Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Prendersi cura nel fine vita: operatori e pazienti a confronto

Cure palliative: se ne parlerà in un seminario all’ospedale di Poggibonsi il 12 novembre

POGGIBONSI. “Prendersi cura: operatori e pazienti a confronto per la tutela delle scelte nel fine vita” è il titolo del seminario che si terrà il prossimo 12 novembre (ore 8.30-13) nell’Auditorium dell’ospedale di Campostaggia dell’Ausl Toscana sud est. L’evento si colloca all’interno di un percorso formativo promosso dall’Ausl Toscana sud est (da aprile a novembre 2019) rivolto prevalentemente a medici, infermieri e psicologi.

Il seminario del 12 novembre si svolge, inoltre, all’indomani della ricorrenza di San Martino (che cade l’11 novembre), il cui mantello (il pallio appunto) è il simbolo tangibile della cura globale e della presa in carico della sofferenza, proprio come le cure palliative curano e si prendono cura non solo della malattia, ma anche della persona malata e dei suoi familiari. Prendersi cura è un atto d’amore straordinario, che implica un coinvolgimento emotivo profondo che occorre imparare a gestire e che tocca tutti da vicino: operatori, che stanno accanto al paziente e alla famiglia, e gli stessi familiari, chiamati ad accompagnare la persona cara durante le sue ultime fasi di vita.

Il 12 novembre, dunque,  nell’ospedale di Poggibonsi dopo i saluti del direttore sanitario dell’Ausl Toscana sud est Simona Dei e l’apertura dei lavori affidata al dottor Adriano Turchi, infermiere della Sud Est, si parlerà di “Morte: la grande finzione” (dottor Robert Doetsch), “Un pensiero d’amore alla volta” (Fabio Polidoro), “L’Aldilà ed esperienze di premorte” (professor Guidalberto Bormolini, tanatologo – Associazione Tutto e Vita), “Master fine vita: l’esperienza formativa” (dottoressa Anna Paola Pecci, medico palliativista dell’Ausl Toscana sud est), “Master fine vita: narrazione di un cammino” (dottoressa Stefania Polvani, sociologa dell’Ausl Toscana sud est), “L’assistenza spirituale in Hospice secondo Dare Protezione” (dottoressa Pina Caravello dell’Associazione Dare Protezione di Livorno), “Compassion fatigue: Valutazione delle possibili correlazioni tra definiti tratti di personalità e la presenza di un disturbo vicario” (professoressa Natascia Bobbo dell’Università di Padova).

La moderazione e le conclusioni del seminario sono affidate alla dottoressa Anna Canaccini, direttore del dipartimento del Territorio dell’Ausl Toscana sud est, che fa parte del comitato scientifico insieme ai dottori Anna Paola Pecci e Adriano Turchi. Il seminario è aperto anche alla cittadinanza

Alcuni dati

SIENA

A Siena e nei Comuni limitrofi un progetto sperimentale, chiamato “Mai soli”, favorisce l’assistenza domiciliare per i pazienti sottoposti a cure palliative, rafforzando la presa in carico della persona malata nel fine vita garantendo la continuità dell’assistenza nella propria abitazione nell’ambito delle cure palliative domiciliari.

Un progetto, questo, che consente di evitare il ricorso a interventi sanitari di emergenza urgenza inappropriati, accessi al Pronto Soccorso ed eventuali ricoveri in ospedale. Il domicilio diviene, quindi, il luogo di cura privilegiato per mantenere le proprie abitudini, i ritmi di vita, le relazioni e il contatto con le persone care.

Inoltre, allevia l’angoscia dei familiari in caso di improvviso aggravamento ed evita al malato ulteriori sofferenze. Per i familiari, e per coloro che si prendono cura del malato, significa ricevere la continuità dell’assistenza nei momenti di maggiore solitudine anche nelle ore notturne e nei giorni festivi.

Il progetto è reso possibile grazie alla collaborazione tra Ausl Toscana sud est e il terzo settore, rappresentato dalla Quavio, un’associazione onlus  che ha recepito  la volontà dei gruppi dei donatori di sangue delle Contrade di Siena di voler intervenire sulla tematica dell’assistenza domiciliare con un contributo economico. Il progetto viene attivato dal medico palliativista e dall’infermiere tutor in accordo con la famiglia coinvolta, nell’ultima parte del percorso. Da quel momento, l’infermiere tutor assicura la risposta ai bisogni assistenziali infermieristici  h 24.

Da dicembre 2018 (data di attivazione del progetto)  a giugno 2019 l’équipe di Cure Palliative ha seguito 175 persone, a cui sono stati assicurati 3.058 interventi infermieristici domiciliari finalizzati al controllo dei sintomi e della qualità della vita e garantendo continuità al bisogno assistenziale.

I dati, relativi ai flussi di assistenza domiciliare, evidenziano una sostanziale riduzione dei decessi avvenuti in ospedale dei pazienti presi in cura. Dal 17% del 2017 si passa al 7%  del 2019, con  tendenza ad ulteriore diminuzione.