Mps e le verità nascoste: quanti i casi di mobbing?

Il problema rischia di diventare drammatico: è ora di affrontarlo

SIENA. Spot, dichiarazioni, messaggi pubblici e privati del Monte dei Paschi di Siena dipingono il rapporto con i dipendenti con tinte da Libro Cuore. Gli ambienti di lavoro raccontano invece di vessazioni, pressioni indebite e marginalizzazioni, fenomeni che potrebbero intensificarsi dopo l’approvazione dell’ultimo Piano di Ristrutturazione.

Nel Prospetto Informativo del Monte dei Paschi di Siena del 24 ottobre scorso risultavano in essere 647 procedimenti giudiziari di lavoro non meglio specificati. A tal proposito sono lieto di annunciare che nel frattempo gli stessi sono diminuiti a “soli” 646, grazie alla conclusione della causa di mobbing che mi vedeva contrapposto alla banca e ad un ex collega.

Finalmente, dopo oltre quindici anni di sofferenze ma anche di battaglie fortificanti, è divenuta definitiva la sentenza del Tribunale di Massa, confermata dalla Corte d’Appello di Genova, che rende indelebilmente giustizia alla realtà dei fatti accaduti, restituendomi se non altro la credibilità e la dignità negate: “…definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda, istanza e difesa rigettate, accertati la sussistenza dal novembre 2001 al 16-12-2002 di condotte vessatorie nei confronti del ricorrente… dichiara tenuti e condanna E.M.(l’ex collega) e Monte dei Paschi di Siena S.p.A., quale società incorporante Banca Toscana S.p.A. al risarcimento dei danni conseguenti…”.

I profondi sentimenti che quelle parole hanno suscitato in me li tengo riposti nel mio animo. Non posso però fare a meno di ringraziare in particolare le due colleghe che con coraggio hanno reso testimonianza e il mio valente avvocato Cristiano Osti del Foro di Parma.

Come evidenziato nella sentenza, il Monte ereditò la mia causa dalla Banca Toscana, incorporata nel marzo del 2009. Ma Rocca Salimbeni non si limitò a sposare in toto la precedente posizione di chiusura perseguendo per ben otto anni la continuazione della causa senza mai favorire un tentativo di transazione (ricordo che il procedimento ebbe inizio nel febbraio del 2005 per terminare ben 12 anni dopo), ma provvide fin da subito a ridimensionare le mie valutazioni professionali in precedenza sempre elevate, arrivando pure a negarmi l’utilizzo di un giorno di permesso retribuito in occasione delle udienze di causa, negli anni precedenti sempre riconosciutomi da Banca Toscana.

Il Monte dei Paschi di Siena poi non si è accontentato dell’opera di condivisione e fiancheggiamento, ma si è reso responsabile di un’autonoma attività vessatoria nei miei confronti consistente in:

1) Dequalificazione professionale a seguito di un lungo periodo di tempo trascorso senza assegnazione di mansioni

2) Valutazioni professionali negative palesemente pretestuose

3) Tre procedimenti disciplinari per un totale di sei giorni di sospensione dal lavoro per aver manifestato pubblicamente e legittimamente le mie opinioni critiche sull’azienda

4) Svolgimento dell’attività lavorativa per oltre quattro mesi in un ufficio igienicamente inadeguato. Solo a seguito di ripetute ispezioni dell’Asl di Massa e di una denuncia alla Procura, la pulizia fu portata a termine. E in sole due ore!

Il mio vuol essere un messaggio di speranza e di conforto per tutti i dipendenti del Monte che stanno attraversando momenti dolorosi. Non lasciamo impunite le eventuali umiliazioni o minacce ricevute e reagiamo sempre ai soprusi, non esitando a denunciare pubblicamente le persone che ledono la nostra dignità. Se poi le vessazioni dovessero continuare, non esitiamo a ricorre all’ausilio di un avvocato di fiducia. Mettiamoci bene in mente che si può tener testa alle indebite pressioni degli yuppies riprogrammati dall’azienda, guadagnandoci anche in autostima.

