Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

USI: “Il crollo della sanità pubblica”

Il sindacato sottolinea le differenze dalla nascita del Sistema Sanitario Nazionale a quello attuale.

SIENA. Da Usi Sanità Toscana riceviamo e pubblichiamo.

“Nel 2018 il SSN ha compiuto 40 anni dalla Legge Mariotti la 883 del 1978 ed il punto cardine era o è la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il Sistema Sanitario Nazionale, art.32 della costituzione.
Dalla nascita del SSN vi erano sul territorio nazionale 695 USL, 500mila posti letti, la durata media dei ricoveri era di 13 giorni, attualmente con la trasformazione della in USL in AZIENDE ne sono 101, i posti letti sono poco più di 200mila, e la media dei ricoveri è di 7 giorni.
I posti letti per la psichiatria da 70.000 a 5mila. E questo non è un male, poiché i posti letto dei manicomi sono stati aboliti con la soppressione dei manicomi, lager di incivilita umana. (vedi legge 180, conosciuta come legge Basaglia). Ma i soldi previsti per l’assistenza domiciliare, sostitutiva al ricovero (e cioè il 3,5% della spesa sanitaria) in molte regioni sono stati pesantemente sottoutilizzati con una sperequazione spropositata tra nord e sud e tra regione e regione. Senza contare i metodi di utilizzo. Non dimentichiamo che Livia Turco e Rosy Bindi tra gli anni ’90 e 2000 aprono le porte alla “terapeuticità” dell’elettroshock, una pratica-tortura che si usava sui maiali prima di ucciderli, cosicché nell’arco di dieci anni le cliniche che lo attuano nel 2014 diventano 91 contro i 9 del 1994! In molti casi viene “somministrato” contro la volontà del paziente se è sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio (TSO).
A livello nazionale il rapporto tra posti letto privati e pubblici è di 1 a 4 contro l’1 a 6 di 40 anni fa.
All’inizio degli anni 80 vi erano circa 104.500 Medici e quasi 262.500 infermieri, attualmente vi sono 70mila professionisti in meno rispetto a quegli anni.
Dalla nascita del SSN fino al 1989, nessun cittadino pagava la prestazione sanitaria ed era a carico dello Stato come si evince dal punto cardine del SSN scritto precedentemente.
Con il governo De Mita ci fu l’introduzione dei Ticket Sanitari, chiaro che dal quel momento è stato lo slancio da una sanità pubblica verso una sanità privata, cioè i cittadini oltre a pagare le tasse per una sanità pubblica, pagano una tassa ogni volta che hanno bisogno di una prestazione sanitaria.
Nell’arco di 40 anni, dagli anni 90 in poi, si è visto che – con l’introduzione dei ticket sanitari, la trasformazione Bindi da USL in aziende, le politiche regionali come la Lombardia, Veneto che hanno privilegiato la sanità privata – anche la malasanità è aumentata negli ultimi 20 anni. Quest’ultima è infatti uno degli effetti causato in buona parte da questo sistema che con continui tagli dei posti letti, la diminuzione del personale e il conseguente l‘aumento incontrollato dei carichi di lavoro, sommati ai turni massacranti degli operatori sanitari (costretti sempre più spesso al salto di riposo e agli straordinari forzati) hanno fatto sì che lo stress a cui venivano e vengono sottoposti aumentasse anche la probabilità degli errori, sempre dietro l’angolo.
Dai cittadini e dai lavoratori, dobbiamo in tutti costi far ritornare la sanità pubblica come un tempo, e quel tipo di Sanità primeggiava nel mondo, la cura non si paga.

VICE SEGRETARIO USI SANITA’ TOSCANA
BORGOGNI COSTANTINO