Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Mia nonna diceva sempre…

"Guardategli la faccia"

di Silvana Biasutti
SIENA. Sommessamente, come si usa dire in questi casi, suggerisco a chi ha la ventura di leggermi, un esercizio che mi viene da lontano, dai tempi della mia adolescenza. Qualcuno in famiglia (non ricordo chi) mi ha consigliato, allora, di guardare con attenzione la faccia di coloro che venivano indicati come protagonisti di scandali. Non c’era la tv allora e i quotidiani non avevano la forza dirompente che hanno oggi i media – nel loro insieme -, le immagini non erano molte. Ma in questi giorni pre-elettorali, se vi mettete a “guardare i quotidiani” e a osservare le facce di chi vi appare fotografato, a mio parere non avreste nemmeno bisogno di leggere le varie cronache – per noi normali, persone medie in tutto o quasi – squallidamente offensive.

Non è necessario leggere gli articoli che dicono dei candidati corrotti che minacciano, dei sospetti mafiosi, degli onorevoli che disonorano l’aggettivo solo con il loro esistere, dei ministri play boy a tempo pieno che detengono parti importanti del nostro destino, di chi occupa con spocchia istituzioni altissime tradendo il mandato.

Non è necessario leggere ciò che è stato scritto: al protagonista dello scandalo di turno, del fallimento o dell’ammanco, delle minacce pubbliche o delle dimissioni tardive, del reato a sua insaputa, basta guardargli la faccia, dimenticando Rolex regolamentare, camicie irreprensibili, cravatte più o meno di Marinella, Tasmanian (in estate) o shetland (più ‘in’ dell’ormai inflazionato cashmere), eventuali loden (inflazionandi) e qualche jeans, mogli in tailleur irreprensibili o poltrone che paiono troni per incoronarsi, persino mazzette di giornali e qualche libro (ma, si sa, i libri pesano troppo).

Ecco, dimenticate tutto ciò che “dovrebbe fare il monaco” e guardategli solo la faccia, che è il luogo dove la vita vissuta, le scelte, il cibo, le donne / gli uomini avuti, i desideri e le paure, le voglie, i soldi, gli obiettivi, i gioghi, le notti, spesso la cocaina e talvolta anche certi modelli da fumetto – tutto questo e tanto altro – scrivono chi si è davvero. Qualcosa che resta a tutti in fondo agli occhi, nelle pieghe intorno alla bocca, nelle rughe e nel modo di atteggiare l’espressione.

Provate a guardare in fondo agli occhi del sospettato, dell’inquisito, dell’avvisato, del dimissionato forzato, dell’a sua insaputa, e provate a immaginare i suoi pensieri; è un esercizio utile per prevedere il futuro. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *