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“Italia: la tirannia di nuovo all’orizzonte?”

Aurigi scrive: "Siamo davvero sicuri che non esista un reale rischio in Italia di una nuova dittatura?"

 di Mauro Aurigi

 

Non ci sarebbero rischi se considerassimo, come dovremmo, il PARLAMENTO quale organo legislativo supremo dove dovrebbero sedere, come prevede la Costituzione, solo i rappresentanti del POPOLO SOVRANO, non i rappresentanti dei partiti. E non ci sarebbero rischi se considerassimo, come dovremmo, il GOVERNO, dove siedono dei nominati, quale mero esecutore delle leggi formulate dal Parlamento. Purtroppo sia nel Parlamento che nel Governo siedono non i rappresentanti del Popolo, ma i rappresentanti dei partiti: di serie B quelli del Parlamento e di serie A quelli del Governo. Tant’è vero che ci siamo ormai assuefatti a collegare non il Parlamento, ma il Governo alla “politica”, ossia alle leggi, alle riforme, ai programmi ecc. Così uno dei principi fondamentali della DEMOCRAZIA è stata rovesciato: invece di essere il Parlamento (i governati) a controllare il Governo (i governanti), succede esattamente il contrario. In una simile situazione prima o poi un Mussolini o un Hitler è sempre dietro il sipario, pronto a entrare in scena. E ciò, si badi bene, con oltre il 90% del consenso popolare perché nessun dittatore riesce a occupare il governo al di sotto di quella soglia.

IL PROBLEMA NON E’ POLITICO: E’ CULTURALE 

Io non posso dimenticarmi come personaggi di alto livello della politica italiana come Napolitano, D’Alema, Berlusconi o Salvini, abbiano impunemente sostenuta la necessità di maggiore potere all’esecutivo (e quindi meno potere al Popolo) senza che una sola voce si fosse alzata a contrastarli. Per cui fino a quando si pretenderà con stupido orgoglio e senza neanche arrossire, come succede in Italia, che noi abbiamo la democrazia perché ogni 5 anni al POPOLO “SOVRANO” sono concessi due o tre minuti (due o tre minuti!) di libertà per mettere un paio di croci su una scheda elettorale controllata dai partiti, l’istaurarsi di una tirannia non è solo una minaccia, ma una crescente certezza: basta solo aspettare.

Come reagire? Di per certo c’è un problema di cultura, intendendo per tale quella media della società civile, che in materia è spaventosamente bassa. Un problema enorme. Si pensi solo al fatto che pochi, per non dire nessuno, sono coscienti del fatto che i livelli di prosperità generale e diffusa di un popolo sono strettamente legati ai livelli di democrazia adottati. Eppure basterebbe uno sguardo anche superficiale alla geo-politica planetaria, sia della storia che dell’attualità, per rendersene conto. 

COSA SI POTREBBE FARE TANTO PER COMINCIARE

Non avendo alcuna idea su come superare il grave ostacolo rappresentato dalla generalizzata modestia culturale (come minimo bisognerebbe cominciare dalla scuola elementare), mi limito a indicare tre linee di condotta iniziali di facile applicazione con ricadute sicuramente positive sulla coscienza sociale:

  • la scelta dei candidati al Parlamento non fatta dai partiti ma dal popolo, ossia elezioni primarie regolate con legge ordinaria o costituzionale (non come le “primarie” farsa nell’attualità organizzate da qualche partito);
  • possibilità di indire referendum popolari a 360 gradi (abrogativi, legislativi e propositivi) senza quorum;
  • forti autonomie ai territori.  

E’ chiaro che nessun partito appoggerebbe progetti orientati a traferire potere decisionale al popolo a totale danno della propria “egemonia”.  Ma solo così, senza tanta comunicazione e inutili tentativi di lavaggio dei cervelli altrui, si comincerebbe automaticamente a ridurre lo strapotere dei partiti, strapotere che è la massima minaccia per la difesa e espansione dei livelli di democrazia. 

I PARTITI SONO IL PROBLEMA, NON LA SUA SOLUZIONE

Insomma non mi periterò mai di ripetere che ogni partito, nessuno escluso, ha l’istintiva aspirazione a conquistare consensi quanto più possibile vicini al 100%, ossia a diventare il partito unico, QUELLO DEL TIRANNO. Ve le ricordate le sbavate di Berlusconi davanti al bielorusso Lukashenko o al kasako Nazarbaev o degli altri contemporanei tiranni della ex-URSS, perché governavano col 98% dei voti? 

Insomma ogni partito nell’intimo punta all’eliminazione di tutti gli altri partiti, ossia al proprio dominio assoluto e quindi all’eliminazione della democrazia. E’ regolarmente successo innumerevoli volte nella storia e succede nell’attualità: bolscevismo, fascismo e nazismo – tanto per citare i casi più recenti e noti – e ogni regime dispotico attuale non furono e non sono la negazione del sistema dei partiti come solitamente si sostiene, ma la vittoria di un partito su tutti gli altri portata alle estreme conseguenze. Insomma i partiti semmai sono il problema, non la sua soluzione, come invece si tende a far credere.

RISPETTIAMO LA COSTITUZIONE

Deve essere per questo che i PADRI COSTITUENTI – ossia la migliore classe politica che il Paese abbia generato dall’Unità d’Italia in poi – nonostante che a causa della RESISTENZA fossero visceralmente e ardentemente legati ai propri partiti, hanno tenuto proprio i partiti fuori dalla Costituzione. Vedere per credere.

Solo così si può invertire l’attuale il processo di recessione che alla fine potrebbe comportare l’emergere virale della speranza, finora (malamente) occulta, che un Salvatore della Patria, un Uomo della Provvidenza si affacci all’orizzonte.