Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Allontanato il rischio occupazionale alla Imer

Cgil: "Accordo sofferto, trattativa difficilissima"

SIENA. Chiunque si trovi a transitare sul raccordo Siena-Bettolle non potrà fare a meno di notare all’altezza dell’uscita per Serre di Rapolano lo stabilimento della IMER, non fosse altro per ciò che rimane di quella che in origine era stata una tinteggiatura verde brillante – oggi scolorita dal trascorrere del tempo – con la quale vengono tutt’ora identificati i macchinari lì prodotti.

Di pari passo all’incerta tinta cromatica dello stabilimento, anche i lavoratori hanno registrato momenti dove il loro futuro ha assunto tonalità sbiadite, tant’è che per far fronte alla crisi indotta dal crollo dell’edilizia in generale – mercato di riferimento della IMER – si è dovuto far ricorso per due anni consecutivi ad un contratto di solidarietà.

Si può ben capire pertanto lo stato d’animo che ha accompagnato la recente trattativa fra Direzione Aziendale e FIOM CGIL rispetto alle intenzioni dichiarate dall’Azienda di voler attuare un graduale trasferimento delle attività attualmente svolte nell’altro stabilimento, quello di Certaldo, per concentrare la produzione in un unico sito, appunto quello di Rapolano.

Trattativa difficilissima e carica di tensioni viste le ripercussioni che l’iniziale progetto aziendale poteva avere sui lavoratori, ma che alla fine ha prodotto un accordo basato due elementi essenziali: ulteriori 12 mesi di Contratto di Solidarietà per gli oltre 160 dipendenti occupati; il trasferimento graduale da Certaldo a Rapolano di una parte della produzione e di quei lavoratori che volontariamente accetteranno questa soluzione, con l’impegno da parte aziendale di ricercare soluzioni alternative quali il ricollocamento in altre aziende del Gruppo o opportunità di nuovi business che giustifichino la prosecuzione dell’attività dello stabilimento di Certaldo.

Un accordo, pur sofferto, che va comunque valorizzato per aver mantenuto durante le diverse fasi di trattativa l’obiettivo comune della salvaguardia occupazionale, e che, diversamente da altre situazioni similari, ha consentito di non relegare la parola solidarietà a vocabolo privo di significato, ma al contrario di costruire una valida alternativa a soluzioni sbrigative come in taluni casi, irresponsabilmente, alcune aziende hanno voluto adottare.

Marco Goracci, segretario generale FIOM CGIL Siena