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Terroni del Sud e terroni … del Nord!

E’ passato un secolo e mezzo dall’unità d’Italia, ma le differenze tra Nord e Sud sono gravemente aumentate (così come la tensione “razziale”)

 di Mauro Aurigi

SIENA. Sembra che ci siamo tutti dimenticati che fu il Nord ad annettersi con la violenza un Sud che quell’annessione proprio non la voleva, tanto che combatté per scongiurarla. Altrimenti dovrebbe suonare bizzarro il convincimento – diffusissimo al Nord, esplicito o velato che sia – che il Meridione oggi sia la palla al piede dell’economia e della cultura nazionale per colpa dell’arretratezza (magari anche congenita) di quelle popolazioni.

Ed ogni volta che mi imbatto in polemiche della specie (soprattutto su Facebook dove l’anonimato incoraggia i peggiori ad essere più espliciti), mi viene subito in mente la repressione operata dai bianchi nel sud degli USA contro i “negri”. Prima li hanno strappati sanguinosamente dall’Africa (credo che siamo tutti d’accordo che i “negri” non volessero andare a fare gli schiavi in America troppo volentieri), e dopo averli sfruttati li hanno perseguitati perché in America non ce li volevano più. 

I “BRIGANTI” CHE RIFIUTARONO L’ANNESSIONE 

Allora sarà bene ricordare come andarono le cose da noi. Ci fu prima una spedizione, nel 1860, di volontari settentrionali (avventurieri e mercenari: i Mille) ovviamente chiamati patrioti, spedizione protetta dalla marina inglese. Poi, tra il plauso generale tutt’ora vivo e vegeto, ci fu l’aggressione proditoria, non una guerra dichiarata, del Savoia al Regno delle Due Sicilie e allo Stato della Chiesa. Da notare che quell’aggressione fu assolutamente identica a quella ordita nel 1990 – tra la generale esecrazione però – da Saddam Hussein contro il Kuwait (l’iracheno purtroppo gli anglo-sassoni li aveva contro, per cui il poveretto fu giustiziato). E infine (1861-1869) ci fu la lunga repressione, crudele e cruenta, di una rivolta popolare contro gli invasori definita dagli usurpatori “Brigantaggio meridionale”. E questa è una regola generale: anche i partigiani erano Banditen per i nazisti; i talibani afgani sono terrorists per gli Americani che armati fino ai denti occupano il loro paese; e terroristes i patrioti algerini per i Francesi; mentre perfino i Romani chiamavano latrones coloro che resistevano al loro imperialismo. Comunque, in totale, la guerra “patriottica” del Savoia per annettersi il Meridione durò 8 anni, il doppio della seconda guerra mondiale. Una vera e propria sanguinosa guerra coloniale con episodi di estrema crudeltà tra le due parti, nel corso della quale i Piemontesi dovettero impiegare fino a 120/160mila effettivi perdendone più che nelle tre guerre d’indipendenza messe insieme, dicono gli storici (ma l’Esercito ancora non ha reso noto quanti uomini vi perse). 

Così tanto per chiarire che il Meridione non guardava al Settentrione con invidia e meno che mai avrebbe voluto l’annessione.

Il bello è che nessuno pare si sia reso conto che quel patriottico Risorgimento, per la cui realizzazione era giusto sacrificare anche la vita propria, fu “inventato” per cacciare dai sacri confini della patria lo straniero, ossia i Borboni, gli Austriaci e i Lorena, e per mettere finalmente sul trono italico i montanari e bigotti Savoia, ossia una “italianissima” dinastia francese (i Borboni in famiglia parlavano il napoletano stretto, mentre i Savoia ancora oggi in famiglia parlano il francese). 

