Fp Cgil: “L’Italia brucia: sconcerto ed indignazione”

Si naviga a vista, non si attuano programmi di previsione, non si dispongono le risorse per far funzionare i soccorsi

FIRENZE. In questi giorni assistiamo impotenti all’ennesima estate che si porta via territorio, patrimonio boschivo, vegetazione, beni immensi, anche da un punto di vista culturale; non è stata certo una sorpresa, un fulmine a ciel sereno.
Era tutto già scritto. E’ ovvio constatare che la siccità ed il degrado, a cui sottoponiamo il territorio del nostro Paese, avrebbe prodotto tali scempi; noi, che rappresentiamo gli operatori del settore, lo avevamo già detto e previsto in tempi non sospetti.
Non solo, la mancanza di investimenti nel settore e recenti scelte legislative, con riflessi anche sulla prevenzione e il contrasto agli incendi boschivi, hanno prodotto da un lato l’abbandono del Corpo dei VVF, lasciato senza mezzi, con risorse inadeguate, dall’altro hanno creato confusioni normative e comportamentali, con la soppressione del Corpo Forestale e la ripartizione delle relative competenze, parte assegnate ai Carabinieri e parte al CNVVF; a tutto ciò si aggiungono leggi Regionali che regolano il settore in modo non omogeneo: quindi un disastro annunciato, e nemmeno tanto velato.
Le temperature del periodo, territori non ripuliti ed incolti, aree abbandonate, comportamenti scellerati, atti dolosi, piromani scatenati, interessi vari hanno concorso a quello che giornalmente i nostri TG trasmettano con puntualità e dovizia di particolari.
Non ci sembra che venga dato il giusto risalto alle difficoltà operative che giornalmente i pompieri italiani devono superare su tutto il territorio; e non vorremmo dover aspettare che qualcuno si faccia male, o peggio ancora, che si debbano registrare lutti ed ulteriori disastri per quello che ci risulta essere anche effetto di una non adeguata programmazione dei soccorsi, una mancata pianificazione delle risorse necessarie, per affrontare sul serio le emergenze, a partire dall’acquisto di automezzi e materiali specifici, oggi assolutamente inadeguati.
La cittadinanza ci riconosce quale unico ente preposto allo spegnimento, componendo il famoso 115, aspettandosi quelle risposte che con tutto il cuore i nostri operatori mettono in campo; risposte che invece spesso appaiono di circostanza/burocratiche quando si passa dall’impegno personale, presente in tutti gli operatori che concretamente lavorano sull’evento, ai comunicati ufficiali dei diversi soggetti istituzionali coinvolti nella gestione della singola emergenza.
Siamo veramente in una fase delicata dove all’antipolitica si deve rispondere con la buona politica intervendendo, per quanto riguarda il nostro settore, sugli organici, assolutamente carenti, sugli investimento in mezzi, obsoleti e numericamente insufficienti, in pratica lavorare per lo sviluppo del CNVVF per contribuire a migliorare il futuro dei soccorsi, per un adeguato supporto al cittadino, per la sicurezza del territorio, per una adeguata professionalità degli operatori e, non certo per ultimo, per la tutela e l’incolumità fisica degli stessi. La prova che non si sta operando in questa direzione? Dei 23 milioni assegnati a livello nazionale in un primo momento alle nuove assunzioni ne sono rimasti 16, stornando la differenza a favore di quel corpo dove l’ingresso di migliaia di forestali sembra non siano bastati…..e comunque anche gli originari 23 milioni sarebbero stati veramente una goccia rispetto alle effettive necessità.
Ormai si naviga a vista, non si attuano programmi di previsione preventivi, non si dispongono le risorse necessarie per far funzionare la macchina dei soccorsi, ma si tampona frammentando le competenze fra vari Enti, Associazioni, Figure varie, in cui i Prefetti dispongono a piacere a seconda del momento, del tempo e del luogo.
In tempi “di pace” dovremmo serenamente ripensare alla macchina dei soccorsi per questi scenari tipici del periodo estivo, dimenticando l’appartenenza a questa o quella realtà, sorvolando alle logiche di campanile, ma riportando al centro della mission il cittadino, il territorio, il Paese, la sicurezza degli operatori, le competenze specifiche, i mezzi per espletarle.
Tutte cose che diciamo da sempre e riproponiamo, inascoltati, ad ogni emergenza, tragedia, disastro; chi ha il potere di cambiare le cose venga sul campo a vedere e toccare con mano cosa fanno i nostri operativi e le nostre partenze; non si affidi il Ministro a voci terze, ma si rechi sui luoghi e sugli scenari dei nostri soccorsi per capire l’abnegazione, il rischio, il senso spesso di impotenza a cui assistiamo, lo stress che vivono i nostri uomini sempre più anziani, vetusti, inascoltati.
Anche da queste esperienze dovrebbero nascere quelle leggi, quei progetti di revisione delle competenze e delle specificità dei vari Enti deputati ai soccorsi, superando le assurde divisioni, gli antipatici conflitti di interesse, le ataviche logiche campanilistiche che alla fine servono solo a ritardare i soccorsi nel complesso, mettendo a rischio la sicurezza e la salute del cittadino, oltre a quella degli stessi operatori deputati sul campo.
Auguriamoci di aver imparato qualcosa dall’ennesima esperienza negativa e non limitiamoci a continuare a tessere le lodi ed a battere la pacca sulle spalle; iniziamo una volta per tutte a programmare il futuro dei Vigili del Fuoco, interpretando le vere richieste e necessità della società civile; forniamo mezzi, uomini e facciamo chiarezza sul ruolo, sulle modalità di intervento, sulle specifiche e sulle attribuzioni del Corpo.
Facciamo una politica da Stato moderno, professionalizziamo gli operatori, ripartiamo in modo chiaro fra i vari Enti le attribuzioni dovute, a partire dal decentramento amministrativo; partiamo dai Comuni, dai Sindaci, dal territorio e riqualifichiamo le periferie, le aree abbandonate, salvaguardando nello specifico le zone protette, i beni culturali, i parchi, veri paradisi terrestri.
Infine diamo ai Vigili del Fuoco gli strumenti che meritano e che necessitano per poter espletare tutte le loro competenze. L’art.5 della costituzione dà il potere alle Regioni in materia di gestione del territorio e quindi di conseguenza anche l’antincendio boschivo. Alle Regioni diciamo che non sempre potremo fare i ‘Bancomat’, attraverso la chiamata 115, per sopperire alle convenzioni non stipulate o fatte al ribasso, e questo non per mancanza di volontà ma perchè siamo al limite. Dateci le risorse e gli uomini e noi li utilizzeremo come siamo sempre stati capaci di fare.
Lavoriamo tutti per salvaguardare il Nostro Paese, non a caso chiamato il “Belpaese” dal resto del mondo.
Massimo Marconcini (cell. 335 5203873)

