Palio di Piancastagnaio: edizione 2018 tutta la femminile

La scelta del sindaco per il palio di quest’anno è caduta su un’artista proveniente da Pitigliano: è Alessandra Letteri, nota per il trompe-l’oeil

di Fabrizio Pinzuti

PIANCASTAGNAIO. Tutta al femminile l’edizione del Palio di Piancastahgnaio 2018. Lo scudo ligneo del premio “Asta e Bacchetta” che va alla contrada che meglio si è comportata nella Festa degli Statuti del 12 Agosto scorso, assegnato al rione di Coro, è opera dell’artista pianese Sara Guerrini, figlia d’arte, di quel Nello Guerrini autore di quattro palii di Piancastagnaio e del “Cupello” 2017. Nel 2018 la ventinovenne pittrice ha già realizzato il Palio di Bomarzo, di San Secondo Parmense e quello recente di Casole d’Elsa (rimandato per infortunio a un cavallo al 2019). Il “Cupello”, l’artistico piatto cupo, cioè fondo, che va alla contrada che meglio sfila nella processione e nel corteo del palio, è stato realizzato da un’altra artista pianese, Paola Angelini; si tratta di un’opera originale sia per la materia scelta, un impasto scuro assai simile al bucchero,sia per le forme e le figure impreziosite da lineamenti in oro.

Il premio più atteso ovviamente è proprio il palio che andrà alla contrada che si aggiudicherà la corsa dei cavalli che si corre nell’ovale circostante al campo di calcio dello stadio il 18 agosto in onore della Madonna di San Pietro, voluto dal padre carmelitano Eliseo Fratini nei primi anni 50, poi interrotto nel 60 e ripreso con regolarità dal 1979. La scelta del sindaco per il palio di quest’anno è caduta su un’artista proveniente da Pitigliano, paese dove il primo cittadino e la sua famiglia hanno risieduto a lungo, Alessandra Letteri, nota per il trompe-l’oeil, pitture con precise regole prospettico-dimensionali, in cui si esaltano i giochi di luci ed ombre, di colori e delle loro sfumature, per ottenere l’effetto del cosiddetto “inganno dell’occhio”. E proprio il primo colpo d’occhio quando si svela il palio è per il grande sfondo cinereo-plumbeo, nel quale si librano come bolle di sapone o sfere di vetro di varie dimensioni i temi d’obbligo del palio: i simboli e i colori delle quattro contrade (Borgo, Castelli, Coro, Voltaia), la figura della Madonna di San Pietro, a cui si aggiungono lo stemma del Comune e dell’ordine carmelitano. Ci vuole la spiegazione dell’artista per collegare quel colore al mercurio e a Mercurio, in tutte le loro implicazioni, e il richiamo al cielo libero da nubi per l’intervento del messaggero degli dei con i calzari alati, come pure per comprendere l’analogia con il cielo della Primavera del Botticelli. Di tutta evidenza e comprensione è invece la figura centrale in basso, più una madre con il suo pargolo che una Madonna con Bambino, simbolo palese di una maternità dematerializzata e risolta in puro affetto, colta nel suo momento e nel suo valore di protezione e di amorevole educazione. Di effetto anche la figura centrale della cavalla – simbolo insieme della maternità e della corsa – in un momento di impennata, forse causata dalla grande tensione che anima la corsa, soprattutto nella partenza. Quando insomma il “cencio”, come si dice a Siena, non è uno straccio. Per quanto riguarda la corsa vera e propria si tratta del primo palio pianese con tutti mezzo sangue, il secondo senza Sorriso, al secolo Giampiero Giorgeschi, prima fantino vittorioso del palio con i colori di Castello a pelo di Zingara, poi attento interprete di cavalli e fantini, sempre presente, anche con l’umiltà dello stalliere, nei momenti topici del palio, prima che un male incurabile lo togliesse all’intera comunità di Piancastagnaio.