Adusbef: “Lo Stato incentiva i grandi evasori”

"Individuato nel caffè espresso e nel cappuccino con cornetto la vera piaga, imponendo più bancomat per tutti"

ROMA. Lo Stato di polizia fiscale, che continua a surrogare un carrozzone pieno di buchi come la Sogei, non pago di aver introdotto il grande fratello nei conti correnti bancari, che finiranno sotto la lente del fisco, con l’Agenzia delle Entrate che avrà a disposizione tutti i dati sui clienti degli istituti di credito, come saldi, giacenza media, movimenti, bonifici, carte di credito e bancomat, assegni, per una presunta lotta all’evasione, lo stesso Governo che incentiva i grandi evasori ed i professionisti dell’elusione con perdoni, condoni, rottamazioni, ha finalmente individuato nel caffè espresso e nel cappuccino con cornetto la vera piaga, imponendo più bancomat per tutti.

Mentre la crisi ha falcidiato negli ultimi anni circa 160.000 imprese (artigiane e piccoli negozi di vicinato), con una raffica di chiusure che ha portato alla perdita del posto di lavoro di circa 400.000 addetti, il governo impone (con l’ennesimo favore alle banche) una multa di 30 euro per gli esercenti che dovessero rifiutare i micro-pagamenti con bancomat o carte di credito, dal caffe espresso al giornale, al cappuccino con cornetto, le cui transazioni sotto i 5 euro implicherebbero l’installazione ancor più capillare dei Pos, arrivati a 2,180 milioni, con la promessa di abbattere le commissioni interbancarie non superiori allo 0,2% del valore dell’operazione stessa per il bancomat, allo 0,3% sulle carte di credito, come peraltro imposto da una direttiva Ue, ma come sempre non applicata quando è favorevole ai consumatori, nell’Italia dei furbetti.

Quando un consumatore paga con carta di credito o  bancomat per un acquisto, la banca dell’esercente che incassa, è costretto  a pagare una commissione a quella titolare della carta utilizzata per pagare; su ogni 100 euro pagati con la carta di credito, il negoziante ne incassa 99 e la sua banca ne trattiene 1 euro dei quali 70 centesimi vanno alla banca che ha emesso la carta del compratore e la parte restante va divisa tra il sistema che gestisce la rete delle carte (Mastercard, Visa o Pagobancomat in Italia), la copertura dei costi e un margine di guadagno.

Nell’Italia del ‘caro banca’ i cui costi medi per gestire un conto corrente sono di 318 euro l’anno, contro una media Ue di 116 euro, i balzelli su carte di credito e bancomat sono infiniti: dalla commissione per anticipo contante, pari al 3,2% con un minimo di 2 euro (3,5% con minimo di 2,5 euro  la commissione per la conversione di valuta — applicata nei Paesi non euro — è all’1,5%, il cui balzello sulla valuta può includere due spese, sia quella applicata da chi emette la carta (in genere fino all’1%), che quella imposta dal circuito sul quale la carta gira (fino all’1% per Visa), alla commissione per la benzina, in genere 77 centesimi qualora si volesse pagare con la carta di credito il rifornimento dei carburanti.

Con il governo che nel decreto fiscale, introduce l’ennesima iniquità nella rottamazione, comma 7,ultimo articolo che recita: “In deroga alle disposizioni dell’alinea dell’articolo 6, comma 8, del Decreto, la facoltà di definizione prevista dal comma 1 del presente articolo può essere esercitata senza che risultino adempiuti i versamenti relativi ai piani rateali in essere. Non si applicano le disposizioni previste dall’alinea dell’articolo 6, comma 8, del Decreto, aventi ad oggetto l’adempimento dei versamenti relativi ai piani rateali in essere”.

I contribuenti di serie A, che hanno ricevuto una cartella esattoriale pre-elettorale, non pagano nemmeno le rate di un eventuale piano già attivato perché tanto non rappresenta un requisito per l’ammissione, a differenza di quelli di serie B che hanno aderito alla prima rottamazione, costretti a pagare le 4 rate da ottobre a dicembre 2016, per essere ammessi alla definizione agevolata.

Mentre i contribuenti di serie B che si sono indebitati (con le banche) per mettersi a posto con il fisco, hanno visto sgravate sanzioni ed interessi per la sola parte residua del carico ammesso a rottamazione, perdendo di fatto le quote per sanzioni e interessi pagate con le 4 rate, i contribuenti di Serie A, che aderiranno a questa ennesima rottamazione, pagheranno meno risparmiando la quota sanzioni e interessi relativi alle 4 rate richieste, al contrario dei primi aderenti alla rottamazione.

Il governo dovrebbe smetterla di strizzare gli occhi agli evasori con condoni e perdoni reiterati, per perseguitare, stangare, vessare ed angariare quei contribuenti i quali, analogamente ai piccoli esercenti rappresentano la maggioranza delle entrate fiscali, privi di grandi professionisti esperti nell’elusione, che faticano per tirare avanti senza licenziare, divorati da una pressione fiscale non più tollerabile, per finanziare apparati inefficienti ed una idrovora burocratica-amministrativa spesso inutile e dannosa.

Elio Lannutti (Adusbef)