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Cronache marziane: un alieno in Consiglio Comunale

(ho visto cose che voi umani non potete immaginare)

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di Mauro Aurigi

 

I REFERENDUM POPOLARI SONO PER LORO NATURA “FASCISTI”?

La domanda è abbastanza strana, ma ce la dobbiamo porre perché questa pare la convinzione del Partito democratico, sostenuta da un suo esponente, Simone Vigni, nel Consiglio comunale del 28 febbraio c.a., non smentito da alcuno fino a questo momento.

E’ successo che nel corso di una discussione quanto mai appassionata sul futuro della Fondazione MPS, il consigliere Giuseppe Giordano (Movimento civico senese) aveva fatto balenare l’ipotesi di un referendum popolare a tale proposito. Il Vigni, già ceccuzziano di provata fede (e ti pareva!)[1], senza nascondere il proprio raccapriccio, lo ha apostrofato così: “Vedo che anche il Consigliere Giordano sposa la linea dei Cinque Stelle!”. Fin qui nulla di nuovo perché è noto che il M5S sia il mostro che, insieme alla magistratura, occupa gli incubi notturni e diurni dei piddini. Ma subito dopo si è buttato lancia in resta contro il referendum il quale, secondo lui, non è quello strumento principe della sovranità popolare e quindi della democrazia più avanzata, come fino ad oggi si era universalmente pensato. No, per Vigni il referendum (il 4 dicembre deve bruciare ancora) rappresenta una pratica contro-natura, perché si consegna il potere al popolo (che evidentemente dopo tanti anni di “avanti popolo alla riscossa!” non è più sovrano, ma immaturo e irresponsabile), delegittimando così sia le assemblee elettive sia “chi fa politica” (sic!)[2].  Ha infatti concluso così quella sua tirata: “… altrimenti cosa ci stiamo a fare, chiudiamo anche i Consigli comunali e ciao a tutti … questo è il vero fascismo!”.

COSA SAREMMO STATI OGGI SENZA REFERENDUM?

Insomma una forma di analfabetismo politico e culturale mostruosa e anche un modo come un altro per dare della fascista alla nostra Costituzione dove il termine referendum ricorre ben 15 volte di cui una sola in maniera negativa (art. 75) per vietare referendum in materia di leggi tributarie, amnistia, indulto, trattati internazionali. Il che significa che per tutte le altre materie il referendum è costituzionalmente ammesso. E quindi sono fascisti anche i Padri costituzionali che quella Costituzione hanno scritto. Possibile che Vigni non sappia che oggi viviamo in una Repubblica democratica e abbiamo quella Costituzione che abbiamo, grazie a un referendum popolare? E che abbiamo leggi che regolano l’aborto e il divorzio per lo stesso motivo? E che lo stesso Comune di cui è un rappresentante popolare lo prevede nel proprio statuto? Possibile che a questo proposito non sappia che nei passati 70 anni a Siena un referendum non si è mai fatto grazie ai troppi Simone Vigni che hanno affollato questo Consiglio comunale? E che per ben 3 volte fu richiesto nel 1995 il referendum contro la privatizzazione del Monte che avremmo sicuramente vinto ma che per tre volte fu respinto: altrimenti oggi avremmo ancora la nostra colossale e solidissima banca (e ciò sia detto a dimostrazione di quanto “perniciosi” siano i referendum popolari!).

La democrazia è un concetto fumoso e distante dal pensiero dei tanti Simone Vigni che ambiscono, riuscendoci, a gestire i nostri interessi (e i nostri soldi, perché nostri erano anche le molte decine di miliardi del Monte che loro hanno gestito ed ora non ci sono più). I Signori della Casta, tutti sia quelli in buonafede che quelli in malafede, continuano a sostenere che la democrazia si realizzi solo con le elezioni che bastano ed avanzano pure. Tanto che passa per marziano, o peggio, chi come i 5 Stelle sostenga che democrazia significa invece la volontà che sale dal basso, i governanti controllati dai governati (quindi tutti, comunque abbiano votato, all’opposizione), il rifiuto del leader carismatico, il governo dei molti (o di tutti: quod omnes tangit ab omnibus adprobari debet, ossia ciò che riguarda tutti da tutti deve essere approvato) e gli eletti ridotti al ruolo di meri esecutori della volontà popolare.

SIAMO DEMOCRATICI PER 5 MINUTI OGNI 5 ANNI: DAVVERO PUO’ BASTARE?

E’ lapalissiano: il popolo è sovrano[3] se è detentore di ogni discrezionale potere 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno per tutti gli anni. Invece, dicono i Simone Vigni, il popolo ha il diritto a esprimere la propria sovranità una sola volta ogni 5 anni e nel solo giorno delle elezioni, peggio, solo nei tre o quattro minuti che ci vogliono per mettere un paio di croci sulla scheda. Dopodiché il potere “democratico” passa nelle mani di pochi o, più spesso, di uno solo che lo deterrà tutte le ore e tutti i giorni dei restanti 5 anni e con ogni probabilità per diversi quinquenni a venire. Ma questa non è democrazia, questa è la farsa demagogica e retorica della democrazia, è la democrazia virtuale, ossia è una oligarchia o, peggio, una dittatura reale, anche visto che il popolo “sovrano” in Italia, durante quei cinque minuti ogni cinque anni in cui gli viene concesso di esercitare e esaurire tutta la sua “sovranità”, non può neanche eleggere i propri rappresentanti, perché questa è funzione che i segretari dei partiti si sono arrogata per sé (nella pseudo rossa Toscana – noi siamo sempre i più bravi –  addirittura alcuni anni prima che il Parlamento votasse analogo privilegio).

Solo così può succedere che un capo del governo, non eletto, faccia la riforma dello Stato, non consultando il Popolo, ma insieme a un pregiudicato (anche la riforma delle giustizia!), ricorrendo poi al voto, anzi alla fiducia di un Parlamento di non di eletti, ma di nominati dallo stesso capo del governo e dallo stesso pregiudicato. In quell’ “aula sorda e grigia” stavano per bivaccare i “manipoli”. Meno male che il Popolo sovrano, con un referendum, ha bloccato quel progetto.

BENEDETTO SIA IL REFERENDUM POPOLARE.

1 Il compagno Ceccuzzi, col compagno Mussari e il democristiano Mancini, forma la storica troika che più di chiunque altro si è “interessata” dell’affare Monte dei Paschi e Fondazione.

 

2 Vigni non precisa chi siano quelli che “fanno politica”. Sembra comunque evidente che ritenga buona e attuale la distinzione tra chi fa politica e chi la subisce, ossia tra gli aristoi (i migliori, i nobili, gli oligarchi, la Casta insomma) e il popolino o plebe. Sembra ovvio che lui anche si auto-collochi nel primo gruppo. Non c’è male: un bel ritorno al Medioevo feudale. Più a destra di così….

 

[3] I termini “sovranità popolare” e “populus sibi princeps” furono coniati dai giuristi del Medioevo comunale contro l’oligarchia nobiliare che per la prima volta, dopo oltre dieci millenni, fu privata di ogni potere politico di cui fino ad allora era stata monopolista indisturbata e indiscussa.

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