Il coordinatore regionale CGIL VVF Toscana

SCHEDA
Uomini e mezzi
La carenza di personale in Toscana sui teorici (già ampiamente insufficienti) è del 20%, con punte del 30% a Firenze. La situazione dei mezzi è disperata. Gli elicotteri sono tutti fermi per problemi vari Fermi anche quelli del nucleo di Cecina. Gli Aps (l’autopompa serbatoio che trasporta la squadra) e le auto hanno in media 15 – 20 anni con più di 200mila km effettuati. In base ad una convenzione con la regione nel periodo estivo, com’è noto, i VVF intervengono per supporto agli incendi boschivi (di norma di competenza istituzionale solo in caso di pericolo per le persone), togliendo con ciò mezzi e personali al soccorso del cittadino, alla normale attività.
Fino a 4-5 anni fa per l’attività in convenzione veniva aggiunta una squadra dedicata, ora non è possibile, da qui il rischio, in caso di incendi, di dover lasciare intere città non adeguatamente servite.
Gli impegni di questi giorni e queste ore
Nell’incendio di Castiglione della Pescaia di due settimane fa sono state impegnate 6 squadre operative provenienti da comandi limitrofi, diminuendo la sicurezza del territorio Regionale. Gli incendi sono aumentati del 50% in Toscana, in più ci sono interventi da fare anche in altre regioni. Per gli incendi nel sud Italia sono partite 3 squadre con mezzi, squadre che per esigenze di servizio nella loro sedi operativa rientreranno senza mezzi che devono restare per coprire le carenze in quelle sedi.