul  Jobs Act, costato 18 miliardi di euro, che invece di produrre maggiore occupazione ha prodotto una falcidia di posti di lavoro  ed il 40.1% dei giovani disoccupati. Né sui 20 miliardi die euro per salvare banche, banchieri ed evidenti responsabilità di Bankitalia, la cui omessa vigilanza è sotto gli occhi di tutti, per addossare l’ennesima stangata sui più poveri e sulle famiglie già taglieggiate, è folle, sbagliata e da contrastare.

Elio Lannutti (Adusbef)- Rosario Trefiletti (Federconsumatori)

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