Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Bassnet: si va verso la chiusura

Per i lavoratori aleggia lo spettro del licenziamento collettivo

SIENA.Dai lavoratori Basnet srl riceviamo e pubblichiamo.

“Bassnet srl verso la chiusura.  L’epilogo più amaro, che nessuno mai avrebbe ipotizzato. Dopo quasi due anni di liquidazione (aperta ufficialmente il 1 febbraio 2018), la vicenda della Bassnet srl di Roma sembra giunta al capolinea. Dopo svariati incontri svoltisi con il liquidatore Gianni Sismondi ed i legali della società, tre confronti al Mise che non hanno sortito risultato alcuno, il 16 settembre le rsa aziendali hanno ricevuto la comunicazione relativa all’art 20 ccnl credito vale a dire l’ufficializzazione  delle tensioni occupazionali, il primo passo verso l’apertura dell’ex 223/91 che prevede il licenziamento collettivo di tutti i dipendenti.

Ad un certo punto della trattativa è sembrata  prendere corpo l’opzione Numero Blu, società di contact center romana, l’unica ad aver manifestato un certo interesse dopo l’opportuna due diligence.  Ma misteriosamente, nonostante il 13 giugno al Mise i rappresentanti della suddetta azienda si siano riservati di dare una risposta ai lavoratori in tempi brevi, tutto non ha avuto più seguito senza alcuna giustificazione plausibile. Con l’assordante silenzio del Mise stesso. Uno stop inopinato che ha gettato nello sconforto più di 70 lavoratori.

Ricordiamo  che la società  Bassnetconsta di due rami operativi: credito e metalmeccanico. Ma non è tutto. Dopo il danno l’ulteriore beffa: le rsa sindacali, in piena osservanza del ccnl, hanno ripetutamente sollecitato al tavolo Nexi, in quanto capogruppo, poiché detentrice del pacchetto di maggioranza relativa pari al 49,68, al fine di trovare una soluzione adeguata per la ricollocazione di tutto il personale. Ma il colosso della monetica, malgrado la quotazione in borsa effettuata lo scorso aprile le abbia consentito di realizzare 1 miliardo di guadagno in aggiunta agli 891 milioni di ricavi del 2018, ha sempre declinato ogni responsabilità dicendo di non essere minimamente coinvolta nell’affaire. Una posizione incomprensibile considerata la continua espansione del settore, destinato peraltro a crescere vigorosamente in vista dei provvedimenti legislativi a favore dei pagamenti digitali che stanno per essere emanati.

Per giunta Nexi, quando si è trattato di sistemare gli operatori Bassilichi che lavoravano in un regime di conclamata promiscuità con i colleghi Bassnet, svolgendo cioè il medesimo lavoro, scambiandosi turni, impartendo  precise direttive e – come se non bastasse – ricevendo una retribuzione superiore, non ha indugiato convogliandoli in una newco denominata PayCare poi rilevata da Comdata con la garanzia contrattuale di 36 mesi. Una contraddizione in termini che nessun esperto di finanza creativa o politica industriale potrà mai rendere accettabile.

Bassnet, pur costando di meno, come mai è ridotta sul lastrico rispetto all’ex capogruppo Bassilichi ora incorporata in Nexi Payments? Domanda retorica: e perché a pagare dovrebbero essere i lavoratori?