Abbiamo gli strumenti per tutelarci, prima però è di fondamentale importanza prendere coscienza che anche il Monte dei Paschi è obbligato a rispettare le regole e che è lecito e sacrosanto dire un bel NO! e metterlo sul banco degli accusati quando esonda dagli argini.

E RICORDIAMO CHE LE CAUSE SI POSSONO VINCERE!

A proposito del “sacro” comandamento “Più forza alle persone” che il Monte giura di fare proprio mi sovviene quanto raccomandato ai dipendenti dall’amministratore delegato e direttore generale Marco Morelli, il quale sembrerebbe derubricare ad “alibi” i dieci terribili anni che sono passati dall’acquisizione di Antonveneta, senza fare un cenno che è uno alle responsabilità dei vertici dell’epoca (forse perché lui era uno di loro?), sottraendo ai dipendenti pure la “memoria” delle sofferenze e delle ingiustizie subite.

Di più, scarica su di loro la responsabilità del rilancio della banca, spiegando: ” Questo vuol dire che tutte le mattine ogni collega si deve svegliare e si deve chiedere cosa fare oggi per la banca, cosa faccio io per il Monte dei Paschi e alla sera deve, secondo me, tracciare un bilancio di cosa ha fatto durante la giornata”.

I tempi sono davvero cambiati. Una volta prima di alzarsi dal letto il dipendente tutt’al più recitava le preghiere e a sera faceva l’esame di coscienza per i peccati commessi. Ora invece ci vengono a intimare che appena sveglio il dipendente evidentemente “da rieducare” deve elevare un riconoscente e devoto pensiero al Monte, mentre prima di addormentarsi ha l’obbligo di chiedere udienza alla propria coscienza – con il rimorso in canna – per scovare ed emendare le violazioni dei “comandamenti” aziendali.

Questo sarebbe il nuovo corso del Monte dei Paschi di Siena, della banca “completamente rinnovata nei vertici“, come recita una velina senza arte né parte?

Stai a vedere che siamo all’alba del “1984” profetizzato da George Orwell…

Coraggio colleghi vessati, resistete. Se poi vorrete, potrete mettervi in contatto con me tramite il Cittadino online: vediamo cosa è possibile fare insieme.

Marco Sbarra

  • mario

    sbarra sono contento per te. il problema che tu sei un caso unico avendo la forza di un sindacato non colluso con la dirigenza. tanti colleghi si sono rivolti ai sindacati ed hanno avuto solo pernacchie ed inviti a desistere. fatti raccontare la causa fruendo a roma x il rientro nella quale chi si è fatto difendere dalla cgil ha perso….mi dicono per incapacità dei legali…mentri chi si è fatto difendere da legali estranei ai giochini sindacato-azienda hanno vinto. chi vuol capire capisca. montepaschini cancellatevi dai sindacati gialli

    • Marco Sbarra

      Lo scopo del mio intervento era quello di dimostrare che anche da soli è possibile difendersi ed ottenere giustizia, senza bisogno di “aiuti” dei sindacati ufficiali che, è dimostrato, fanno solo gli interessi dell’azienda. Ma ho voluto pure rimarcare per l’ennesima volta che l’input fondamentale deve essere la discesa in campo personale di ogni dipendente vessato, senza paure e remore ingiustificate.
      Ci deve essere una decisione iniziale: non permettere che qualcuno attenti alla mia dignità personale e se ciò dovesse accadere, impegnarsi ad andare fino in fondo per tutelarla. Sempre e comunque, rischiando anche l’insuccesso.

      A partire dai trattamenti autoritari e minacciosi che ogni giorno si registrano negli ambienti di lavoro.
      E’ necessario muoversi subito però, perché il clima aziendale sta volgendo al peggio con il nuovo corso instaurato dal Monte.
      Ecco quindi che sarebbe utile organizzare una qualche forma di mutuo soccorso per i dipendenti vessati.
      Ma bisogna decidersi. Presto.