Def, il governo della cabala e dei rinvii

Adusbef e Federconsumatori accusano Renzi di finanziare le sue promesse con l'aumento del debito pubblico

ROMA. La sonora bocciatura del Def, da parte dell’ufficio parlamentare di Bilancio e del Fondo Monetario, con numeri e dati che assomigliano sempre più ad una cabala, invece che a stime rigorose suffragati da cifre ed analisi economiche, hanno portato il premier ad affermare, che il Governo ha sempre trovato le coperture.

Come sempre a ottobre – ha scritto Renzi– gli esperti ci dicono che le nostre misure non hanno copertura e i numeri non tornano. Rispetto le loro tesi anche se ricordo che dicevano la stessa cosa per gli 80 euro, per la tassa sulla prima casa, per il JobsAct e i suoi incentivi, per l’Irap costo del lavoro, per le tasse agricole, per il patent box e il superammortamento o per i soldi in più sulla scuola o sulla cultura. Abbiamo sempre trovato le coperture, smentendo le previsioni negative: continueremo a farlo”.

La Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2016, approvato da Consiglio dei ministri del 27 settembre, presenta un quadro macroeconomico pieno di incognite e sonoramente bocciato perfino dal FMI, che non segna nessuna inversione di tendenza della politica economia del Governo Renzi, rispetto alle ottimistiche previsioni, messe nero su bianco ad aprile scorso.

In sintesi l’andamento macroeconomico del triennio 2015-2017, con le previsioni aggiornate e, tra parentesi, quelle del Def dell’aprile scorso.

2015                   2016                         2017

Pil                       +0,7%         +0,8% (+1,2%)            +1,0% (+1,4%)

Deficit                  2,6%             2,4% (2,3%)                2,0% (1,8%)

Debito              132,3%        132,8% (132,4%)        132,2% (130,9%)

I dati economici, essendo più forti della propaganda trasmessa a reti unificate per cercare di convertire  all’ottimismo cittadini e famiglie, tuttora stremati dalla lunga crisi, dimostrano che il Governo, oltre a gonfiare le previsioni, utilizza la tecnica di rinviare i provvedimenti a futura memoria (come i 15,1 miliardi di clausole di salvaguardia), finanziando a deficit  (debito pubblico cresciuto di ben al ritmo di 5 miliardi di euro al mese con Renzi) misure clientelari, che finiscono per affossare la ripresa, con l’aggravante di una vera e propria manipolazione dei dati stimati, con un + 0,4% del Pil  nel 2017,che prelude ad una manovra lacrime e sangue di 34/38 mld nel Def 2018/2019, per coprire i buchi di bilancio.

Le clausole di salvaguardia valutate 54 mld di euro dall’Ufficio di Bilancio (UPB) nel triennio 2017-2019, furono introdotte per la prima volta nella manovra del luglio 2011 (D.L.n. 98), più volte modificate, prevedono l’aumento automatico dell’Iva nel caso non vengono raggiunti alcuni obiettivi,manleva di carenti coperture, il cui impatto negativo è solo rinviato di anno in anno a futura memoria, con l’ennesima proroga  (la quinta) degli aumenti Iva, che nel 2017 valgono circa 15,1 miliardi a garanzia di mancate coperture.

La prova provata che Renzi finanzi le sue promesse  (bonus fiscali, Jobs Act, esenzione Imu-Tasi, ecc ), è nella crescita abnorme del debito pubblico, pesante ipoteca sulle future generazioni, debito aumentato di ben 145 miliardi di euro dopo 29 mesi di Governo, da 2.107,1 miliardi di euro nel febbraio 2014 a 2.252,2 miliardi di euro nel luglio 2016, al ritmo di 5 miliardi al mese; 168 milioni al giorno; 7 milioni di euro l’ora; 116.000 euro al minuto; 1.943 euro al secondo, ed una tassa occulta aggiuntiva pro-capite, per ognuno dei 60 milioni di abitanti di  2.360 euro.

Recuperare serietà e rigore nella gestione dei conti pubblici, invece della propaganda delle slide, dovrebbe essere un imperativo del Governo e ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, per la serietà e reputazione dell’Italia ed il suo futuro.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)