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Vittime del Salvabanche: “Scenderemo di nuovo in piazza”

Adesione dell'Associazione alla manifestazione di protesta di Roma del 22 marzo

Letizia Giorgianni (Foto Arezzo Tv) Letizia Giorgianni (Foto Arezzo Tv)

AREZZO. L’Associazione Vittime del Salva Banche scende in piazza assieme al comitato indipendente cittadini “Al Voto Subito” e chiede che si risolva una volta per tutte la questione dei risparmiatori delle 4 banche arbitrariamente azzerati: ferme le pratiche dei rimborsi, fuori del tutto azionisti e parte degli obbligazionisti, in alto mare l’arbitrato.

“A più di un anno dall’azzeramento dei risparmi delle tante persone che avevano riposto fiducia nelle 4 banche poi risolte, siamo nel pieno di una crisi del sistema bancario italiano, crisi che è scaturita anche dalle sciagurate scelte del governo Renzi nel novembre 2015. E’, infatti, del tutto evidente che la scelta di mandare in risoluzione le banche e di azzerare i risparmi di tanti italiani ha avuto l’effetto di minare la fiducia nel sistema bancario nel suo insieme ed ha contribuito non poco alla crisi sistemica che attualmente stiamo vivendo.
Se è forse vero che tutte le istituzioni coinvolte nella gestione della vicenda delle 4 banche hanno applicato le leggi vigenti, è tuttavia innegabile che l’effetto ottenuto contrasta in maniera inequivocabile con la più importante delle leggi e cioè con la Costituzione che all’articolo 47 testualmente recita:
“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”
Il governo, invece, ha arbitrariamente scelto di tutelare pienamente soltanto alcune forme di risparmio e cioè il risparmio dei correntisti e degli obbligazionisti ordinari, ha tutelato solo in parte il risparmio degli obbligazionisti subordinati che avevano acquistato direttamente dalle banche fallite e ha completamente dimenticato il risparmio degli altri obbligazionisti e degli azionisti. Azionisti che, è bene evidenziarlo, per la nostra Costituzione sono risparmiatori come gli altri; le quattro banche risolte non sono banche d’affari e chi comprava (o meglio chi veniva indotto a comprare sulla base della falsa rappresentazione della solidità della banca) tali titoli non aveva alcun intento speculativo, a volte era addirittura ricattato ad acquistare azioni . Si è invece visto bene di far passare il salvataggio dei quattro istituti commissariati come un’operazione gloriosa, che non ha toccato i correntisti, ma solo chi aveva volontariamente investito in quelle banche, conoscendo rischi e pericoli. Una tesi buona, forse, per le conferenze stampa governative, ma poco adatta a descrivere la realtà dei rapporti tra banche e clienti. Il quadro che emerge dai casi concreti è ben differente e, per molti aspetti, inquietante, come ormai ampliamente dimostrato, anche con le numerosissime denunce arrivate alle procure. La soluzione (iniqua e parziale) che si è voluto dare alla questione lascia ancora un’ombra nera sull’intera vicenda, che tutt’ora viene percepita come un grande ed inevitabile pasticcio all’italiana, anche dalla più influente stampa estera.

Delle oltre 15616 domande di rimborso presentate dai risparmiatori della quattro Banche ad oggi ne sono state rimborsate appena un terzo. E’ stato si prorogato il termine per richiedere l’accesso al forfettario (per quella minima parte dei risparmiatori che possono accedervi) ma ad oggi non sono usciti gli arbitrati, e quindi per l’ennesima volta non si da la possibilità ai risparmiatori di fare una libera scelta tra il forfettario e l’arbitrato. Il ritardo con cui vengono esaminate e liquidate le istanze per l’indennizzo forfettario dal FITD impediranno di fatto ai risparmiatori di poterle ripresentare nei termini in caso di rigetto. Ricordiamo poi che agli azionisti delle 4 banche non è stata data alcuna prospettiva di ristoro: si sono fatti passare come speculatori e quindi consapevoli del rischio ma sappiamo bene che non è assolutamente così, per questo anche gli azionisti dovrebbero poter partecipare all’arbitrato, lasciando che sia l’arbitro ad escludere chi è veramente uno speculatore ma sia data invece all’azionista risparmiatore una possibilità.
Tuttavia, noi riteniamo che sia ancora possibile trovare una soluzione soddisfacente, una soluzione che sia compatibile con la normativa europea e che eviti il ricorso alla via legale per ottenere il giusto risarcimento del danno subito.
Soluzione che riportiamo di seguito:
“Sostituire l’articolo 1 comma 855 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016) con il seguente:
855. E’ istituito il Fondo di solidarieta’ per l’erogazione di prestazioni in favore degli investitori che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 22 novembre 2015, n. 183, detenevano AZIONI O strumenti finanziari subordinati emessi dalla Banca delle Marche Spa, dalla Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Societa’ cooperativa, dalla Cassa di risparmio di Ferrara Spa e dalla Cassa di risparmio della provincia di Chieti Spa. L’accesso alle prestazioni e’ riservato agli investitori che siano persone fisiche, imprenditori individuali, nonche’ imprenditori agricoli o coltivatori diretti.
Approvare una mozione con la quale si impegna il Governo ad emanare i decreti di cui all’articolo 1 comma 857 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 prevedendo che sia consentito di accedere alla procedura arbitrale agli azionisti e che siano attribuiti strumenti finanziari infruttiferi, di durata almeno decennale, finalizzati a ricostituire nel corso del tempo la perdita del capitale effettivamente investito, agli obbligazionisti senza rapporto negoziale diretto con la banca in liquidazione”.”

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