IL MERIDIONE DEPREDATO

Senza pensare al fatto che il Savoia, come ogni despota dell’attualità e della storia, aggredì il Sud e per le spese sostenute si fece rimborsare dai vinti, saccheggiando il tesoro dello stato e della corona napoletana e dei due ricchissimi banchi meridionali (Napoli e Sicilia): tanti soldi che, oltre a ripagare le spese di guerra, servirono anche a industrializzare il Nord, che allora non era molto più industriale del Sud. Ecco infine a cosa devono i Settentrionali la loro maggiore prosperità: all’odierna miseria dei terroni, per giunta oggi derisi e disprezzati. Si tratta proprio di fare i finocchi col culo degli altri!

Da quella guerra e dalla rapina delle sue ricchezze, il Sud non si è più ripreso, anzi, è venuto via via peggiorando nel suo confronto col Nord. E pensare, tanto per dire, che nel Regno delle Due Sicilie si produceva il migliore acciaio (e la migliore seta) d’Europa e la sua marineria e la sua cantieristica erano le terze d’Europa (quelle savoiarde non erano neanche le quarte). E comunque tutte le eccellenze meridionali furono col tempo trasferite al nord (a favore, tanto per dire, dei cantieri Cadenaccio di Sestri Levante che poi diventarono le acciaierie Ansaldo) mentre si emarginavano e soffocavano scientemente quelle che non erano trasferibili.

Allora, di chi è la colpa se i Meridionali sono così “terroni”? 

LA TRAGEDIA DELL’EMIGRAZIONE

Dimenticavo ancora una cosa. L’emigrazione italiana prima dell’Unità era inesistente o insignificante e tale era, per essere chiari, anche quella dall’ “arretrato” Sud verso il “progredito” Nord dello stivale).  Mentre invece dal Cinquecento e fino all’Ottocento i poveri di mezza Europa, (evidentemente più sventurati degli Italiani del Nord e del Sud), Inglesi, Scozzesi, Irlandesi, Tedeschi, Olandesi, Svedesi, Francesi, Spagnoli, Portoghesi, Cinesi ecc. si erano rifugiati in massa nelle due Americhe. Ma, unificato con tre dispendiose guerre il Nord (Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto), la patriottica miseria arrecata dai Savoia con quei conflitti fu così devastante che cominciò l’emigrazione di massa anche degli Italiani, questi “terroni”! Ma (sorpresa!) dopo le tre guerre di indipendenza combattute al Nord i primi “terroni” migranti furono proprio i Settentrionali (Piemontesi, Liguri e Veneti), che fuggirono soprattutto in Sud America (la famiglia piemontese di Papa Bergoglio, per esempio). 

Ma è solo dopo l’annessione del Sud che la brutale repressione militare savoiarda provocò un ulteriore aggravio delle già miserabili condizioni di vita in quelle campagne, cosa che costrinse anche i Meridionali ad andarsene (questa volta soprattutto verso il Nord America). 

Da sottolineare: nel Centro Italia il fenomeno migratorio non fu tale da segnare la storia. Si potrebbe dire che in medio stat virtus, ma certamente per Toscani, Umbri e Marchigiani fu il più elevato livello di vita nelle campagne, determinato soprattutto dalla plurisecolare organizzazione agraria basata sulla mezzadria, che frenò gli espatri. Senza voler contare il fatto che quelle regioni non furono toccate dall’azione perniciosa dell’esercito piemontese. 

Tuttavia in una manciata di decenni dalla seconda metà dell’Ottocento, sono una trentina di milioni gli Italiani emigrati (cifra pari al numero di abitanti dell’intera Italia a metà Ottocento). Oggi i discendenti dei migranti italiani nel mondo sono calcolati tra i 60 e gli 80 milioni. Bene, ai responsabili di questa spaventosa tragedia (Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi e – mi dispiace un poco – anche Mazzini), sono state dedicate migliaia di strade e di statue in tutta Italia, anche nei borghi più sperduti. Credo di essere l’unico che qui a Siena si sia imbestialito alla scoperta, anni fa, che persino il Campo cambiò ufficialmente nome in Piazza Vittorio Emanuele II, mentre Banchi di Sopra diventava Corso Cavour.

Per cui non mi rimane che domandare ai “razzisti” settentrionali anti-terroni: ma la testa ce l’avete solo per tenere divise le orecchie?