Patrimonio artistico Mps: lettera aperta di Sena Civitas al Soprintendente

Ci sono dei passaggi giuridici che possono mettere in sicurezza le opere e garantire così il territorio

SIENA.  Quella che sembrava una ipotesi si è trasformata in certezza: La Banca MPS nel piano di ristrutturazione e nel quadro degli impegni presi con UE ha incluso l’alienazione del suo  ingente patrimonio artistico costituito, nella maggior parte dei casi, da opere d’arte senesi provenienti dal territorio,  e che prima di essere una risorsa economica è un bene culturale appartenente alla città di Siena.

Ora, proprio per intenderci, a fronte dei vari articoli, più o meno di denuncia e talvolta “volutamente rassicuranti”, comparsi in questi giorni  che a nostro avviso non hanno certo fatto chiarezza  sulle modalità di tale presunta alienazione, ricorriamo a quanto stabilisce la legislazione in materia. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio emanato nel 2004 definisce beni culturali tutti quei beni mobili e immobili appartenenti allo stato, alle regioni, agli enti territoriali, nonché ad altro ente ed istituto pubblico (nella fattispecie rientra la Banca MPS già istituto di Diritto pubblico), e a persone private senza scopo di lucro ivi compresi gli enti ecclesiastici, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

E arriviamo al nostro caso, sono comprese tra i beni culturali a chiunque appartenenti le collezioni o serie di oggetti che per tradizione  … per rilevanza artistica, rivestano come complesso, un eccezionale interesse.

E’ evidente che in questo caso occorra un decreto che ne dichiari appunto “l’eccezionale interesse”  mentre va da sé che le opere costituenti il patrimonio della Banca in quanto già di proprietà di ente pubblico siano notificate ope legis  ai sensi dell’art. 12 del Codice che ricorda come le disposizioni di tutela si applicano ai beni  anche qualora i soggetti cui essi appartengono mutino in qualunque modo la loro natura giuridica. E’ questo il caso del Monte dei Paschi di Siena che da ente di diritto pubblico si trasformò nel 1995 in S.p.A

Da questa norma deriva quindi che il patrimonio artistico della Banca sia dunque ope legis  soggetto alla tutela del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Tutto questo però non impedisce che tale patrimonio possa essere alienato seppure mediante preventiva autorizzazione del MIBACT  e, concedeteci un grido di allarme, si affaccia il dubbio che le forze politiche attuali intendano ignorare se non proprio opporsi a che ciò avvenga.

 Secondo l’art. 56 del Codice l’autorizzazione all’alienazione di beni mobili e mobili comprese le collezioni o serie di oggetti appartenenti a soggetti pubblici, è rilasciata a condizione che dalla alienazione non derivi danno alla conservazione e alla pubblica fruizione dei beni medesimi.

Sgombrato il campo dalla pia illusione che il patrimonio artistico della Banca non possa essere venduto e quindi trasferito fuori di Siena e oltre a ciò,  dal momento che la Banca oggi S.p. A. non sarebbe di fatto neppure tenuta a rispettare le norme di tutela almeno per quelle opere acquistate dopo il 1995 e anche delle altre per le quali non esista uno specifico decreto di notifica,  appare urgente che la Soprintendenza di Siena chiarisca  se, quante e quali opere della Banca siano ad oggi espressamente dichiarate  (con Decreto) di interesse storico-artistico particolarmente importante (a noi ne risultano soltanto una decina), chiediamo dunque che sia avviata d’urgenza la procedura per il vincolo di collezione ai sensi dell’art. 10 comma 3 lettera e), dichiarandone la pertinenzialità alla Banca MPS di Siena. La richiesta ci sembra legittima dal momento che ci risulta sia stato fatto nel 2009 un vincolo di collezione composto di 90 unità per le opere della Fondazione MPS

Solo un vincolo  di tale natura metterebbe al riparo  dallo smembramento e dispersione del patrimonio della Banca e assicurerebbe questo straordinario patrimonio alla città di Siena.

Circolo Sena Civitas