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Eroica: il percorso di 106 km è dedicato a Felice Gimondi

Giancarlo Brocci: "È mancato ora ma ormai, come solo gli immensi, vivrà sempre"

GAIOLE IN CHIANTI. Gimondi è stato un privilegiato; intanto ha avuto l’avversario più forte di sempre e Merckx gli ha tolto vittorie ma reso gloria infinita anche nelle sconfitte. Ha avuto un esordio trionfale quasi per caso, un Tour che non doveva correre vinto da ragazzo, ha avuto una delle canzoni più belle dedicate al ciclismo e Ruggeri gliel’ha chiamata per nome, come solo Conte per Bartali. Ha avuto il più grande cantore ancora in auge per lui e lumbard, quel Gianni Brera per cui fu Toro Seduto e poi Nuvola Rossa, comunque un capo indiano con rughe, saggezza e carisma indiscusso. Ha avuto prima il rispetto e poi l’amicizia sincera dell’immenso rivale, sempre al suo fianco negli ultimi anni a cantarne laudi. Ha avuto, come ci dicemmo all’ultimo incontro a Marciano della Chiana, il privilegio di un podio mondiale ed ormai millenario: aver vinto i 3 grandi Giri più Mondiale, Roubaix e Lombardia. Lui, Bernard Hinault ed il solito Eddy, tanto per rendere idea di quanto sia hors questa categoria e di quanto sia estinta questa razza formidabile di ciclisti per tutte le strade e per ogni stagione.
Gimondi a L’ Eroica? Un signore, padre di un’altra signora eroica come Norma, entusiasta persino troppo quando decise anche di pedalare. Ma era la sua natura, così come ricordo ancora che appena pochi giorni dopo la sua caduta sull’ ultima discesa bianca, sulle sue ultime ferite fresche, ebbe a dire che l’anno dopo non sarebbe mancato. È mancato ora ma ormai, come solo gli immensi, vivrà sempre. Tanto più per coloro, come successe a noi eroici privilegiati, che lo avevano sentito rammentare di quando, ad un maledetto Giro della Catalogna, rese pochi ma decisivi secondi al Cannibale anche a cronometro. “La sera passeggiavo lungomare, cercavo di digerirla ma dovetti accettare che l’altro era più forte, che avrei dovuto cercare fra le pieghe, nei suoi imponderabili passaggi a vuoto”.
Non ha mai mollato, Felice, e questo forse ha dato maggiori carati ai suoi ori, lo ha reso campione ancora di più. Coppi per Bartali, in fondo, fu una benedizione, come Merckx, ritengo, per lui.
A Gimondi dedichiamo il percorso di 106 km. Dentro ci sta la discesa di Dievole, l’ultima bianca, in cui Felice cadde perché, si dice, la testa si era fatta prendere ed andava molto più forte del fisico.
Giancarlo Brocci