Giordana e la sofferenza del mobbing (seconda parte)

"Non è facile lottare in un ambiente ostile, ma ci sono persone pronte a dare una mano"

SIENA. (Seconda parte ed ultima parte) Giordana dal settembre 2015 lavora nell’ufficio Small Business della Filiale e la situazione peggiora. “Sono circa due anni – scrive in una e mail dell’11 settembre 2017 indirizzata al Responsabile Gestione RUche chiedo incessantemente di terminare una formazione approssimativa e frammentaria che sicuramente non ha posto le corrette basi per l’espletamento di un ruolo professionale come quello assegnato”.

E in una sua memoria confessa “…di essere emarginata dall’organico, allontanata dalle colleghe, dai clienti e dal lavoro, derisa e mortificata ogni istante della giornata dal responsabile dell’ufficio che ignora, così come tutti gli organi preposti, le mie richieste legittime e previste dal CCNL di formazione per il nuovo ruolo….Il clima di tensione e mortificazione creato dalla mancanza di formazione e di compiti di lavoro, mi portava ad avere scontri quotidiani malsani ed umilianti con il Responsabile dell’ufficio Signor…e vagavo per l’ufficio con emicranie allucinanti”.

Per evitare conseguenze spiacevoli con il suo Superiore Giordana viene temporaneamente addetta al Recupero Crediti gestito dall’ufficio Linea Valore. Come sempre, e nonostante tutto, dà il meglio di sé e nel mese di giugno 2017 trasmette una cinquantina di lettere di messa in mora tramite la procedura Sisifo all’attenzione del Responsabile dell’ufficio Small Business, l’unico quel giorno abilitato ad autorizzarle.

Giordana racconta che “Seduta accanto al Signor (un collega)…ascoltai una telefonata del Responsabile che con toni offensivi quanto minacciosi e minatori comunicò che mai avrebbe autorizzato le lettere che avevo prodotto, che non dovevo infastidirlo e non dovevo rompere: erano troppe lettere e dovevo indirizzarle ad altri”.

La dipendente, stravolta, nello stesso giorno scrive una e mail indirizzata al suo Responsabile e per conoscenza al Responsabile Gestione RU, girata con Raccomandata. A.R. ai Vertici della Direzione del Personale di Siena: “La sua telefonata al…lede la mia persona sia per le offese che per le modalità. L’espletamento di qualsiasi ruolo prevede educazione e rispetto. Sono stanca delle sue diffamazioni ed offese personali. Non solo, sono tre anni che sono attribuita al suo comparto e Lei non mi rende operativa…La sua azione di mobbing, retaggio della vecchia Direzione, diviene intollerante ed intollerabile. Atti continuativi di discriminazione, di mancanza di formazione, di maleducazione si configurano in un solo termine: “MOBBING“.

Giordana non si fa chiudere all’angolo e risponde colpo su colpo, anche se non riesce a nascondere tutta la sua amarezza: “Nessuno, e dico nessuno, può comprendere lo stato di frustrazione, di impotenza, di malessere che può provare una persona che ha svolto tanti ruoli fino a Direttore di sala, che ha costruito con serietà e dedizione, con sforzo e sacrificio una formazione professionale solida ed in svariati comparti, nell’essere costretta giorno dopo giorno, otto ore su otto, ad espletare corsi di formazioni (online) dove ti propinano normative non rispettate dall’Azienda…Ero uno zombietanto da svenire più volte anche in ufficio(da una sua memoria).

Il 6 Luglio 2017 Giordana scrive un’accorata e mail al Responsabile RU e al Direttore della Filiale: Trovo inconcepibile sotto tutti i profili che una dipendente debba supplicare l’Azienda per lavorare… Non pensavo che un semplice sostituto di Filiale potesse impedire e mobbizzare fino a questo punto una risorsa a danno dell’Azienda, se così non fosse infatti non troverebbe riscontro una scheda di valutazione per l’anno 2016 con risultati di gran lunga superiori all’anno precedente…Devo morire perché qualcuno metta finalmente fine a questa azione, a mio giudizio e soprattutto dell’Asl, persecutoria e mobbizzante?.

Il Gestore RU risponde solo il 6 settembre successivo e scrive: L’azienda si impegna costantemente a garantire condizioni e ambienti di lavoro in cui i dipendenti siano trattati in modo equo e con rispetto; favorisce un clima di lavoro positivo e non tollera alcuna forma di discriminazione. In conformità a tale orientamento, rileviamo che non risultano in alcun modo atteggiamenti vessatori nei suoi confronti da parte di qualsivoglia Suo Collega.

Giordana l’11 Settembre viene trasferita all’ufficio Linea Valore dove collabora al Recupero Crediti.

