Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

“Locali che chiudono: un dramma per Siena”

Un appello e tante domande di Annalisa Coppolaro

SIENA. Siena è una città per giovani? Punto interrogativo obbligatorio, purtroppo.

Da un lato i 15 mila iscritti all’Università di Siena in 15 facoltà, i 2200 iscritti all’UniStrasi, un Siena Jazz con centinaia di musicisti che si diplomano ogni anno, dall’altro i locali che continuano a chiudere. Dopo Cacio e Pere, ora tocca a La Diana. L’ho saputo ora. Non può essere! Tutti questi musicisti che se ne vanno a studiare a Bologna, a Milano, a Berlino non sono un caso, allora. Tre anni fa Siena Jazz contava molti stranieri nei corsi di laurea in musica (prestigiosissimo, uno dei migliori al mondo). Ora sono in diminuzione, quasi spariti. Molti sono però ancora gli studenti da ogni parte d’Italia. Tanti i grandi docenti internazionali che insegnano nei seminari estivi. Innamorati di Siena e delle sue scuole di musica. Per ora. Ma per quanto ancora? 
Se non ci sono posti dove esibirsi, se i concerti devono essere solo in estate, nei giardini, nei parchi e nelle contrade, se rimane solo Il Tubo, come possiamo continuare a crescere? Come possiamo sperare che non vada a sparire un grande conservatorio come Franci o persino la grande istituzione della Chigiana? Una città musicale e piena di giovani come questa che non sa garantire ai suoi ragazzi, ai suoi studenti, a chi la sceglie, dei posti in cui andare ad ascoltare o a fare musica, è una città sull’orlo dell’abisso. La nuova giunta, il nuovo sindaco devono fermare questa tendenza, ricreare le condizioni perchè i locali rimangano aperti, oppure sarà davvero un dramma per i musicisti che scelgono la nostra città. Per ora.
 
La notizia che Alessandro Benvenuti è il nuovo direttore artistico dei Rinnovati era sembrata una bella novità per Siena. Il sintomo che la cultura qui ha ancora un qualche valore.
Poi poco dopo si è diffusa la triste data che porterà via a Siena un ennesimo locale sempre pieno di gente, giovani, meno giovani, di musica e di eventi. La Birreria La Diana che per anni ha visto concerti, appuntamenti culturali ed altro, in via Della Stufa Secca, sta per chiudere. Il 22 marzo sarà l’ultimo giorno. Che succede, quindi? Sindaco Luigi De Mossi, che succede? E’ questo il cambiamento promesso? In meglio no di certo…
Non molti mesi fa per un sito locale ho condotto una serie di videointerviste ai candidati a sindaco del Comune di Siena. Ho fatto domande a tutti loro, uno per uno, ho chiesto quali erano le loro priorità, le loro volontà. Tutti hanno parlato della cultura e della storia di una città importante come la nostra. Ho fatto esplicitamente i nomi di alcune istituzioni come Chigiana, Siena Jazz, Università degli Studi, Università per Stranieri, Santa Maria della Scala. Luigi De Mossi, proprio come Valentini, come Piccini, come Pinciani,  Fucito, Vigni, Sportelli, Chiti, Maggi hanno sottolineato in campagna elettorale l’essenziale ruolo di avere delle realtà come quelle elencate nella nostra città. E quindi idee per come valorizzarle.
Ed ecco qua, a solo pochi mesi di distanza,  giunge la notizia della chiusura di due luoghi importantissimi di ritrovo per i ragazzi senesi, per gli studenti, per i musicisti.
Una volta c’era anche la Verbena, oltre a Il Tubo, che chiuse tempo fa ed ha poi con fatica per fortuna riaperto, a Cacio e Pere, alla Diana. E c’erano spazi come quello di uno dei bastioni dell’Enoteca dove i musicisti di Siena Jazz potevano esibirsi, tanto per fare un esempio.  La regressione è iniziata anni fa, insomma, quella che sta portando a far ritenere ”secondari” i luoghi della musica e del divertimento. Dove vanno i tantissimi ragazzi che studiano a Siena? Dove vanno ad ascoltare musica, a fare musica? 
Esiste un bell’auditorium non sfruttato abbastanza, il Santa Chiara Lab, ma non basta. In questo momento i docenti e gli studenti di Siena Jazz stanno suonando alla Corte dei Miracoli, anche questo a rischio chiusura per molto tempo. E poi ci sono molte band di giovani, e di meno giovani, che ancora credono nella musica e nelle serate dal vivo e che devono andare via da Siena se vogliono suonare. Colle Val d’Elsa, forse, o Poggibonsi, ma soprattutto Firenze, Livorno, Bologna, e poi sempre più lontano.
E allora l’appello è questo: alla nuova giunta che sta pensando al teatro, lanciamo un grido d’allarme anche per la musica. Se vogliamo far continuare la vita a Siena, se vogliamo che i giovani continuino a venire qui non solo a formarsi , ma anche per restare (cosa che non succede spesso, ormai), dobbiamo fermare la chiusura dei locali, creare le condizioni per far ”aprire” nuovi posti e non ”chiudere” i luoghi della musica e del divertimento.  Delle note dal vivo.
Parafrasando lo slogan che qualcuno scrisse sulla neve il 31 gennaio, ”Luigi, aprili”.
 
Annalisa Coppolaro