Due giorni dopo, come racconta ancora scioccata in una e mail indirizzata il 14 Settembre al solito Responsabile RU e per conoscenza al Direttore di Filiale, “…dovevamo decidere…come procedere su una cinquantina di posizioni. Al momento della ricerca dell’esito delle raccomandate ci siamo resi conto che il Responsabile della Linea Small…in linea con la minaccia del 12.6.2017, non ha autorizzato le lettere di messa in mora in Sisifo solo perché erano lavorate dalla sottoscritta”. Le lettere sono state cancellate e quindi la procedura di recupero viene interrotta.

Giordana, come sempre, informa gli organi superiori del fatto, ma la risposta è sempre quella del silenzio e l’8 Novembre 2017, in una e mail al Responsabile RU, dà sfogo a tutta la sua angoscia: La serenita’ con la quale ogni lavoratore dovrebbe espletare i propri compiti viene negata immotivatamente, non da un singolo collega, ma dall’Azienda, che dinnanzi ad eventi così riprovevoli non scrive una sola parola…Mi devo difendere e proteggere da sola anche se questo vuol dire finire di rimetterci la salute. Come si può lavorare sapendo che c’è chi boicotta il lavoro ???… La mia salute fisica e mentale è costantemente messa a dura prova dalla mancanza di risposte, e nonostante abbia ripreso la terapia antimobbing, purtroppo non sono in grado di essere serena …”

Ma non si lascia andare, lancia accuse e promette battaglia: “Ho compreso, o forse siete stati molto chiari … nel farmi comprendere che non è la salute e la serenità dei lavoratori ad interessarvi, o forse non la mia; per questo motivo tutto ciò che accadrà sarà sottoposto all’attenzione di organi esterni preposti alla salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori, forse per me è tardi ma potrebbe servire ad altri lavoratori…Se una morte fisica non e’ degna di attenzione o approfondimenti , come potrebbe esserlo una morte psicologica ???“.

Dottor Morelli, Lei che è solito manifestare verbalmente tutta la sua considerazione nei confronti dei dipendenti, dimostri coerenza e intervenga subito per sanare una incredibile situazione che disonora tutta la banca.

Ma ancora una volta il Monte nicchia, tanto che Giordana si vede costretta il 9 Gennaio 2018 a inviare l’ennesima e mail al solito Responsabile RU e per conoscenza ai Vertici delle Risorse Umane della Direzione di Siena, in cui ricapitola i fatti compiuti dal Responsabile Small Business.

Sentite con quanta determinazione, coraggio e autorevolezza si rivolge ai Vertici del Personale: “…pretendo che la Direzione di… e Siena si informi presso gli uffici tecnici per appurare , in primo luogo che le lettere da me lavorate per competenza arrivavano a lui (al Respnsabile Small Business), ed il perché sono state cancellate, tra l’altro senza darne comunicazione. Purtroppo si tratta di sabotaggio del lavoro, e non posso e non voglio ricevere risposte approssimative ed irreali. La mia richiesta è di approfondire ed accertare la verità dei fatti, che ritengo non possa e non debba essere ignorata”.

Il giorno stesso da Siena giunge una risposta interlocutoria: “Sarà mia cura approfondire e ritornarle una risposta”. Bene, ad oggi martedì 06 Febbraio 2018 nessuna nuova da Rocca Salimbeni.

A questo punto credo sia il caso di evidenziare, come scritto nel ricorso giudiziale, che “Tutte le violazioni dell’obbligazione di sicurezza ex art. 2087 c.c. (Tutela delle condizioni di lavoro) nonché della normativa specifica di prevenzione, rivestono rilievo penale e ciò…perché sempre così disposto dalle norme di legge di prevenzione…”

Così come deve essere chiaro a tutti che singoli atti vessatori possono rientrare nelle fattispecie previste in vari articoli del codice penale che prevedono pene reclusive.

Vorrei  ricordare l’Art. 40 codice penale (Rapporto di causalità): “Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione.

Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.

In chiusura voglio esprimere tutta la mia solidarietà a Giordana e rendere onore alla determinazione e al coraggio con cui combatte per tutelare la sua dignità e la sua salute, diritti fondamentali tutelati constituzionalmente eppure violati. Il suo agire deve essere un esempio e un incoraggiamento per quei colleghi che stanno vivendo situazioni lavorative persecutorie.

Non è facile lottare in un ambiente ostile, ma ci sono persone pronte a dare una mano.

Basta fare un passo.

Marco Sbarra

(Fine)

Le sottolineature e i rilievi in corsivo e grassetto sono opera del sottoscritto